Il perdono di padre Nando. Padre Fernando Spimpolo della parrocchia di Sant'Antonino tende la mano ai vandali del cimitero Arcella

«Quando si sbaglia, o si viene abbandonati nei propri errori o si riceve l'aiuto necessario per uscirne. Il compito di una comunità cristiana è quello di essere presente e di aiutare». Non vacilla la convinzione di padre Fernando Spimpolo, parroco della chiesa di Sant'Antonino all'Arcella, nonostante il cuore ferito alla vista di lapidi divelte e spaccate a metà, vetrate in frantumi delle cappelle private, croci gettate a terra e fiori calpestati.

Il perdono di padre Nando. Padre Fernando Spimpolo della parrocchia di Sant'Antonino tende la mano ai vandali del cimitero Arcella

È il gesto vandalico di quattro ragazzi che nella notte tra il Venerdì e Sabato Santo avrebbero fatto irruzione nel cimitero del quartiere a nord di Padova, devastandolo.

Rintracciati e interrogati dalla squadra mobile della polizia, stando alle loro dichiarazioni, avrebbero agito senza nessuno spirito vendicativo, ripicca o altra motivazione, ma per noia e svago. Sono molto giovani, il più grande, se così si può dire, ha 18 anni, gli altri tre tra 16 e 17 anni e, a differenza di una prima versione circolata, l'atto vile nel cimitero non è stato compiuto per vendicarsi del parroco che negli ultimi mesi ha chiuso il campo sportivo per via del lockdown. Non sono ragazzi che frequentano gli ambienti della parrocchia, ma questo non cambia il pensiero di padre Nando: «Cercheremo di entrare in contatto con quelle famiglie per aiutarle, se ce lo permetteranno. Noi non dobbiamo pensare alla giustizia, che comunque farà il suo corso, noi dobbiamo capire se è possibile aiutare quei ragazzi, guidarli nella comprensione della gravità di ciò che hanno commesso».

Prima i quattro si sono ritrovati nella casa di uno dei minorenni, poi in tarda notte e violando il coprifuoco, dopo aver bevuto, sono andati al parco Milcovich. Qui hanno scavalcato la recinzione, passando per i campi dell’Unione sportiva Arcella, per poi accanirsi nel camposanto. Le impronte digitali del diciottenne, ritrovate dalla scientifica, erano già salvate nel database degli investigatori per guai precedenti. Per loro si prospetta il reato di vilipendio di tomba e danneggiamento aggravato, i danni superano i 200 mila euro e le famiglie dei minorenni saranno chiamate a rispondere degli atti dei loro figli. Lo ha detto anche il sindaco Sergio Giordani: «il Comune si farà carico di risistemare tombe e cappelle private per poi rivalersi sui criminali che hanno compiuto questo gesto».

Una comunità ferita, alla vigilia di Pasqua, in un tempo indefinito a causa della pandemia. I sentimenti sono contrastanti, ma ancora una volta è padre Nando a tendere la mano: «Ho colto molto smarrimento, c'è dispiacere per i tanti familiari dei defunti. Ma siamo dispiaciuti anche per chi l'ha fatto, che evidentemente vive nel disagio e nella confusione. Il Vangelo, però, ci insegna a perdonare».

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