Il bilancio ai raggi X, letto e commentato in anticipo da sei giovani del Sinodo

Sei giovani hanno letto in anticipo il Rapporto annuale che la Diocesi presenta il 13 e 14 ottobre. Ecco, dal loro punto di vista, punti forti e criticità. Leggendo i dati emergono le scelte, come la cura per la formazione dei preti e le parrocchie. Serve invece più benzina per la cultura.

Il bilancio ai raggi X, letto e commentato in anticipo da sei giovani del Sinodo

Facciamo i conti con i giovani. Confrontiamo con loro l’esito della nostra storia, delle scelte, delle attività.

Mettiamoci al vaglio della loro freschezza, dei sogni, delle aspettative di Chiesa. Apriamo i bilanci, scorriamoli con loro, ascoltiamo le valutazioni, i dubbi, le perplessità e lasciamoci sorprendere. Anche così si inizia a dare risposte alla Lettera che i giovani hanno scritto alla Chiesa di Padova.

Sono questi gli ingredienti di una prospettiva nuova con cui si presenta il Rapporto annuale relativo all’anno 2017 della Diocesi di Padova, che viene illustrato e commentato proprio in questo fine settimana (sabato 13 e domenica 14 ottobre) – novità nella novità – in tre zone della Diocesi per poter essere anche occasione formativa per i nuovi membri dei consigli parrocchiali per la gestione economica.

Da quest’anno, infatti, il Rendiconto avrà una sorta di taglio “tematico” e per partire non poteva che essere scelto quello dei giovani, vista la storia recente della Chiesa padovana e l’attualità del Sinodo dei vescovi.

«Ho chiesto ad alcuni dei partecipanti al Sinodo dei Giovani – scrive il vescovo Claudio nella presentazione del Rendiconto, sottolineando un suo preciso desiderio – di guardare in anticipo questo bilancio, per leggere i nostri numeri con la loro sensibilità e competenza. Lo hanno fatto con grande amore, mettendo in risalto tante criticità ma chiedendoci anche più coraggio nel sostenere quelle attività capaci di raccontare il Vangelo nel mondo di oggi. La loro risposta è stata sorprendente e ci incoraggia».

Eccoli quindi attorno a un tavolo Giorgia, Nicolò, Chiara, Giorgio, Alberto, Chiara insieme a don Paolo Zaramella per raccontare cosa hanno visto tra e oltre i numeri del bilancio diocesano dopo averlo analizzato e studiato alla luce della loro esperienza e formazione (chi economica, chi giuridica).

«Leggendo questi dati – è la prima impressione di Nicolò – emergono le scelte», dove la Chiesa ha investito risorse, attenzione ed energie e c’è spazio per dire che sul seminario – e quindi sulla formazione dei preti – la Diocesi punta molto e questo è importante «perché significa che per noi un prete vale molto» e la Chiesa se ne prende cura. Mentre la cultura ha bisogno di più benzina: «bisogna rilanciare il Museo diocesano, siamo chiamati a investire sulla cultura». Ma è importante anche non perdere quei “luoghi” che rappresentano spazi di formazione e di rifugio – il Seminario con le proposte di preghiera e di formazione; Villa Immacolata per la storia che rappresenta ma soprattutto per il «valore» che ha nella crescita umana, relazionale, spirituale ed esperienziale di generazioni di giovani: lì sono nati incontri, si sono scoperte vocazioni, consolidate amicizie, approfondita la fede, innescati cammini. Sono luoghi che non vanno persi e qualora risultassero “spazi vuoti” vanno «risignificati».

Note dolenti? Ce ne sono e i giovani se ne sono accorti con una competenza e una lucidità di interpretazione che sostanzia la loro richiesta di venire maggiormente coinvolti. «Siamo molto esposti sui crediti verso le parrocchie», fa eco Giorgia che di finanza se ne intende, e «non ci sono accantonamenti per le manutenzioni» mentre si accresce molto «il fondo emergenze».

Il segnale è chiaro: la Chiesa tra cicala e formica preferisce la seconda ipotesi per essere pronta a eventuali emergenze.

Però se «i fondi accantonati indicano un elemento di pericolosità futura, qui si vede che nella Chiesa c’è un’unità di misura completamente diversa» “dal mondo” e se guardiamo la logica della cura alle comunità, dell’essere pronti ad aiutare il fratello in difficoltà, allora «questo è l’elemento qualificante della presentazione del bilancio e va valorizzato: la Chiesa ha cura della mia parrocchia!».

«Tante cose della Diocesi le ho “usate” – si sorprende Chiara – ma guardando questi dati mi rendo conto che non ne conoscevo il valore reale, mentre ora ho scoperto un grande senso di corresponsabilità» e allora le cose si osservano con uno sguardo diverso, persino le “sagre”, elemento fondamentale, in svariati casi, per far quadrare i conti delle parrocchie, anche se – evidenzia Chiara – va ben soppesato «il senso che si dà alla sagra e si deve essere sempre consapevoli che non è denaro proprio».

E infine le domande dei giovani incontrano l’esigenza stessa di una Chiesa di fare il bilancio: «la trasparenza mi va bene – sottolinea Alberto – ma la mia pretesa verso la Chiesa è prima di tutto di verità: in che modo si realizza la vocazione alla carità attraverso i beni che gestisce?», perché «anche le perdite assumono valore se la vocazione è rispettata ». E Giorgio, a chiudere: «Dov’è ciò che per noi ha valore?».

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