“Liberi di scegliere” su Rai Uno, parabola di impegno civile che ricorda don Puglisi

È la storia dei giudici del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria – in particolare del presidente Roberto Di Bella – che dal 2012 cercano di recuperare i figli della ‘ndrangheta, sottraendoli alle loro famiglie ancora minorenni per squadernare loro un orizzonte di possibilità e riscatto

“Liberi di scegliere” su Rai Uno, parabola di impegno civile che ricorda don Puglisi

Richiama alla mente l’impegno di legalità, cultura e misericordia di don Pino Puglisi il film tv “Liberi di scegliere” firmato da Giacomo Campiotti, in onda su Rai Uno in prima serata martedì 22 gennaio. È la storia dei giudici del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria – in particolare del presidente Roberto Di Bella – che dal 2012 cercano di recuperare i figli della ‘ndrangheta, sottraendoli alle loro famiglie ancora minorenni per squadernare loro un orizzonte di possibilità e riscatto. Per renderli appunto “Liberi di scegliere”. Un racconto asciutto ed emozionante, parabola di impegno civile.

La storia. Prodotto da Rai Fiction e dalla Bibi Film di Angelo Barbagallo, “Liberi di scegliere” racconta la vicenda del giudice Marco Lo Bianco (Alessandro Preziosi), presidente del Tribunale dei minori a Reggio Calabria, che prende le mosse dal vero giudice Roberto Di Bella. Di fronte all’ennesimo arresto di un minorenne, Domenico (Carmine Buschini), appartenente a una delle famiglia della malavita calabrese, Lo Bianco opta per una soluzione “estrema”, sempre nel solco del diritto: togliere l’affidamento del ragazzo ai genitori, per metterlo in una casa-famiglia a Messina fino alla maggiore età, accompagnato passo passo dalla granitica assistente sociale Maria (Federica De Cola) e dallo psicologo idealista Enrico (Corrado Fortuna). Lontano dalle influenze familiari Domenico, dapprima spaventato dall’idea di disonorare l’onore del padre latitante (Francesco Colella), inizia a porsi domande, a fare esperienza di una comunità autentica, regolata sul dialogo e non dalla pistola. Riuscirà a cambiare?

Il dovere di rendere i giovani “Liberi di scegliere”. “In Calabria, per molti ragazzi e per molte donne il tribunale per i minorenni non è più un’istituzione nemica, ma l’ultima spiaggia nel mare dell’illegalità, che è fonte di morte, carcerazione e, comunque, di sofferenza”. Così racconta il giudice Roberto Di Bella, presentando il film “Liberi di sognare”. Di Bella sottolinea come “la ‘ndrangheta provoca sofferenza non soltanto all’esterno, ma soprattutto all’interno delle stesse ‘famiglie’. Per questi motivi il tribunale per i minorenni di Reggio Calabria dall’anno 2012 sta adottando, in stretto coordinamento con la Procura della Repubblica per i Minorenni, con la locale Procura Antimafia e con il supporto dell’associazione Libera, provvedimenti civili di decadenza o limitazione della responsabilità genitoriale”. Tali misure, aggiunge ancora Di Bella, hanno l’obiettivo di “fornire agli sfortunati ragazzi delle ‘ndrine adeguate tutele per una regolare crescita psico-fisica e, nel contempo, la possibilità di sperimentare orizzonti sociali, culturali e psicologici alternativi al contesto di provenienza. Dimostrare che il futuro non è già scritto e che si può essere protagonisti della propria vita… rendere tali giovani ‘liberi di scegliere’”.

Il punto Sir-Cnvf. “Liberi di scegliere” è un film tv che ben si inserisce nel nutrito ciclo di storie di legalità della Rai. Il regista Giacomo Campiotti porta nel racconto la sua esperienza attenta e solida, dal tocco educational; tra i suoi film-fiction si ricordano “Preferisco il Paradiso” su san Filippo Neri, “Maria di Nazaret”, “Braccialetti Rossi” e “Non è mai troppo tardi” dedicato al maestro Manzi.
La storia è una bella istantanea di uno Stato che funziona, presidio sociale e culturale in territori spesso preda di facile corruzione malavitosa.

Il racconto procede in maniera equilibrata, tendendosi lontano da prevedibili stereotipi, come lo scontro buoni-cattivi, i profili caratteriali tarati sull’opposizione bianco-nero:

i “buoni” infatti non sono mostrati come eroi, facilmente coraggiosi e audaci, così come la famiglia malavitosa appare con luci e ombre, sì con sfoghi di spavalderia ma anche con crolli di fragilità (l’uso costante di psicofarmaci, per anestetizzare dolore ed emozioni). La figura della madre Enza (la capace Nicole Grimaudo), ad esempio, rende bene l’idea di un personaggio sfaccettato, grigio, bloccato in un ruolo scomodo, soffocante, incapace di rompere gli argini della costrizione familiare persino per salvare i propri figli. L’unica cosa che le è concessa è cucina, gesto con cui trasmette amore.
Sempre molto bravo e misurato è Alessandro Preziosi, che sagoma un giudice Lo Bianco riflessivo e umile, capace di osare per il bene del prossimo mantenendosi sempre sul sentiero della legge. Carmine Buschini, poi, dimostra una chiara crescita artistica, smessi i panni dell’indimenticato Leo di “Braccialetti Rossi”, offrendo sfumature credibili al personaggio di Domenico, soprattutto nelle espressioni.

Nel complesso la narrazione funziona molto bene, pur inciampando a volte in qualche tracciato prevedibile o didascalico; è gestita in maniera realistica, lasciando esplodere anche bei momenti di pathos quando i personaggi entrano in crisi dinanzi alla scelta tra bene e male, tra il terreno dell’illegalità e il sentiero che conduce alla libertà, alla vita alla luce del sole.

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Fonte: Sir
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