Nascere e morire nella cultura asiatica

Mercoledì 29, dalle 16.30, nell’aula magna della Facoltà teologica del Triveneto, si terrà la seconda giornata di studio dell’Istituto superiore di scienze religiose, dal titolo “Nascere e morire nella cultura asiatica”. L’incontro è aperto a tutti, non solo studenti o insegnanti di religione.

Nascere e morire nella cultura asiatica

Mercoledì 29, dalle 16.30, nell’aula magna della Facoltà teologica del Triveneto, si terrà la seconda giornata di studio dell’Istituto superiore di scienze religiose di Padova, dal titolo “Nascere e morire nella cultura asiatica”. Il percorso di riflessione di quest’anno accademico 2016-2017 – "Nascere e morire: il mistero della vita" – ha voluto affrontare alcune implicazioni interculturali e interreligiose sulle fasi liminali della vita umana. Don Gaudenzio Zambon, docente dell’Issr di Padova e moderatore della prossima giornata di studio sottolinea un passaggio del dies academicus che si è tenuto a novembre dello scorso anno: «Ritengo fondamentale l’interrogativo posto da Silvano Petrosino dopo aver affermato che il nascere e il morire sono sempre stati considerati almeno fino a oggi come degli “eventi indisponibili”: cosa succede nel momento in cui l’uomo che dispone della tecnica, può modificare i confini dell’indisponibile? La domanda era rivolta al contesto occidentale dove a fronte di una affermata sacralità della vita si nota una diffusa paura della morte fino a negarla o tutt’al più a ritenerla una perdita. Petrosino ha concluso dicendo che l’esito potrebbe essere quello di una drammatica confusione tra ciò che è inizio e origine».

In quest’ultima giornata di studio la riflessione si svilupperà nella ricerca del senso del nascere e morire nel continente asiatico, al fine di mettere in luce due prospettive diverse ma complementari, i relatori infatti rappresentano a due grandi tradizioni religiose: per l’induismo, il teologo indiano Benedict Kanakappally; per il buddhismo, il monaco zen Mauricio Yushin Marassi.

 «Lo scopo dell’incontro – spiega don Zambon – non è quello di mettere a confronto occidente e oriente bensì quello di conoscere da vicino la visione della vita e della morte in Asia, dove vivono i due terzi della popolazione mondiale. In generale si può dire che in oriente il nascere e il morire non sono considerati degli eventi definitivi entro i quali è racchiusa l’esistenza umana ma sono momenti aperti che vanno pensati strettamente uniti. Se nell’induismo viene dato credito all’esperienza del distacco allo scopo di raggiungere un’unità di vita più alta aldilà della reincarnazione (liberazione), nel buddhismo prevale il senso della saggezza di vita che, secondo il Buddha, può giungere a orientare la vita per una preparazione effettiva alla morte in funzione della “estinzione” (risveglio al Nirvana). Attraverso i relatori, sarà interessante sapere quali conseguenze possa avere una tale visione della vita e della morte sul piano etico e sociale».

Info: www.issrdipadova.it

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