Caritas antoniana, il “Progetto 2019” in Togo sarà presentato al concerto di Simone Cristicchi che venerdì 28 chiude il Giugno Antoniano

Obiettivo dell’intervento la costruzione e l’avviamento di un centro di riabilitazione e formazione professionale in Togo a favore dei malati psichiatrici, seguendo le orme di Grégoire Ahongbonon, il «Basaglia d’Africa»

Caritas antoniana, il “Progetto 2019” in Togo sarà presentato al concerto di Simone Cristicchi che venerdì 28 chiude il Giugno Antoniano

Costruire un centro di riabilitazione e formazione professionale a favore dei più poveri tra i poveri, ovvero i malati psichiatrici. E costruirlo in Togo, dove i “matti” non meglio diagnosticati sono spesso considerati posseduti dagli spiriti maligni o dal demonio, a seconda del credo. Dove l’unica medicina è spesso l’esorcismo, variamente inteso e ancor più praticato: legando il malato, isolandolo da tutti, costringendolo a riti e digiuni incomprensibili. Caritas sant’Antonio, l’organizzazione senza scopo di lucro dei frati della Basilica di sant’Antonio di Padova, per il Progetto 2019 va in questo Paese africano non per fare carità, ma per fare giustizia, e ridare dignità ai tanti malati.

Un progetto importante sia per la sua valenza simbolica, sia per l’ammontare del finanziamento necessario, 490mila euro. Sarà realizzato nel villaggio di Zooti, nella Diocesi di Aneho, dove la maggior parte della popolazione vive con poco più di un dollaro al giorno. Il centro di riabilitazione e formazione professionale vuole migliorare le condizioni di vita dei pazienti psichiatrici in via di guarigione, ospitati nel Centre Miséricorde de Zooti fondato nel 2015 da Grégoire Ahongbonon, il «Basaglia d’Africa», e favorirne il reinserimento sociale attraverso il lavoro. Se le cure mediche e della persona che si praticano al centro sono il primo passo verso la guarigione, il lavoro è infatti il secondo, indispensabile per dare a queste persone emarginate il modo di ricostruirsi un futuro.

Il progetto prevede la costruzione di due aree di assistenza (una per le donne e una per gli uomini), un edificio per i laboratori di arti e mestieri, un pozzo e un serbatoio idrico, l’avvio di attività agricole e di allevamento in un terreno vicino al centro per auto-sostenere l’alimentazione degli ospiti. Alcune attività, come sartoria, panetteria e parrucchiera, saranno accessibili al pubblico esterno, in modo da far diminuire il pregiudizio verso la malattia mentale. Il Centro di formazione professionale, che si avvale della collaborazione dell’Associazione San Camillo De Lellis di Zooti, potrà accogliere una cinquantina di persone.

Sul sito di Caritas sant’Antonio è possibile consultare la scheda del progetto, sostenerlo e seguirne l'evoluzione passo a passo. Info: tel. 049 8603310, da lunedì a venerdì dalle 9.00 alle 13.00 - caritas@santantonio.org - www.caritasantoniana.org .

Quello in Togo sarà un altro importante intervento per Caritas sant’Antonio, che nel 2018 ha investito oltre 1 milione 660 mila euro in 80 progetti in 32 Paesi del mondo. Ne hanno beneficiato 1 milione e 200 mila persone, in particolare di periferie e zone rurali di Africa, Asia e America latina. L’organizzazione non-profit dei francescani conventuali del Nord Italia opera soprattutto attraverso microprogetti, una modalità per sostenere interventi “insieme” alla gente del luogo e alla Chiesa locale, invece che cattedrali nel deserto.

Il progetto sarà presentato venerdì 28 giugno alle 20.45 nel Sagrato della basilica, durante il concerto “Abbi cura di me tour” di Simone Cristicchida tempo sensibile al tema della malattia mentale. Nel concerto a ingresso gratuito si riascolteranno i più grandi successi del cantautore romano. Oltre ad “Abbi cura di me”, un brano che ha incantato il pubblico del 69° Festival di Sanremo, il nuovo tour ripercorre tutta la sua straordinaria carriera partendo dai giorni nostri agli esordi nel 2005. Tra tutti i successi, anche “Ti regalerò una rosa”, che sbancò il 57° Festival di Sanremo nel 2007 con la vittoria, il Premio della Critica Mia Martini e il Premio della Sala Stampa Radio-TV. L’artista romano per la canzone si ispirò all’imponente manicomio di Girifalco, in Calabria. Da lì partì un viaggio fisico e interiore del cantautore proseguito anche in altri ospedali psichiatrici d'Italia.

Il testo, che sintetizza in modo struggente alcune storie vere raccontategli dai pazienti che allora incontrò, rappresenta una lettera dolorosa e dolcissima che Antonio (coincidenza che porti il nome del Santo?), un uomo con problemi psichiatrici, scrive a Margherita, la sua amata conosciuta nel manicomio dove è rinchiuso. «Mi chiamo Antonio e sono matto / Sono nato nel '54 e vivo qui da quando ero bambino / Credevo di parlare col demonio / Così mi hanno chiuso quarant'anni dentro a un manicomio». «I matti sono punti di domanda senza frase / Migliaia di astronavi che non tornano alla base / Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole / I matti sono apostoli di un Dio che non li vuole / Mi fabbrico la neve col polistirolo / La mia patologia è che son rimasto solo / Ora prendete un telescopio… misurate le distanze / E guardate tra me e voi… chi è più pericoloso?».

Fonte: Ufficio Stampa Messaggero di Sant'Antonio

Copyright Difesa del popolo (Tutti i diritti riservati)
Fonte: Comunicato stampa