Il quartiere raccontato attraverso gli occhi di chi ci vive

L’Arcella, spesso etichettata come luogo di "degrado", rappresenta un prototipo dell’attuale città contemporanea dove si concentrano frammentazioni sociali, ricche di peculiarità e multietnicità, che provano a dialogare nonostante le difficoltà.

Il quartiere raccontato attraverso gli occhi di chi ci vive

Quando un concetto viene associato a una realtà bisogna domandarsi quali sono gli attori che hanno portato a costruire tale rappresentazione. Quando si parla dell’Arcella, per esempio, l’accostamento più superficiale è quello legato al degrado: il quartiere, che si sviluppa a nord di Padova al di là del cavalcavia Borgomagno, viene spesso etichettato come zona problematica. Tra criminalità, immigrazione e spaccio, la rappresentazione che si ha dell’Arcella è monotematica, volta, ovvero, a mettere in risalto le negatività di un quartiere multietnico, ricco di differenti realtà e composto da quasi 40mila abitanti (dati dell’ultimo rapporto del Comune di Padova). Tante sfaccettature all'interno di un quartiere che negli ultimi decenni ha mutato pelle più e più volte, ma che ha mantenuto uno spirito di coesione risalente al dopoguerra, quando, dinanzi alle rovine dei bombardamenti del 1943, gli arcellani hanno trovato l’unione e la forza per ricostruire la loro vita. Un’identità esibita con orgoglio tanto da creare, nel prosieguo degli anni, il fenomeno della “città nella città”, con i suoi luoghi di aggregazione sportiva, sociale e spirituale e con la sua festa patronale all'ombra del campanile di Sant’Antonin.

Le difficoltà odierne sono figlie di una mutazione che è ancora in atto e che ha coinvolto, più in generale, le intere città italiane: sono cambiati i punti di riferimento e i centri di aggregazione, la popolazione sta invecchiando e fa fatica ad assimilare il cambiamento, si assiste a una lotta intestina tra gli spazi verdi e il cemento, le molteplicità dei percorsi lavorativi portano gli individui a spostarsi e a vedere il proprio quartiere solo come un posto dove dormire, c’è un conflitto intergenerazionale che si associa a quello più ampio dell’integrazione. L’Arcella rappresenta un prototipo dell’attuale città contemporanea dove si concentrano frammentazioni sociali, con propri aspetti negativi e positivi, che provano a dialogare. Alcuni vedono questo come risorsa: molti giovani italiani hanno scelto di vivere in questa realtà perché attratti dalla multietnicità, un elemento stimolante in termini di arricchimento culturale.

Il progetto “Sguardi d’Arcella” si inserisce in questo contesto con l’intento di capire e raccontare i fenomeni che caratterizzano il quartiere a nord di Padova, sollevando la patina di cliché e pregiudizi che attanagliano la comprensione di una realtà ricca di risorse, storie e peculiarità. E lo fa attraverso gli occhi - fotografati e accompagnati da testi - dei giovani, degli anziani, dei residenti, di quelli di passaggio, delle comunità parrocchiali, delle associazioni, degli italiani, degli stranieri, dei negozianti, degli sportivi, degli artisti che, con il proprio stato d’animo e la propria visione, arricchiscono un’unica iride multicolorata, l’Arcella. Perché solo attraverso gli occhi, anche quelli di questo quartiere, è possibile penetrare la corazza esterna e raggiungere la profondità delle cose.

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