Coronavirus. “Mio padre, morto da solo, senza una carezza né un funerale”

Alessio Lenzi racconta la scomparsa del padre per Coronavirus. “Non lo vedevo da novembre, abito a Torino e non potevo prendere treni. Lui è deceduto in terapia intensiva, senza neppure il saluto dei suoi cari”

Coronavirus. “Mio padre, morto da solo, senza una carezza né un funerale”

Cari amici, purtroppo non avrei mai voluto scrivere questo post, ma mi spiace comunicare che il 15 marzo alle 22.20 il babbo ci ha lasciato. Dopo aver lottato come un leone per una settimana in terapia intensiva, non c'è stato niente da fare. Lo ringrazio per tutto quello che mi ha insegnato nella vita, riuscendo a farmi essere quello che sono. Il mio più grande rammarico è quello di non potergli dare l'ultimo saluto, visto che venire da Torino in treno da solo adesso è un rischio. Ringrazio tutti coloro che mi sono stati vicini in questo momento e spero di poter rendere un giorno al babbo il tributo che si merita. Grazie ancora babbo e spero che dove adesso andrai, potrai ritrovare tutti i nostri amici che ci hanno lasciato”.

Con queste parole, strazianti e commoventi, Alessio Lenzi ha ricordato il padre Riccardo, deceduto pochi giorni fa per Coronavirus all’ospedale di Pistoia. Riccardo aveva 70 anni. Era pensionato e abitava alla Ferruccia, frazione di Quarrata in provincia di Pistoia. Era conosciuto in tutto il paese. Da giovane era un talento nel calcio, faceva il portiere nelle giovanili della Fiorentina, anche se ha sempre tifato per la Juventus. Ha lavorato per molti anni come tessitore ai telai.

“Era un uomo molto generoso, aveva sempre una buona parole degli altri e si faceva in quattro per aiutare le persone”. Lo ricorda così il figlio Alessio, rammaricato perché, oltre ad aver perso il padre, non ha potuto portargli neppure l’ultimo saluto. Niente funerale, neppure un fiore, nemmeno una cerimonia funebre. “Abito a Torino e non vedo mio padre da novembre – racconta Alessio – E’ stata dura non poterlo vedere più, non stargli vicino negli ultimi giorni. Tornare da Torino, in questi giorni in cui tutto il Paese è bloccato, è stato impossibile. Tanto più che nella terapia intensiva non si poteva entrare e non potevo vedere mio padre”. Adesso l’unica consolazione è un funerale che potrebbe tenersi tra qualche mese. “Glielo dobbiamo questo funerale, faremo una cerimonia che si merita con tutte le persone che lo conoscevano”. 

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)