Aspettando la notte degli Oscar, in sala “Un altro ferragosto” di Paolo Virzì

Quasi allo scoccare dei 30 anni dall’uscita del film critica sociale, divenuto un cult, “Ferie d’agosto” (1995), il regista livornese Paolo Virzì porta in sala dal 7 marzo l’atteso seguito: “Un altro ferragosto”. Un affresco politico-sociale, umano, segnato da miseria e povertà valoriali, il ritratto di un’Italia sciatta e allo sbando in cerca di una timida possibilità di riscatto.  Ancora, siamo a un passo dalla notte degli Oscar, la 96a edizione degli Academy Awards, che si terranno domenica 10 marzo a Los Angeles con la conduzione del comico Jimmy Kimmel. In Italia verrà trasmessa su Rai Uno. Tra i grandi favoriti “Oppenheimer” di Christopher Nolan con 13 nomination, ma occhi puntati anche su “Povere creature!”, “La zona d’interesse” e “Anatomia di una caduta”

Aspettando la notte degli Oscar, in sala “Un altro ferragosto” di Paolo Virzì

Quasi allo scoccare dei 30 anni dall’uscita del film critica sociale, divenuto un cult, “Ferie d’agosto” (1995), il regista livornese Paolo Virzì porta in sala dal 7 marzo l’atteso seguito: “Un altro ferragosto”. Con un omaggio agli amici scomparsi Piero Natoli ed Ennio Fantastichini, Virzì riunisce il cast del film d’origine e al contempo coinvolge nuovi interpreti. Un affresco politico-sociale, umano, segnato da miseria e povertà valoriali, il ritratto di un’Italia sciatta e allo sbando in cerca di una timida possibilità di riscatto. E se il copione non convince del tutto, a colpire è sempre la regia di Virzì, la sua capacità di gestire scene corali, in bilico tra comicità e tragedia, ironia e grottesco. Il film è nelle sale italiane in più di 400 copie con 01 Distribution. Ancora, siamo a un passo dalla notte degli Oscar, la 96a edizione degli Academy Awards, che si terranno domenica 10 marzo a Los Angeles con la conduzione del comico Jimmy Kimmel. In Italia verrà trasmessa su Rai Uno. Tra i grandi favoriti “Oppenheimer” di Christopher Nolan con 13 nomination, ma occhi puntati anche su “Povere creature!”, “La zona d’interesse” e “Anatomia di una caduta”.

Il punto Cnvf-Sir.

“Un altro ferragosto” (Cinema, 07.03)
Il regista-sceneggiatore livornese Paolo Virzì, classe 1964, in oltre trent’anni di carriera ha offerto un racconto onesto e ironico sul Paese, sulla sua evoluzione socio-politica e culturale, ma anche relazionale e familiare. Tra i titoli più significativi: “Ferie d’agosto” (1996), “Ovosodo” (1997), “Caterina va in città” (2003), “La prima cosa bella” (2010), “Il capitale umano” (2014) e “Siccità” (2022).

A distanza di ventotto anni dal cult estivo “Ferie d’agosto”, Virzì ora si è concesso un bis, quel sequel che molti aspettavano.

Ha girato “Un altro ferragosto”, produzione Lotus (Leone Film Group) e Rai Cinema; a firmare il copione insieme a lui Carlo Virzì e Francesco Bruni. Tornano i protagonisti di ieri, in testa Silvio Orlando, Sabrina Ferilli, Laura Morante e Paola Tiziana Cruciani, ma anche nuovi ingressi: Christian De Sica, Vinicio Marchioni, Andrea Carpenzano, Anna Ferraioli Ravel ed Emanuela Fanelli.

La storia. Isola di Ventotene, estate. Dopo anni si ritrovano negli stessi giorni d’agosto, in due villette adiacenti, la famiglia Molino, con relativi amici, e i Mazzalupi, questi ultimi indaffarati nelle nozze della figlia influencer Sabry e il tuttofare “intrallazzino” Cesare. Il matrimonio è fonte di preoccupazione per la zia Marisa, che legge tra le righe un futuro di bugie e falsità, le stesse però che non vede nel proprio legame con l’ingegnere spiantato Pierluigi Nardi Masciulli. Anche nella casa dei Molino non c’è pace: l’ex giornalista del quotidiano “L’Unità”, Sandro, deve fare i conti con una malattia aggressiva che gli lascia poco tempo da vivere; accanto a lui il figlio Altiero, che non ha dialogo con il padre, “sottovalutato” per la rapida carriera nel settore dei social media ma anche per un’omosessualità probabilmente mai accettata…

“Mi attraeva – sottolinea Virzì – il tema del passare del tempo. […] ne è venuto fuori un racconto che, seppur cerca di mantenere lo stesso tono effervescente e da commedia del vecchio film, accentua ancora di più l’elemento drammatico, che in questo caso diventa addirittura tragico. Parlando della caducità della vita, il tema […] si intreccia a quello della memoria, della morte della memoria e del racconto fondativo della storia di questo Paese”.
Guardando il film, tra le tante battute che lasciano il segno – compreso il riuscito monologo finale affidato all’ottima Emanuela Fanelli – se ne coglie una durante il grottesco matrimonio dei Mazzalupi: “È un safari nel Paese reale”. Espressione che a ben vedere descrive l’idea del film, la prospettiva d’osservazione dell’autore. Virzì riprende in mano quel campionario umano simpatico e un po’ disgraziato composto dai Molino e Mazzalupi per abbozzare – come uno dei suoi efficaci disegni –

un affresco dell’Italia odierna, deragliata, cialtrona, senza più allegria o smalto, derubata dei suoi ideali e della voglia di futuro.

