La (difficile) vita dei bambini palestinesi

La scuola non è un luogo sicuro come nella maggior parte dei paesi del mondo a causa degli attacchi continui verso le strutture condotte dall’esercito di Israele, dai coloni e dalla sicurezza privata presente sul posto. Per il Norwegian Refugee Council "Israele non è riuscita a garantire un accesso sicuro alle scuole"

La (difficile) vita dei bambini palestinesi

La vita dei bambini palestinesi che cercano di studiare è difficile: la scuola non è un luogo sicuro come nella maggior parte dei paesi del mondo a causa degli attacchi continui verso le strutture condotte dall’esercito di Israele, dai coloni e dalla sicurezza privata presente sul posto. Tra gennaio 2018 e lo scorso giugno, infatti, sommando le azioni di questi tre soggetti si calcola che le scuole in Cisgiordania siano state vittime di 10 attacchi al mese in media. In tutto, sono stati colpiti per ben 296 volte le scuole e chi stava al loro interno.

Il documento. Lo studio è stato condotto dal Norwegian Refugee Council, che ha pubblicato il report “Raided and Razed”. Il documento prende in considerazione “gli attacchi e gli ostacoli che hanno compromesso la capacità dei bambini palestinesi di accedere all’istruzione in tutta la Cisgiordania”. In particolare, l’analisi si è concentrata sui più fragili e, nello specifico, sui ragazzi dell’Area C, quella cioè che si trova sotto controllo israeliano.
Gli attacchi registrati sono stati compiuti, in tre casi su quattro, dall’esercito di Israele e il 37% delle volte sono stati rivolti contro ragazzi e professori intimidazioni, minacce e, in qualche caso, è stata usata la forza (si contano dieci aggressioni fisiche verso gli studenti). Non mancano poi casi violenti con conseguenze sulla salute: almeno dieci volte è accaduto che gli studenti fossero feriti con sfollagente o altri strumenti e due volte sono state usate armi da fuoco. E il rischio di traumatizzare chi era uscito di casa solo per imparare non si limita a questi momenti: in 25 casi i soldati sono entrati nelle aule mentre erano in corso di svolgimento le lezioni. A tutti questi eventi, inoltre, bisogna sommare l’abbattimento di edifici e la confisca di attrezzature, tra le quali diverse erano stato finanziate dall’Unione europea. In tutto si contano 41 eventi di questo genere.
Il commento del segretario generale del Norwegian Refugees Council, Jan Egeland, è netto: “In quanto potenza occupante, Israele non è riuscita a garantire un accesso sicuro alle scuole. Le forze israeliane hanno invece negato l'istruzione ai bambini e hanno demolito le scuole per le comunità vulnerabili della Cisgiordania”. Inoltre, Tel Aviv è accusata di aver favorito “un ambiente di costante paura che traumatizza i bambini”.

L’articolo integrale di Ilaria Sesana, Israele: scuole palestinesi sotto attacco tra demolizioni e violenze, può essere letto su Osservatorio Diritti.

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)