Consacrate e consacrati sabato 3 febbraio all'Opsa. Carismi diversi attenti alla cultura attuale

Consacrate e consacrati si ritrovano sabato 3 febbraio all’Opera della Provvidenza di Sarmeola per celebrare la 28a Giornata mondiale della vita consacrata. La messa presieduta dal vescovo Claudio, alle 11, è preceduta da un momento formativo sul tema degli abusi

Consacrate e consacrati sabato 3 febbraio all'Opsa. Carismi diversi attenti alla cultura attuale

Il 2 febbraio, festa della Presentazione del Signore, ricorre la 28a Giornata mondiale della vita consacrata, celebrata in Diocesi di Padova – sabato 3 all’Opsa di Sarmeola – in una mattinata particolare: alle 11 la messa presieduta dal vescovo Claudio, preceduta da un momento di riflessione/formazione per i consacrati e le consacrate sul tema degli abusi. «Il senso di questa giornata – spiega don Antonio Oriente, delegato vescovile per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica – è presentare al Signore come Chiesa diocesana la testimonianza, la profezia, i carismi, le riflessioni, le fatiche, la preghiera di questi fratelli e sorelle che con la loro vita permettono al Signore di essere più vicino a noi». In occasione della giornata, il Consiglio della vita consacrata, con l’approvazione del vescovo, ha pensato di proporre due momenti di formazione – il secondo sarà in marzo – sul tema dell’abuso sotto i profili penale, civile e canonico e in un secondo tempo in prospettiva psicopedagogica. «Lo scopo è formare e informare. La formazione è un incoraggiamento per la prosecuzione del lavoro iniziato in quanto gli istituti di vita consacrata si stanno dotando di linee guida su questo tema. Inoltre hanno riscosso un vivo interesse i vari approfondimenti sull’abuso spirituale, che è sempre una forma di abuso di potere, poiché gli autori, a loro volta non sempre consapevoli dei danni che provocano, sfruttano il proprio ruolo oppure le proprie funzioni per oltrepassare limiti, senza che l’altro sia in grado di difendersi». Una giornata, quindi, per fermarsi e riflettere e poi, durante l’eucaristia, per ricordare gli anniversari di consacrazione e rinnovare i voti di povertà, obbedienza e castità. «Emettere i voti nella professione religiosa – sottolinea suor Donatella Lessio, delegata Usmi (Unione superiore maggiori d’Italia) – è impegnarsi con Dio, davanti alla Chiesa, a testimoniare con la propria persona e la propria vita il messaggio che i consigli evangelici hanno in seno. In questa giornata il rinnovo è puramente devozionale, ma questo non significa che non porti in sé tutta la carica di una donazione senza limiti, anzi. Questa giornata aiuta noi – religiose e religiosi – a ridire con consapevolezza maggiore il nostro sì, il nostro amore a Dio e la nostra scelta di essere vicini all’umanità, specie quella sofferente o nel bisogno. Come una coppia non dovrebbe mai stancarsi di dirsi il proprio amore, così anche noi, con il rinnovo dei voti vogliamo ridire la nostra adesione alla chiamata del Signore. È un momento di grande serietà, intensità ed intimità con Dio, vissuto assieme ad altre sorelle e ad altri fratelli che hanno fatto la stessa scelta».

«Il messaggio che questa giornata trasmette alla Diocesi – afferma padre Adriano Moro, segretario Cism (Conferenza italiana dei superiori maggiori) – è quello di una sfida per cammini comuni che chiede reciprocità, cioè desideri condivisi di comunione, dialogo e confronto reale e familiare, costruendo fraterne e familiari relazioni tra vita consacrata e Diocesi». Lo diceva chiaramente papa Giovanni Paolo II nell’esortazione apostolica post sinodale Vita Consecrata (25 marzo 1996) quando parlava del ruolo significativo che spetta alle persone consacrate anche all’interno delle Chiese particolari e sottolineava la «feconda e ordinata comunione ecclesiale». «La volontà comune – aggiunge padre Moro – deve essere quella di costruire una Chiesa che sia davvero capace di comunione, di fraternità, di relazioni forti, di accoglienza di tutti, di armonia che permetta di accogliere quella ricchezza che è posta in ognuno di noi. Se come vita consacrata e Diocesi dimostreremo insieme di saper ancora raccontare il Vangelo alle donne e agli uomini delle nostre comunità parrocchiali, con le nostre identità e con le nostre scelte, saremo profeti, altrimenti, tutto sarà più difficile e senza futuro». La vita consacrata in questi anni sta portando avanti una profonda riflessione che le permette di tenere salda la dimensione carismatica e l’attenzione per la cultura attuale. «La consapevolezza che l’attuale situazione è una reale opportunità per riformulare il senso della dimensione discepolare della vita consacrata – conclude don Antonio Oriente – è confermata da studi e riflessioni fatti da ordini, congregazioni e istituti. I consacrati e le consacrate presenti nella nostra Diocesi promuovono iniziative per incontrarsi, conoscersi e scambiarsi pensieri e prospettive. I giovani religiosi del Triveneto sono in stretto collegamento fra di loro, strutturano incontri, vivono momenti di comunione. C’è un desiderio nuovo che viene certamente dallo Spirito che semina speranza. In tanti volti e nelle parole di molti consacrati emerge la certezza che Dio opera nella storia e nella vita di tante persone consacrate, che nonostante la diminuzione numerica e il crescere dell’età lasciano trasparire la forza e la bellezza della speranza che viene dal Signore».

Appuntamento formativo il 3 febbraio all’Opsa
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Sabato 3 febbraio, alle 9 all’Opsa, si tiene l’incontro su “Abusi. Profili penali, civili e canonici” con suor Tiziana Merletti e Giuseppe Comotti del Sinai, Servizio informazione ed aiuto della Diocesi; segue la messa (ore 11). Il 2 marzo, all’Istituto Sant’Antonio Dottore, prosegue la riflessione su “Le basi psico-pedagogiche della relazione educativa” con don Antonio Oriente e Silvia Destro.

Un dono

«Siamo un “popolo” – afferma suor Donatella Lessio – che si impegna a testimoniare che l’amore ha nella donazione incondizionata la sua forza generatrice, che nell’obbedienza mette a disposizione, nella libertà, la propria persona per costruire dentro la storia, un’umanità nuova». «Il secolare consacrato – aggiunge Dolfina Tecchiato, segretaria Ciis – si sente chiamato a consacrare tutto se stesso a Dio per testimoniare il Vangelo, immerso nelle realtà secolari che condivide con gli uomini e le donne del suo tempo. Ogni persona consacrata è  un dono per il popolo  di Dio».

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