Una nuova primavera per la Madonna Incoronata

La parrocchia cittadina della Madonna Incoronata è punto di riferimento per sempre più giovani e famiglie. A favorire questo uno stile di accoglienza “a prescindere” e la nuova impostazione dell’iniziazione cristiana che coinvolge molti genitori con maggiore convinzione. E intanto da venerdì 28 agosto fino al 6 settembre, la comunità fa festa.

Una nuova primavera per la Madonna Incoronata

La fatica ripaga. Ci mette un po’ magari a mostrare i propri frutti; a volte anni, ma alla fine l’impegno non delude.

La comunità della Madonna Incoronata lo sa bene, da quando, qualche anno fa, ha scelto la strada dell’accoglienza e dell’ascolto, quello privo di pregiudizi e paletti mentali per avvicinare giovani e ragazzi che spesso rimanevano ai bordi della comunità, se non addirittura completamente fuori spaventati da chissà quali pretese. E così oggi la parrocchia si ritrova a vivere una nuova primavera, fiorente di ragazzi e giovani, ma anche di molti genitori impegnati con assiduità nei cammini di iniziazione cristiana, nei gruppi formativi di riferimento, nei vari servizi di volontariato, dalla Caritas fino all’organizzazione dell’ormai quasi trentennale festa della comunità, che quest’anno prende avvio venerdì 28 agosto per concludersi domenica 6 settembre.

Tante giovani famiglie, dunque, rappresentano il volto di questa parrocchia vivace e dinamica, che si prende cura dell’educazione dei più piccoli e della fede di tutti con uno stile per nulla scontato. «La nuova iniziazione cristiana – spiega il parroco don Carlo Cavallin – sta dando i suoi primi, positivi risultati, perché i genitori che scelgono di partecipare ai cammini formativi in parallelo a quelli dei figli, poi si ritrovano sempre più spesso a messa la domenica e si rivelano disponibili ad aprirsi al servizio. Questo nuovo modo di affrontare la fede sta insegnando a vivere la comunità con maggior responsabilità e convinzione».

E un’altra esperienza di successo è il grest che a giugno, a ridosso della fine della scuola, offre un servizio prezioso alle famiglie non solo della parrocchia, tenendo insieme oltre 250 bambini e ragazzi guidati da quasi 50 animatori. «Da circa cinque anni abbiamo fatto la scelta di dare la possibilità di mettersi in gioco ai ragazzi dai 15 anni, senza distinzioni di appartenenza – continua don Carlo – Lavorando prima su noi adulti, vogliamo diventare una comunità accogliente affinché tutti si sentano a loro agio. Questo atteggiamento ci ha permesso di avvicinare decine di ragazzi che durante l’anno si vedono raramente, se non mai, in centro parrocchiale o in chiesa». Così piano piano, la parrocchia rinverdisce, perché le generazioni più giovani trainano pure le famiglie.

Ovviamente, per molti la fede, i cammini formativi vengono molto dopo... ma questo all’inizio non importa. Basta gettare il seme e lasciare che la bellezza della vita della comunità cristiana attecchisca dentro di loro. A scommettere su quest’impostazione sono soprattutto i tre educatori adulti dell’équipe animatori (Stefania Cavinato, Andrea Lovisetto e Michele Pavan) insieme a don Carlo. «Con i ragazzi – spiega Stefania Cavinato – che frequentano durante l’anno i gruppi e che magari sono già animatori Acr e giovanissimi c’incontriamo una volta al mese per un momento di verifica e ascolto, ma anche per parlare dei più piccoli, per imparare a seguirli sempre meglio, perché la formazione è la base di tutto. A marzo poi, la comunità “educante” si allarga, comprendendo anche i giovani animatori del grest e puntando su momenti formativi parrocchiali cadenzati e con la proposta obbligatoria del Grest up». E dopo il grest, per molti ragazzi diventa quasi naturale non essere più spaventati dall’impegno: «Anche se all’inizio vengono trascinati dagli amici – continua Andrea Lovisetto, in arte Rouge – poi scoprono da sé che la parrocchia è un luogo bello dove stare con gli altri di persona, piuttosto che attaccati al telefonino a chattare, alla tv o a bighellonare in rete chissà dove».

Il passo successivo è rapido: si riesce a coinvolgerli nel volontariato in sagra, a portarli ai campiscuola, come a luglio a Roma, dove in 25 dalla prima alla quinta superiore (insieme a 5 animatori e al parroco) hanno toccato con mano la carità della Sant’Egidio. «È stata una delle migliori esperienze degli ultimi anni – afferma Giulia Dovico, animatrice del camposcuola – Nonostante le differenze d’età, il gruppo si è rivelato più coeso perché iniziamo a intravedere i frutti dell’impegno di frequentare gli incontri durante l’anno». Dopo una settimana vissuta nella precarietà, dormendo la notte per terra in uno scantinato della parrocchia romana della Madonna de La Salette, i giovani si sono portati a casa un grande insegnamento: «Dalle storie di vita che abbiamo raccolto – continua Giulia Dovico – grazie alle testimonianze dei volontari della comunità di Sant’Egidio, la povertà oggi è soprattutto relazionale, più che economica. Questo ci ha colpiti molto, è un aspetto che i giovani non avevano preso in considerazione».

Anche il camposcuola delle elementari e delle medie diventa ogni anno un appuntamento sempre più atteso: a Vigo di Cadore, a luglio, erano in ottanta i ragazzi (30 bambini a partire dalla terza elementare e 50 delle medie) e in trenta tra animatori e cuochi in un clima sereno capace di far stare bene insieme grandi e piccoli.

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