Piove di Sacco in festa per la Madonna del voto

Dopo 380 anni, venerdì 6 maggio l’immagine della Vergine con il bambino viene, ancora una volta, portata in processione per le vie di Piove di Sacco fino al santuario delle Grazie dove le autorità civili consegneranno al parroco, come da tradizione, un cero votivo. 

Piove di Sacco in festa per la Madonna del voto

Venerdì 6 maggio la città di Piove di Sacco celebra l’antica festa del Voto, ricorrenza istituita nel 1631 dalle autorità civili per invocare la fine di un’epidemia di peste. Tre secoli dopo, l’attaccamento a questa tradizione è ancora molto forte sia da parte degli abitanti di Piove di Sacco sia da parte di quelli dei paesi vicini. A rendere particolare la festa è il suo doppio valore civile e religioso, rivissuto attraverso le numerose celebrazioni a cui i fedeli possono partecipare nell’arco della giornata.

Il cuore della festa è però la processione del tardo pomeriggio: le autorità civili dei comuni della Saccisica si daranno, infatti, appuntamento alle 18 davanti al municipio per poi raccogliere alle 18.30 i fedeli riuniti nel Duomo e da lì raggiungere insieme il santuario di Santa Maria delle Grazie, dove si celebrerà la messa solenne alle 19. Le vie principali del paese saranno decorate con drappi e lumini come se si trattasse della solennità del Corpus Domini, segno dell’importanza attribuita alla ricorrenza. Non soltanto le finestre e i davanzali, ma anche il lungo viale che porta al santuario si vestirà a festa: le edicole dei misteri del rosario saranno abbellite dai fiori offerti dai paesi limitrofi, come simbolo della devozione che li accomuna. Una volta raggiunto il santuario e deposta l’immagine della Vergine con il bambino che ne è l’origine, le autorità civili consegneranno al parroco un grande cero votivo a ricordo della gratitudine per la cessata epidemia.

Nel 1631 infatti, l’allora podestà, di fronte alla gravità di una pestilenza che aveva dimezzato gli abitanti della provincia di Padova, fece un voto: se la peste fosse cessata, il paese avrebbe dedicato una solennità a Maria, portandone in processione l’immagine e donando ceri votivi al santuario. Un gesto di gratitudine e devozione che si ripete da oltre 380 anni, ma che oggi assume un significato nuovo. «La peste, all’epoca, era un dramma sia fisico che morale perché privava le persone della speranza – spiega don Giorgio De Checchi, parroco moderatore dell’up di Piove – Oggi quel male è ancora presente, nascosto sotto nomi diversi: disoccupazione, sfiducia nelle istituzioni, chiusura delle frontiere». In particolare sono due gli interrogativi con cui le istituzioni e i cittadini sono chiamati a confrontarsi: la partecipazione democrati-ca e l’accoglienza degli immigrati. «La convinzione, ormai sempre più diffusa, di non contare molto nella decisione politica – afferma don Giorgio – è un morbo che rischia di danneggiare gravemente il tessuto sociale. È necessa- rio intervenire, favorendo il coinvolgimento nella vita pubblica, altrimenti non riusciremo ad affrontare i problemi che si presentano».

La seconda sfida è racchiusa nell’invito del papa ad accogliere la richiesta di aiuto proveniente da altri popoli. Secondo don Giorgio De Checchi la soluzione non può essere un rifiuto, un muro innalzato contro chi scappa dalla miseria o dalla guerra. «Questo – afferma il parroco – non significa che la soluzione sia facile o scontata, anzi. Però oggi più che mai è necessario cercarla insieme, attraverso uno sforzo comune e un dialogo rispettoso. La sconfitta della peste grazie alla mobilitazione di un’intera comunità è un monito che ci insegna a costruire il nostro futuro».

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