Le aree industriali dismesse sono il 3 per cento del territorio italiano. Che farne?

Una superficie pari a quella dell'intera regione Umbria. A tanto corrisponde secondo dati Istat del 2012 la somma di tutte le aree industriali dismesse del nostro paese. In questo numero di Tonioloricerche ecco alcuni esempi virtuosi in diverse regioni italiane. Nel frattempo i comuni italiani hanno presentato a luglio una serie di considerazioni in merito. In Veneto sono ben tre le proposte di legge in discussione in Consiglio regionale.

Le aree industriali dismesse sono il 3 per cento del territorio italiano. Che farne?

Il 29 luglio 2015 l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) ha presentato alla decima commissione del Senato della Repubblica alcune considerazioni utili per approfondire i contenuti del disegno di legge n.1836 Misure per favorire la riconversione e la riqualificazione delle aree industriali dismesse.

 

Nelle prime righe del testo leggiamo: «Ad oggi in Italia non si è ancora realizzata in maniera complessiva un’attività censuaria sulle aree industriali dismesse, se non a livello di Regioni o Enti locali. Secondo indagini Istat riferite al 2012 sembrerebbe che tali aree

rappresentino il 3 per cento del territorio nazionale, una superficie di circa 9 mila chilometri quadrati, pari a quella della regione dell’Umbria,

della quale circa il 30 per cento collocata in ambito urbano».

 

Una estensione davvero rilevante che si colloca nel contesto rammentato dalla Relazione Speciale n. 23 del 2012 della  Corte dei conti europea: «Negli scorsi decenni, sempre più siti industriali e mili­tari abbandonati (cosiddetti siti dismessi) sono dive­nuti disponibili. Si stima che il loro numero in Europa vada da qualche centinaio nei piccoli Stati membri a qualche centinaio di migliaia negli Stati membri più grandi con un importante passato industriale. Molti siti dismessi sono contaminati. La riqualificazione e il riutilizzo dei siti dimessi viene promossa dalle misure strutturali dell’UE al fine di proteggere la salute umana e l’ambiente e attenuare gli effetti dell’espansione urbana».

La tematica è quindi molto esigente e bene lo sanno sia quelle comunità che “convivono” – malvolentieri - con questi siti dismessi sia quelle che vivono – volentieri – con riuscite operazioni di rigenerazione, riqualificazione, trasformazione e restituzione - anche civica - di queste aree.

 

Alcune regioni italiane dispongono di specifiche indicazioni legislative e molteplici attori sono all’opera anche perché tali aree richiedono spiccata intelligenza e grande lungimiranza sul piano urbanistico, ambientale, sociale e della complessiva regolazione territoriale.

 

Il tema è stato oggetto, anche in Veneto, di specifiche iniziative. Tra le più recenti vanno ricordate il Manifesto per la Rigenerazione Urbana Sostenibile (Padova, 3 dicembre 2014), il convegno programmatico Veneto, Edilizia e Territorio. Sostenibilità, Qualità e Legalità organizzato dai sindacati di settore il 20 luglio 2015 a Mogliano Veneto e l’incontro – promosso dalla Fondazione Radicanti e Ruzantini il 23 ottobre 2015 – con relazioni dei professori dell’Università di Padova Pasqualino Boschetto, Alessandro Bove e Luciano Greco.

 

Il Consiglio Regionale del Veneto è poi impegnato nell’analisi delle proposte di legge n. 14, n. 40 e n. 44 relative anche al consumo di suolo, rigenerazione urbana, prevenzione dissesto idrogeologico e miglioramento della qualità degli insediamenti.

 

In questo quadro Tonioloricerche n.75 – pensato anche per sostenere l’esemplare attività dell’équipe del vicariato di Monselice, tra i protagonisti al seminario nazionale della Pastorale Sociale e del Lavoro che si è tenuto ad Abano Terme dal 2 al 5 febbraio 2016 – presenta una serie di schede relative ad esperienze territoriali di riqualificazione, con alcune note finali per favorire ulteriori ricerche e darsi anche un condiviso glossario base per una metodologia efficace e solida nel medio e lungo periodo.

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