Se Gesù nasce in stazione. Messa di Natale con i comboniani

Da 28 anni, grazie ai padri comboniani, alle 22 del 24 dicembre la messa di Natale si celebra nella stazione di Padova, per senza dimora, volontari e laici.

Se Gesù nasce in stazione. Messa di Natale con i comboniani
«La notte della buona notizia».

Così padre Gaetano Montresor, nuovo superiore della comunità comboniana di Padova, ama definire la messa di Natale che da 28 anni si celebra nella stazione ferroviaria di Padova alle 22 del 24 dicembre.

Un momento di accoglienza e fraternità nato nei primi anni Novanta, quando la casa comboniana si stava trasformando da comunità formativa, con dei giovani che frequentavano il ginnasio e il liceo, a comunità di postulanti, ossia ragazzi più grandi che volevano essere fratelli missionari.

«Noi Comboniani – racconta padre Gaetano – siamo padri e fratelli consacrati. Ciò vuol dire che in noi c’è una duplice vocazione: il padre celebra i ministeri e il fratello è attento al prossimo. Questa sensibilità ci ha portato a rivolgere lo sguardo alle persone più sofferenti di Padova e a trovare un modo per pensare a loro creando occasioni di fraternità. All’inizio degli anni Novanta nella stazione di Padova trovavano rifugio i primi migranti e i senza fissa dimora. Ecco che nacque l’idea di celebrare per loro la messa di Natale in un angolo della stazione, offrendo anche una tazza di cioccolata calda e una fetta di panettone».

Un gesto semplice che con gli anni è diventato un momento di accoglienza e fraternità a cui partecipano i senza fissa dimora, le associazioni di volontariato e tanti laici. Quest’anno la celebrazione sarà presieduta da padre Eliseo Tacchella, missionario comboniano per trent'anni nella Repubblica Democratica del Congo, e sarà animata dai canti del gruppo Rinascita composto da una cinquantina di giovani africani giunti in Italia dopo aver attraversato Mediterraneo.

“Accoglienza, Gesù e fraternità” è il tema scelto quest’anno per la messa, «perché – spiega padre Gaetano – l’accoglienza e la fraternità sono alla base della nostra esistenza ma è l’annuncio diretto di Gesù che tiene insieme queste due parole. Rientrando in Italia, dopo 17 anni di missione, mi sono accorto che mentre in Africa il nome di Gesù è scritto ovunque qui quasi si fa fatica a pronunciarlo. Ma l’accoglienza vera ha origine in Gesù, e per questo è una forma di evangelizzazione».

Da qualche anno le offerte raccolte durante la celebrazione sono devolute a piccoli progetti umanitari. Quest’anno è stato scelto il centro di accoglienza del sud Benin “Vidjagni” (che vuol dire: anche lui è un bambino!) che accoglie minori colpiti, contemporaneamente, da disabilità fisica e psicologica. Al termine della messa, come da tradizione, saranno distribuiti, grazie alla generosità silenziosa di tante realtà commerciali del territorio, una fetta di panettone e una tazza di cioccolata calda per condividere insieme l’arrivo di Gesù che viene a risanare l’umanità lacerata e confusa.

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