Oscar green, futuro ai campi: proclamati i vincitori al Bo

L'aula magna del Bo di Padova ha accolto quasi 400 neo imprenditori provenienti da tutto il Veneto per la proclamazione dei vincitori dell'Oscar green. Qualità di vita, sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e valorizzazione della civiltà contadina.

Oscar green, futuro ai campi: proclamati i vincitori al Bo

«Ogni anno in questa occasione consegniamo all’opinione pubblica uno spaccato imprenditoriale di tutto rispetto iniettando fiducia nell’agroalimentare italiano, che manifesta tutto il suo appeal attraverso le nuove generazioni che investono continuamente nel settore».

Le parole di Alex Vantini, delegato di Giovani impresa Coldiretti, esprimono bene il senso del concorso dedicato all’innovazione in agricoltura giunto alla 12a edizione, ormai meglio conosciuto con il titolo di Oscar green.

A salutare l'evento nei giorni scorsi, in una gremita aula magna del Bo di Padova, quasi 400 neo imprenditori veneti che non hanno mancato di applaudire i concorrenti che, con i loro progetti, stanno portando linfa nuova al comparto agricolo, facendone uno dei più gettonati da chi sceglie come sfida professionale la qualità della vita, la sostenibilità ambientale, la sicurezza alimentare e la valorizzazione della civiltà contadina. «Il Veneto  – ha detto il presidente regionale della Coldiretti Daniele Salvagno – si è presentato come una fertile “terra di idee”. Sono molte le storie da conoscere: dai ritorni all’approccio da neofiti fino alle rinunce a sicure carriere professionali. Il settore primario, grazie alle nuove generazioni, brilla per la tecnologia, l’innesto col digitale conserva il rispetto della tradizione. Una vera iniezione di speranza per il sistema economico e del made in Italy».

«È grazie a loro – ha continuato Salvagno – se le viti sono ancora piantate sulle Dolomiti, se la pecora alpagota continua a essere allevata, se lo zafferano si è trasferito in pianura padana, se la canapa sta vivendo la sua riscoperta, se si beve una birra a km zero, se il kaki diventa aceto, se nelle aree marginali le piante officinali si trasformano in biocreme. E ancora, se la gelateria del centro si sposta in campagna, se i cittadini possono decidere quale lana usare direttamente toccando un alpaca, se il pesce di lago viene servito pescato e confezionato, se il turismo è slow, se le aziende fanno rete per fare meglio il marketing più appropriato e così via».

«L’elenco delle esperienze è lungo e incoraggiante – ha precisato il direttore regionale di Coldiretti Pietro Piccioni – soprattutto per chi sa guardare nella direzione giusta, comprendendo che servono preparazione e cultura per gestire un’impresa agricola. Finanziamenti e agevolazioni aiutano in questa scommessa, ma è necessario ancora sburocratizzare e alleggerire l’intraprendenza giovanile con processi che la Coldiretti promuove da tempo grazie ai centri di assistenza agricola che incrementano la velocità nella richiesta di autorizzazioni e permessi, facilitando così l’operatività quotidiana. Non ultimo l’introduzione del “Portale del socio” per ridurre i passaggi amministrativi attraverso internet, connettendosi dal campo alla contabilità on line».

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