Cooperative sociali, operatori, Green Pass: il problema del controllo. E dei numeri

Intervista alla presidente di Legacoop sociali. Eleonora Vanni. “Il nodo critico è la modalità di verifica del Green Pass per l'operatore che non ha un luogo fisico unico assegnato. Attendiamo chiarimenti”. Ma la preoccupazione principale riguarda “la carenza di infermieri e di Oss, impegnati prima nelle terapie intensive, ora con i vaccini”

Cooperative sociali, operatori, Green Pass: il problema del controllo. E dei numeri

Le cooperative sociali sono datori di lavoro: anche loro, dal 14 ottobre, saranno alle prese con l'obbligo del Green Pass per tutti i lavoratori. Con un problema in più: che soprattutto quando si ha a che fare con anziani o persone disabili, nella sede di lavoro non si passa quasi mai. Esiste quindi, più che in altri contesti, un problema di verifica della certificazione, che non può certo ricadere, nel caso dell'assistenza domiciliare, in capo alle famiglie. A raccontarci questa e altre difficoltà, è Eleonora Vanni, presidente di Legacoop Sociali.

“In questo momento, il nodo principale, che non è solo il nostro ma di tutti i datori di lavoro, è quello delle modalità di verifica. La differenza però è che noi non siamo una fabbrica, né un ufficio, né un negozio, dove i dipendenti hanno un luogo di lavoro fisico assegnato e quindi si può procede al controllo ogni volta che entrano. Diversamente, noi abbiamo molte attività, come l'assistenza domiciliare o i servizi all'interno di strutture e scuole, che si svolgono fuori dalla sede di lavoro. Le scuole, per esempio, non vogliono controllare ogni giorno il Green Pass a lavoratori che non sono i suoi. E per l'assistenza domiciliare, la situazione è ancora più complicata: non possono essere gli utenti, peraltro spesso anziani, a controllare il Green Pass. Ma non è neanche possibile passare dalla sede. Questo è un tema che ci sta impegnando molto e che speriamo trovi indicazioni più precise entro il 15 ottobre. Attualmente, gli operatori socio sanitari, in qualunque luogo operino, hanno l'obbligo di esibire il Green Pass, ma non si capisce a chi debba mostrarlo. L'impressione è che, nel pensare questi provvedimenti, si abbia sempre in mente un luogo fisico di lavoro, come la fabbrica, mentre al nostro settore, che è molto diverso, non si presta attenzione”.

L'esodo degli operatori, “un problema gravissimo”

Ma c'è una difficoltà ancora più grande e profonda che, dall'inizio della pandemia, preoccupa le cooperative sociali che si occupano di assistenza ad anziani o persone con disabilità, sia a casa che in struttura: è l'esodo degli operatori verso le strutture pubbliche. “Un problema gravissimo – riferisce Vanni - che abbiamo rappresentato più volte nelle sedi istituzionali. Il problema per ora riguarda sopratutto gli infermieri: nella prima ondata, sono stati chiamati per far fronte ai ricoveri, poi sono stati chiamati a somministrare i vaccini. E non si tratta di un impegno temporaneo. Questo esodo è gravissimo e sta mettendo a repentaglio anche la continuazione dei servizi – denuncia Vanni - Ci sono situazioni in cui abbiamo fatto sapere ad Asl e regioni che esiste una condizione di emergenza per la carenza di personale, che inizia a riguardare anche gli Oss. La disponibilità e la motivazione degli operatori è massima ma esiste un serio problema di numeri, che va risolto in modo temporaneo e immediato da un lato, strutturale dall'altro. A livello immediato, alcune regioni, come il Veneto, proponevano di utilizzare i cosiddetti 'oss con la terza s' in alcune funzioni sanitarie: ma a proposta è stata bocciata dal Consiglio di Stato. Da parte nostra, sempre come soluzione tampone, abbiamo chiesto, in accordo con la federazione degli infermieri, che sia data la possibilità, almeno in emergenza, a chi lavora nel pubblico di avere anche un rapporto temporaneo con il privato. Dal punto di vista strutturale, nel momento in cui nel Pnrr si parla di tante case di comunità, ciascuna con un infermiere, la preoccupazione è grande e la soluzione deve essere, appunto, strutturale: bisogna cambiare i percorsi di formazione, eliminare il numero chiuso, o non miglioreremo la situazione neanche in prospettiva. La situazione è molto grave – ribadisce Vanni – Abbiamo incontrato il ministro e le associazioni degli infermieri, per trovare alleanze e proposte, ma mi sembra che si faccia fatica ad affrontare la situazione seriamente. Ora, anche l'obbligo di Green Pass rischia di far allontanare qualche operatore, perché chi non vuole vaccinarsi dovrebbe affrontare costi molto alti per i tamponi. Devo dire però che abbiamo una percentuale di personale vaccinato molto alta e questo ci rassicura. Stiamo però cercando di capire come venire incontro a quegli operatori che, per motivi di salute, non possono vaccinarsi: dovremo impegnarli altrove, per proteggere gli utenti ma anche per tutelare loro, che non devono essere penalizzati”.

Chiara Ludovisi

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)