L'Italia strizza l'occhiolino all'economia circolare

Con l’economia circolare le nostre società sono chiamate a superare il tradizionale processo produttivo lineare –estrazione, produzione, discarica- per adottare un modello economico e sociale dove i materiali e il loro relativo valore viene mantenuto il più a lungo possibile all’interno di un circuito virtuoso di produzione, utilizzo, recupero per garantire una maggiore efficienza nell’uso delle risorse e una riduzione del consumo di natura e dell’inquinamento. Un modello ineludibile per i futuro che fa la sua comparsa per la prima volta in Italia nel collegato ambientale 2015, che contempla anche incentivi al baratto e all'utilizzo della bici per gli spostamenti casa-lavoro.

Con l’approvazione della legge 221 del 2015 “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento eccessivo di risorse naturali” meglio conosciuta come collegato ambientale, il nostro paese inizia a dotarsi di un insieme di provvedimenti che vanno nella direzione di un’economia più verde e sostenibile.

Il testo normativo è composto da 79 articoli e 11 capi che toccano quasi tutti i principali ambiti afferenti alla tutela dell’ambiente: energia, rifiuti, mobilità, protezione della natura, difesa del suolo, accesso all’acqua, impatto ambientale e sanitario...

Si tratta, dunque, di un provvedimento alquanto corposo e in parte ancora disorganico all’interno del quale però, si riscontra lo sforzo di indirizzare i processi produttivi e organizzativi nella direzione di una progressiva introduzione di un modello di economia circolare.

Con l’economia circolare le nostre società sono chiamate a superare il tradizionale processo produttivo lineare –estrazione, produzione, discarica- per adottare un modello economico e sociale dove i materiali e il loro relativo valore viene mantenuto il più a lungo possibile all’interno di un circuito virtuoso di produzione, utilizzo, recupero per garantire una maggiore efficienza nell’uso delle risorse e una riduzione del consumo di natura e dell’inquinamento.

I punti salienti

Questa idea di circolarità permea buona parte del collegato ambientale, ma sono in particolare tre le parti che contengono il fulcro della proposta normativa verso un’economia circolare:

  1. il capo quarto che incentiva i Green public procurement, rendendo obbligatorio in tutto o in parte gli acquisti verdi (beni e servizi a basso impatto ambientale) da parte della pubblica amministrazione; introduce nei bandi di gara agevolazioni per le imprese in possesso di registrazioni e certificazioni ecocompatibili (Emas e Iso 14001); inserisce tra i criteri di valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa il possesso del marchio “Ecolabel” che certifica l’attuazione di procedimenti produttivi per ridurre il consumo di natura nella fase di progettazione, realizzazione, e smaltimento di un bene o servizio; 
  2. il capo quinto dedicato a promuovere e sostenere, con appositi incentivi, percorsi di natura economica per la produzione e l’acquisto di prodotti derivanti dai materiali post-consumo, dal recupero degli scarti e dal disassemblaggio dei prodotti complessi, così dall’indirizzare il riutilizzo, il recupero e il riciclo dei materiali verso una nuova filiera di mercato delle materie prime secondarie. Tra gli attori di questa trasformazione oltre agli enti pubblici e alle imprese sono indicate anche le associazioni di volontariato e di promozione sociale. 
  3. il capo sesto, il più corposo dell’intero testo normativo, che contiene una serie di misure relative alla gestione dei rifiuti rivolte a rafforzare la raccolta differenziata di qualità; penalizzare il conferimento in discarica e lo smaltimento negli inceneritori senza recupero di energia; sviluppare programmi regionali e locali di prevenzione e riduzione con il coinvolgimento di associazioni, università, scuole; reintrodurre, in via sperimentale, il vuoto a rendere nei bar e ristoranti; agevolare le attività di compostaggio a livello di comunità. 

La responsabilità dei cittadini

economia circolare

Significativo anche segnalare che se l’impianto normativo per la promozione di un’economia circolare si rivolge principalmente agli enti pubblici e alle imprese, vi sono alcune misure che mirano specificatamente a rafforzare la responsabilità dei cittadini e il loro contributo al processo di transizione verso una maggiore sostenibilità. Vanno in questa direzione, per esempio, la norma che promuove lo scambio di beni usati all’interno delle riciclerie e dei centri di raccolta comunali, quella che prevede la copertura assicurativa per chi va al lavoro in bicicletta, così come l’introduzione di sanzioni amministrative per contrastare il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti di piccole dimensioni (gomme da masticare, mozziconi di sigarette, scontrini, e altro).

È solo il primo passo

Il collegato ambientale rappresenta, dunque, un primo importante passo nella direzione dello sviluppo nel nostro paese di un’economia circolare, in linea con le indicazioni dell’Unione europea che il 2 dicembre 2015 ha adottato una strategia complessiva in materia. Si tratta di un percorso ineludibile per affrontare in modo adeguato la crisi ecologica di questo nostro tempo nei confronti del quale siamo fortemente in ritardo come ci ha ricordato anche papa Francesco nell’enciclica Laudato si’: «Non si è ancora riusciti ad adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l’uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l’efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare. Affrontare tale questione sarebbe un modo di contrastare la cultura dello scarto che finisce per danneggiare il pianeta intero, ma osserviamo che i progressi in questa direzione sono ancora molto scarsi» (22). Vedremo nei prossimi mesi con l’approvazione dei numerosi decreti attuativi e delle risorse finanziarie che saranno messe a disposizione per dare concreta attuazione ai molti provvedimenti inseriti nella nuova normativa se vi sarà a livello politico, ma anche economico, sociale e culturale, l’auspicata accelerazione nel processo di costruzione di un modello produzione e consumo che “riduce, ricicla, riusa”.

Matteo Mascia

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Parole chiave: collegato ambientale (1), economia circolare (2), Italia (88)