Buone notizie per il futuro economico dell’Europa

La disoccupazione continua a calare e delinea uno scenario che consente di guardare davvero alla mobilità dei lavoratori non come a una “fuga di cervelli” ma come alla realizzazione di un grande mercato unico. La crescita robusta favorisce un’ulteriore riduzione dei livelli di disavanzo e di debito pubblico, anche se i dati mostrano un’Europa a più velocità. Le “Previsioni economiche di primavera” dell’Ue fanno insomma sperare in un futuro più sereno.

Buone notizie per il futuro economico dell’Europa

Le “Previsioni economiche di primavera” sono finalmente positive.
Rese note dalla Commissione Ue la settimana scorsa, dicono che non si può abbassare la guardia, ma sarebbe saggio sfruttare la fase espansiva e dar corso a riforme strutturali per mettere al sicuro mercati, imprese e posti di lavoro.
«Grazie agli sforzi compiuti, la crisi è finalmente alle spalle - afferma il commissario Pierre Moscovici che gestisce il portafoglio degli affari economici, commentando il documento previsionale - Abbiamo tassi di crescita e di occupazione pre-crisi e tutti gli Stati della zona euro sono sotto il 3% per quanto riguarda il deficit, quindi è necessario puntare su politiche e riforme per rafforzare la crescita». 

Il documento mostra che i tassi di crescita dei 28 Paesi Ue e dei 19 della zona euro superano le aspettative e nel 2018 cresceranno al ritmo del 2,3%.
Analizzando la situazione di ciascun Paese, Moscovici afferma: «La Germania (+2,3% quest’anno, 2,1 nel 2019) procede nella media Ue, con il sostegno della domanda interna. Bene anche la Francia (2,0%), con un export in espansione; l’Italia cresce, ma solo all’1,5% (1,2 nel 2019), fanalino di coda nell’Unione assieme al Regno Unito, che comincia a pagare il conto del Brexit. Bene la Spagna, nonostante una lieve decelerazione. E poi ci sono Pil da record: l’Irlanda cresce al 5,7%, la Slovenia al 4,7, la Romania al 4,5, seguita dalla Polonia con un Pil che segna un più 4,3%».

La disoccupazione continua a calare e si attesta attualmente attorno ai livelli precedenti alla crisi, ma ci sono diversi Paesi in cui il mercato del lavoro punisce giovani e donne, come accade in alcuni Paesi mediterranei.
La crescita, definita “robusta”, favorisce un’ulteriore riduzione dei livelli di disavanzo e di debito pubblico, ma anche in questo caso i distinguo sono necessari e mostrano un’Europa a più velocità: mentre a livello Ue la percentuale di debito pubblico sul Pil è attorno all’80%, in Grecia è al 177%, in Italia al 130, in Portogallo al 122, a Cipro al 105, in Belgio al 101, in Spagna al 97, in Francia al 96.

Valdis Dombrovskis, vicepresidente e responsabile per l’euro e il dialogo sociale, commenta con prudenza: «L’espansione economica in Europa dovrebbe proseguire a ritmo sostenuto quest’anno e l’anno prossimo, favorendo la creazione di posti di lavoro. Occorre sfruttare l’attuale congiuntura favorevole per rendere le nostre economie più resilienti. Ciò significa creare riserve di bilancio, riformare le nostre economie per stimolare la produttività e gli investimenti e far sì che il modello di crescita diventi più inclusivo. Inoltre è necessario rafforzare le basi dell’Unione economica e monetaria».

La disoccupazione ha raggiunto i livelli precedenti la recessione del 2008 e,  secondo il documento previsionale, nella Ue dovrebbe diminuire ancora passando dal 7,6% nel 2017 al 7,1% nel 2018 e al 6,7% nel 2019, mentre  nella zona euro dovrebbe scendere dal 9,1% nel 2017 all’8,4% nel 2018 e al 7,9% nel 2019. Uno scenario che induce a considerare la mobilità dei lavoratori non come un’emigrazione o una “fuga di cervelli”, ma come un fenomeno fisiologico in un grande mercato unico.

I rischi da evitare

Non tutto è roseo però e i rischi evidenziati dagli economisti riguardano la volatilità dei mercati finanziari che appare un fenomeno strutturale e il comportamento dell’economia statunitense che potrebbe portare ad un aumento dei tassi di interesse, ma quello che preoccupa maggiormente è l’ aumento del protezionismo commerciale che «presenta un rischio chiaramente negativo per le prospettive economiche mondiali».

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Fonte: Sir