Quella fame insistente...

Il desiderio di mangiare non sempre nasce da un effettivo bisogno fisiologico, molte volte è conseguenza di un bisogno della mente. In alcuni casi i disagi esistenziali ci portano a concentrare le nostre attenzioni sul cibo che viene così utilizzato come anestetico, consolatore, via di fuga, mettendo spesso a rischio la nostra salute e il benessere del corpo. 

Quella fame insistente...

Secondo i dati forniti dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il numero di persone obese nel mondo è triplicato dal 1975, e nel 2016 oltre 1,9 miliardi di adulti erano in sovrappeso; di questi oltre 650 milioni erano obesi. Sappiamo che le cause del sovrappeso sono molteplici, da considerare attentamente per il benessere e la salute. Noi in questo articolo affronteremo principalmente le abitudini mentali che ci portano al sovrappeso e alla necessità che il corpo sente di riempirsi di cibo quando la vita diventa noiosa, vuota, difficile, stressata.

Ci sono vari motivi che ci spingono a vedere il cibo come unica àncora: l’ansia, la rabbia, la tristezza, la paura, l’insicurezza, la solitudine, lo stress, le insoddisfazioni professionali, la pigrizia, non provare più piacere per se stessi e per il proprio aspetto fisico, non sentirsi accettati, guardati, desiderati, la mancanza di stimoli, di passioni; queste situazioni creano dentro un lento adagiarsi sul “letto del piatto” e questo stato restituisce momentaneamente l’illusione di un benessere.

Nel tempo attuale la frase “devo mettermi a dieta” è all’ordine del giorno.
Sicuramente vi è la necessità di rimettere il corpo in equilibrio anche con una corretta educazione alimentare, ma non basta una nutrizione consapevole, un impegno nei confronti di una lista di cibi da seguire alla lettera; è fondamentale desiderare profondamente un cambiamento. Esso parte dai nostri pensieri e dalla nostra anima quando ci si rende conto di aver toccato il limite.

La mente per rinnovarsi ha bisogno di essere abitata da nuove immagini e progetti che non partano necessariamente dal fare, dall’esterno, ma dalla motivazione interiore a volersi bene, a prescindere dagli altri; allora sarà un nuovo inizio. 

Miriam, giovane paziente, racconta: «Io non ho grandi progetti, non ho passioni, forse l’unica che mantengo è la lettura, sono molto timida e fatico a stare con la gente, non mi sento desiderata da un uomo; per un breve periodo sono stata magra e mi sono sentita accettata da tutti (così mi sembrava), ma dentro di me tutti i giorni premevano la fame di affetto, il senso di vuoto affettivo profondo e questa sensazione mi ha portato a desiderare di mangiare sempre durante la giornata, in modo veloce, aggressivo, senza masticare bene, fino a spaventare persino la mia bilancia. Litigavo in famiglia e mangiavo, mi annoiavo e mangiavo, avevo smesso di fare sport perché non trovavo dentro di me l’energia per continuare, insomma un vicolo chiuso di pesantezza interiore e fisica, fino a quando ho deciso di andare in psicoterapia e di lavorare sui miei pesi interiori. Non è stato facile affrontare i passaggi che mi hanno portato a concentrare tutto il mio tempo sul cibo, ma sono stati fondamentali. Quando ho compreso e accettato la necessità di farmi guidare, una porta si è aperta e a oggi mi sento più serena, sollevata: anche i miei chili se ne stanno andando pian piano. Nel percorso di accettazione abbiamo utilizzato immagini mentali, tecniche di rilassamento, che dessero alla mia vita un nuovo “gusto”. Ho iniziato a ritrovare il “sapore”, il coraggio di credere nell’autonomia, di vedere il vuoto non come fonte di angoscia, ma come spazio da riempire con la fantasia, la conoscenza, le passioni, l’ascolto dei bisogni profondi. Mi resi conto che incominciavo a sentire molto meno la dipendenza dalle cose buone che trovavo sempre nella dispensa della mia casa e che mi avevano fatto sentire bene».

Il percorso di consapevolezza di Miriam ha necessitato dell’integrazione di più fattori: educazione alimentare consapevole, movimento fisico armonioso, ascolto interiore, ma soprattutto la motivazione e il desiderio di ritrovare senso e valore in se stessa. “Se nutri la mente anche il corpo è felice”.
Dall’esperienza portata da Miriam si evince che se ci “nutriamo” di nuovi stimoli interiori, creativi e sentiamo meno estraneo il nostro “compagno di viaggio” (noi stessi), anche i comportamenti alimentari non corretti troveranno la loro giusta collocazione. Questo è un cammino che richiede tempo, impegno, pazienza, gioia, tenacia, umiltà e solidarietà. Insieme, verso un nuovo orizzonte di benessere.

Alessandra Castelliti,
psicologa e psicoterapeuta

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