Un territorio ferito da risanare, tra Pfas e discariche

Nel testo del preaccordo tra Governo e Regione Veneto sull'autonomia si parla anche di tutela ambientale. Se è vero che il sistema sanitario regionale è un fiore all’occhiello, l'assicurare salute ai cittadini non passa solo attraverso il diritto a ricevere cure adeguate, ma dev’essere affiancato dal monitoraggio e dalla prevenzione

Un territorio ferito da risanare, tra Pfas e discariche

Tra le strette di mano e gli elogi per l’accordo preliminare firmato il 28 febbraio da Luca Zaia a Palazzo Chigi, la voce di Jacopo Berti è sembrata stonata. O quanto meno un monito.
Pur congratulandosi, il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle ha ricordato l’impegno inderogabile che il Veneto ha nei confronti dei cittadini: «Parlare di autonomia in materia ambientale in questi giorni che vedono il Veneto al centro dell’attenzione nazionale per le discariche e i Pfas, fa suonare un campanello d'allarme. Usiamola, questa autonomia ambientale, perché non abbiamo intenzione di ascoltare altre scuse da parte di chi incolpa Roma quando le cose non vanno bene».

Nel testo del preaccordo, infatti, si parla anche dell’affidamento ambientale e se è vero che il sistema sanitario regionale è il fiore all’occhiello, l'assicurare salute ai cittadini non passa solo attraverso il diritto a ricevere cure adeguate, ma dev’essere affiancato dal monitoraggio e dalla prevenzione.

Guardando i giri a vuoto sulle sostanze perfluoro alchiliche, i dubbi rimangono
«Per ciò che riguarda i Pfas abbiamo assistito a un rimpallo di responsabilità molto forte che ha provocato un impasse tra il Ministero dell’ambiente, l’Istituto superiore di sanità e la Regione Veneto – evidenzia Piero Decandia, direttore regionale di Legambiente Veneto – È mancata una presa di posizione sicura, decisa e affidabile e questo ha solo creato ritardi, aggravandolo la situazione».

Un botta e risposta tra gli attori coinvolti sulla necessità di fissare i limiti nazionali per la concentrazione delle sostanze contaminanti nelle acque potabili.
Uno stallo sbloccato con la dichiarazione di stato di emergenza del il 21 marzo da parte del Consiglio dei ministri e la successiva nomina come commissario di Nicola Dell'Acqua, direttore generale di Arpav.
Al Veneto si chiede maggiore responsabilità perché come detto da Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente,

«se sul fronte dell’economia circolare procede spedito, dall’altra parte, sulle questioni ambientali, si muove purtroppo a passo da lumaca. Ciò non è tollerabile e chiediamo un impegno forte perché è fondamentale avere un territorio sano, libero dai rifiuti e dalle sostanze inquinanti».

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