È uno scenario profondamente desolante, declinato però con ironia: nessuno si salva, tutti appaiono infelici, soli, sbandati, specchio di una società senza bussola. Paolo Virzì picchia duro, consegnando allo spettatore una suggestione allegra e al contempo amara, amarissima.Emerge con chiarezza un senso di sconfitta e rassegnazione.

A funzionare sono soprattutto le scene corali, le grandi sequenze che vedono in campo tutti gli attori: c’è ritmo, coinvolgimento e trasporto. E in questo Virzì è maestro, bravissimo, proprio come nel recente “Siccità”. Si guarda, poi, con dolcezza al modo in cui inserisce la dimensione della memoria politica, l’impegno valoriale-civile dei confinati di Ventotene (in primis Altiero Spinelli e Sandro Pertini), che rivivono nei sogni nostalgici del giornalista Sandro.

Per il resto, il copione funziona, ma non al meglio: a tratti risulta sovraccarico, alternando una comicità brillante a furbizie narrative non sempre efficaci, che strizzano l’occhio a partecipazione politica e antipolitica, vita da influencer e questioni di reputation, identità e tematiche Lgbtq+, ecc. Al di là di questo,
il cinema di Paolo Virzì resta sempre acuto, irresistibile e “feroce”, mai banale.

Un autore che abita e onora la tradizione della commedia all’italiana. Complesso, problematico-brillante, per dibattiti.


96a edizione dei Premi Oscar (Rai Uno, 10.03)
È quasi tutto pronto al Dolby Theatre di Los Angeles, dove domenica 10 marzo (a notte fonda in Italia, la diretta sarà su Rai Uno) si terrà la 96a edizione degli Academy Awards, gli Oscar. A condurre la cerimonia ancora una volta il popolare comico newyorkese Jimmy Kimmel.Cosa aspettarci da questa edizione? Quale film sarà incoronato? Di certo a smarcarsi con più convinzione c’è il kolossal storico firmato da Christopher Nolan “Oppenheimer”, che corre per 13 statuette.Sembra giunto finalmente l’anno dell’autore, per troppo tempo “snobbato” dall’Academy. Il suo magnifico “Oppenheimer ” ha tutte le carte in regola per imporsi nelle categorie più importanti: miglior film, regia, per gli interpreti Cillian Murphy e Robert Downey Jr., ma anche in quelle più tecniche come il montaggio di Jennifer Lame e la colonna sonora di Ludwig Göransson.
A tallonare Nolan tre titoli altrettanto forti e “agguerriti”: “Povere creature! ” di Yorgos Lanthimos (11 candidature), che come asso nella manica punta sulla miglior attrice protagonista Emma Stone (una fuoriclasse quest’anno!); “Killers of the Flower Moon ” di Martin Scorsese (10 nomination), che rischia però di non fare bottino ad eccezione della possibilità accordata all’attrice Lily Gladstone. La sua vittoria permetterebbe anche di riscattare i silenzi di Hollywood e della società “a stelle e strisce” sui nativi americani. E ancora, uno dei campioni d’incasso del 2023 “Barbie ” di Greta Gerwig (8 candidature), su cui pesa però l’esclusione dalla corsa agli Oscar per la regista e l’attrice Margot Robbie. Tra i premi che potrebbe portare a casa il più probabile è quello per la miglior canzone “What Was I Made For?” di Billie Eilish (già vincitrice di una statuetta per “No Time To Die”, 2022).Attenzione, però, in tali logiche ai due sorprendenti outsider:il francese “Anatomia di una caduta ” di Justine Triet, Palma d’oro a Cannes76, e l’inglese “La zona d’interesse ” di Jonathan Glazer, Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes, entrambi in gara con 5 candidature, soprattutto quelle di fascia alta. Il film della Triet potrebbe agguantare la miglior sceneggiatura e forse anche il titolo di miglior attrice, Sandra Hüller (anche protagonista del film di Glazer). “La zona d’interesse” potrebbe conquistare l’Oscar per il miglior film internazionale. E parlando proprio di miglior film internazionale, non possiamo non citare il nostro rappresentante: “Io Capitano ” di Matteo Garrone, Leone d’argento a Venezia80. Per Garrone, però, la strada sembra un po’ in salita, perché a contendersi il titolo, oltre al super favorito “La zona d’interesse”, ci sono gli ottimi “Perfect Days ” firmato Wim Wenders e la rivelazione “La Sala Professori ” di İlker Çatak.Fare previsioni quest’anno, a parte per “Oppenheimer”, è molto difficile, perché è un’edizione piena di titoli di qualità, forti per storie, temi, realizzazione e performance.

Per tirare le somme, appuntamento dunque alla notte di domenica 10 marzo e sulle colonne del Sir la mattina successiva. Buona “notte delle stelle”…

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Fonte: Sir