Minori e dipendenze, Fict: "Fenomeno in evoluzione e incontrollabile"

La Federazione italiana comunità terapeutiche ha affrontato la questione dei giovani e Dipendenze durante il Convegno Nazionale di pastorale della salute. Il presidente Squillaci: “La questione droga non può essere affrontata a partire dalle sostanze, ma dalle persone”

Minori e dipendenze, Fict: "Fenomeno in evoluzione e incontrollabile"

ROMA  - “C’è un marketing chiaro, che vuole alimentare la dipendenza in sé stessa al di là della tipologia di droga. Un sistema complesso in cui convivono online e canali distributivi tipici degli anni del boom dell'eroina”. È quanto ha affermato Stefano Arduini, moderatore della sessione Fict (Federazione italiana comunità terapeutiche) in occasione del XXI Convegno Nazionale di pastorale della salute, nel corso del quale è stata approfondita la tematica dei giovani e le dipendenze. Prendendo spunto da un’inchiesta pubblicata su Vita non profit magazine, Arduini ha fornito alcuni dati: “Oggi conosciamo circa 800 tipologie di droghe. 4 milioni tra i 15 e i 64 anni  hanno sperimentato sostanze psicoattive illegali almeno una volta nel 2017”.

Ad inquadrare la situazione anche il presidente Fict, Squillaci: “È chiaro a tutti ormai che ci troviamo di fronte ad un un fenomeno in costante evoluzione e difficilmente controllabile, di contro abbiamo un sistema italiano di contrasto e cura rimasto fermo al modello classico, pensato e costruito per l’eroina. La questione droga non può essere affrontata a partire dalle sostanze, ma dalle persone!”. “Dall’ultima relazione annuale e dal rapporto Espad, continua Squillaci, un dato emerge con terribile chiarezza: si è abbassata notevolmente la percezione dell’uso di sostanza come comportamento a rischio.” “I ragazzi hanno una percezione fuori dalla realtà, afferma il presidente, e l’uso della cannabis è ormai ritenuto normale, in diversi casi persino legale. Circa 800mila studenti affermano di aver assunto sostanze, pari al 33% della popolazione studentesca”. Ha proseguito Squillaci:” Sul policonsumo gli adolescenti italiani sono i primi in Europa. E per quanto riguarda lo spaccio e il traffico, c’è una tendenza pericolosissima, in costante aumento e senza dati ufficiali, che vede utilizzare i ragazzi under 14 come strumenti di spaccio proprio per la loro impunibilità”.

Negli ultimi 5 anni i minori in carico al servizio sanitario per problemi di dipendenza sono più che raddoppiati: quelli entrati nel circuito della giustizia minorile sono stati 4.055. Nel 2017 sono stati segnalati all’autorità giudiziaria 1.334 minori, di cui 498 sono stati posti in stato di arresto, di questi solo 90 sono entrati in Comunità terapeutica, 6 in doppia diagnosi e 10 in Comunità socio educative. Sono 25 mila circa i minori e i giovani adulti in carico agli uffici del servizio sociale per i minorenni , di questi solo 2000 sono in strutture specializzate, circa il 30% di ragazzi con diversi disagi  non trova posto nei servizi specializzati”. 

In conclusione Squillaci ha parlato di prospettive sulle quali, a suo avviso, occorre lavorare: “Investire sulla prevenzione e su percorsi a sostegno del benessere della persona con interventi educativi continuativi e strutturati; Aumentare i servizi specifici per minori con problemi di dipendenza e per i minori con problemi psichiatrici (attualmente molti ragazzi con problemi di dipendenza finiscono in Comunità educative): i servizi specializzati sono troppo pochi sia per minori con problemi psichiatrici, sia per quelli con problemi di dipendenze.”  Alla domanda su come mai i giovani sono tornati a drogarsi, il Presidente Fict ha infine risposto: “I giovani sono il nostro futuro ed è nostro compito preservarli e proteggerli, dando messaggi educativi chiari. Il contenitore relazionale ed educativo  ha molti gap come ‘buchi dello scolapasta’. Il nostro compito di educatori è offrire la speranza di poter riempire questi vuoti con nuove esperienze attive rappresentate dall’ “agire bene” (volontariato, servizio civile, oratori, sport, scuola...). Dobbiamo riconsegnare ai giovani un nuovo senso di appartenenza alla comunità. Offrire nuove speranze e progettualità, le loro progettualità, che sono per forza di cose diverse dalle nostre. Se non conosciamo i loro sentimenti, i loro desideri rischiamo di creare una grande confusione e di dare spazio a “relazioni digitali” fino all’“autismo tecnologico” che è solitudine affettiva”.

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Fonte: Redattore sociale