Il giornalista Domenico Iannacone con il suo spettacolo a teatro

Due ore di storie vere, edificanti, poetiche dal palcoscenico del Teatro Filarmonico a Piove di Sacco, che a marzo concluderà “Sentire” (ottima rassegna curata dall’associazione Nuova Scena).

Domenico Iannacone si è risintonizzato con il pubblico grazie a “Che ci faccio qui – in scena” (presentato al Filarmonico il 22 febbraio scorso) prodotto da Teatro del Loto/TeatriMolisani, con musiche dal vivo di Francesco Santalucia e installazioni video di Raffaele Fiorella.

Il giornalista Domenico Iannacone con il suo spettacolo a teatro

«È nato dalla scelta di rallentare, sedimentare, silenziare le emozioni rispetto alla frenesia della televisione» rivela il figlio di Torella del Sannio (708 anime in Molise), dal 2001 al 2018 protagonista a vario titolo in Rai, cinque volte celebrato dal Premio Ilaria Alpi.

«La tv dev’essere mediata, il teatro forse gode di partecipazione più attiva. Affido molta importanza a dove mi esibisco: è una scatola che vivi e il palcoscenico diventa luogo fisico in cui il corpo è al primo posto. A maggior ragione in provincia, che è sempre una sorta di palestra per sviluppare sensibilità, sfumature, curiosità per le micro-storie illuminanti».

Aldo Grasso definisce il “metodo Iannacone”: affrontare anche i racconti più disperati a ciglio asciutto. È giornalismo poetico?
«Ho iniziato culturalmente con questo input. Attingo alla matrice della poesia quando tratto di luoghi, incontro persone, racconto la realtà. Le prime esperienze con la parola sono legate all’amicizia con Amelia Rosselli che mi ha introdotto fra i grandi poeti del Novecento».

Lavoro, diritti, migranti: temi che rimandano a papa Francesco?
«Mi verrebbe da dire che sono in qualche modo un suo discepolo. Di certo, più vicino a lui che ai politici e governanti che dovrebbero preoccuparsi dei più fragili e bisognosi. Francesco ha davvero rotto gli argini, un “rivoluzionario” entrato a pieno titolo nel dibattito pubblico per la difesa degli ultimi e del pianeta».

Come si impara a narrare oggi?
«Il mio modello rimane il cinema neorealista con piccole storie minime che posseggono la potenza per immedesimarsi. E il giornalismo si nutre di curiosità, altrimenti è assuefazione alla vita di redazione. Ho cercato di imporre in tv un modo di raccontare non da protagonista, ma nemmeno restando in disparte. Ecco: con Socrate, il metodo della maieutica a beneficio del pubblico».

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