Unioni montane: unirsi è necessario, ma le risorse sono ai minimi termini

La Regione Veneto ha reso note le risorse destinate alle unioni montane per il 2016. Si tratta di 1,6 milioni di euro che si spartiranno 21 enti, che dal 2012 hanno soppiantato le comunità montane divenendo anche l'ambito ottimale per la condivisione delle funzioni tra municipi, di cui due sono commissariati. Le impressioni del vicepresidente della Spettabile Reggenza dei Sette comuni, e dell'unione montana Astico.

Unioni montane: unirsi è necessario, ma le risorse sono ai minimi termini

«Abbiamo ricevuto esattamente un decimo rispetto a dieci anni fa». Lucio Spagnolo ha appena chiuso un ventennio da amministratore della cosa pubblica con due mandati da sindaco di Rotzo e uno da presidente e uno da vice della Spettabile reggenza, l’unione montana che unisce gli otto comuni dell’Altopiano di Asiago.

Il suo commento al riparto delle risorse finanziare che la giunta Zaia ha stabilito nei giorni scorsi per le unioni montane nel 2016 è tra lo sconsolato e l’indignato. «Nel 2006 la regione ci destinava 960 mila euro, e già allora ci lamentavamo per i tagli. Quest’anno 95 mila: una sorta di riconoscimento formale». Per Asiago nei primi anni duemila partivano da Venezia ogni anno 1,4 milioni di euro per l’allora comunità montana: quasi la stessa cifra che oggi sono chiamati a spartirsi 21 enti simili di tutto il Veneto.

Unirsi, almeno da un punto di vista organizzativo, mettendo insieme le principali funzioni comunali, è ormai una necessità. Non esiste bando pubblico, nemmeno in sede europea, che non preveda una progettazione su area vasta. Eppure il territorio non sembra ancora maturo. «Le funzioni condivise dagli otto comuni sono bazzecole rispetto a quanto si potrebbe fare – ammette lo stesso Spagnolo – Si tratta delle politiche sociali, che però ancora non hanno un unico vertice, della centrale di committenza unica per appalti oltre i 40 mila euro, e della protezioni civile. Ma potremmo arrivare agli uffici tecnici, la polizia municipale, la ragioneria e i tributi…».

La sensazione insomma è che finché il governo non imporrà una qualsiasi forma di unione l’amministrazione dell’Asiaghese rimarrà frammentata.

Diversa ma non troppo la situazione ai piedi dell’Altopiano, dove l’unione montana Astico mette insieme – dopo una gestazione particolarmente travagliata – i municipi di Caltrano, Calvene, Lugo, Fara, Salcedo e Breganze. Il presidente, il primo cittadino di Caltrano Marco Sandonà, riconosce che la cifra, quei 38 mila euro giunti da palazzo Balbi, è in linea con gli altri anni ed è fondamentale per pagare gli stipendi dei tre dipendenti: «Guai se queste risorse non ci fossero! Cifre basse che a un anno dalla costituzione dell’unione (il 26 maggio 2015) abbiamo incrementato mettendo in comune il sociale e la protezione civile. Nei prossimi mesi, almeno per quanto riguarda i comuni più piccoli, uniremo i lavori pubblici e il trasporto scolastico. Poi sarà la volta dei tributi e della ragioneria: la sfida più grande perché si mette mano ai bilanci».

In questa fase i comuni più strutturati, come Breganze e Lugo, si trovano a dover mettere a disposizione dell’unione maggiori risorse. D’altra parte, ne è convinto Sandonà, «delegare all’unione montana e trasferire lì il personale è l’unica via: l’unione infatti non è sottoposta al blocco del turn over per cui i comuni possono assumere un giovane, con competenze indispensabili, solo ogni tre pensionati. Senza unirsi i comuni piccoli sono destinati a sparire. L’errore della regione sta nell’incentivare le unioni, mentre se destinassero queste risorse direttamente ai comuni che si uniscono renderebbero politicamente molto più facili questi passaggi».

Il riparto stabilito dalla regione Veneto per le Unioni montane nel 2016

È di un milione e mezzo di euro l’importo complessivo che la giunta regionale ha stanziato per il 2016 in favore delle unioni montane, nate negli ultimi quattro anni nel territorio regionale. Si tratta di fondi necessari per il funzionamento di questi enti – principalmente per pagare gli stipendi dei dipendenti – che tradizionalmente pesano in misura lieve sulle casse dei comuni che li compongono.

Le unioni montane dal 2012 (dopo l’approvazione della legge 40), come spiega l’assessore regionale allo sviluppo e all’economia montana Federico Caner, «sono succedute in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi alle comunità montane e continuano a esercitare le funzioni e a svolgere i servizi che le stesse svolgevano». Ma – e questo è il vero punto qualificante – «sono divenute nel contempo l’ente sovracomunale privilegiato nelle aree montane per esercitare in forma associata le funzioni fondamentali dei comuni». Si tratta quindi di organizzare l’amministrazione e i servizi pubblici, di polizia municipale, di edilizia scolastica e dei servizi sociali. Inoltre, le unioni possono stipulare convenzioni con singoli comuni esterni per collaborare in materia di manutenzione del territorio, di malghe e viabilità silvo-pastorale.

Le unioni montane

La trasformazione delle vecchie comunità in unioni è pressoché completa. Oltre alle due unioni commissariate da palazzo Balbi (Lessinia e Agno-Chiampo), sono 19 gli enti che si sono spartiti il riparto 2016. Il piatto più ricco è toccato all’unione montana Agordina (145 mila euro), seguita dalla Lessinia (127 mila) e dalla Feltrina (123 mila) di cui da poco fa parte anche il comune di Segusino. Alla Spettabile reggenza dei Sette comuni sono andati 95 mila euro. All’unione montana delle Prealpi trevigiane di cui fa parte Valdobbiadene sono toccati 67 mila euro, a quella della Valbrenta (da Pove a Cismon) 44 mila e all’unione montana Astico (Caltrano, Calvene, Lugo, Fara, Salcedo e Breganze) 38 mila euro.

Altri sei milioni per unirsi e fondersi

Nei giorni scorsi poi, la giunta guidata da Luca Zaia ha varato anche i criteri attraverso i quali i comuni potranno aggiudicarsi altri 6,3 milioni di euro se stabiliranno nuove convenzioni o unioni, se amplieranno il pacchetto di funzioni già condivise o se decideranno di fondersi. I bandi, in particolare, sono due: il primo, da 2,5 milioni di euro, sarà destinato per l’80 per cento alle unioni dei comuni e per il 20 per centro alle unioni montane esistenti, se amplieranno le funzioni in comune, e scadrà il prossimo 8 agosto. Il secondo, da 3,8 milioni con scadenza il 3 ottobre, andrà a finanziare nuove fusioni o la costituzione di nuovi enti sovracomunali. Il vicepresidente regionale Gianluca Forcolin, presentando questi bandi ha sottolineato l’importanza che anche i comuni non obbligati dalla norma statale si attivino per offrire al territorio le dimensioni migliori per una governance ottimale.

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