Brutta notizia: in Italia la crisi la pagano i minori

I piccoli italiani in situazione di indigenza sono più di un milione, quasi uno su dieci. I più penalizzati vivono al Sud, vengono da famiglie straniere o numerose. Si attendono gli esiti del Fondo della povertà, ma il senatore Lepri propone una misura universalistica per tutti.

Brutta notizia: in Italia la crisi la pagano i minori

Sono il nostro futuro ma non ce ne curiamo abbastanza.
Dovremmo crescerli, proteggerli, educarli, e invece i bambini e gli adolescenti – i “minori” nelle statistiche – sono quelli che hanno pagato il prezzo più elevato della crisi, scontando un peggioramento della loro condizione di vita anche rispetto alle generazioni più anziane.

I bambini che in Italia vivono in povertà assoluta sono 1 milione e 45 mila, l’8,7 per cento del totale, e questa tremenda realtà che coinvolge 571 mila famiglie è in aumento.
Nel 2014 i minori che vivono in precarie condizioni economiche sono triplicati rispetto al 2008, anno di inizio della crisi economica.
Povertà significa soprattutto maggiore difficoltà a effettuare un pasto proteico almeno ogni due giorni, a riscaldare adeguatamente l’abitazione, a sostenere spese impreviste o a effettuare una settimana di ferie all’anno lontani da casa.
Nel 2015 il 3,6 per cento dei minori italiani vive in famiglie che non possono permettersi due paia di scarpe per ogni bambino, mentre il 10 per cento non acquista abiti nuovi; il 4,1 per cento vive in famiglie che non riescono a far loro mangiare frutta o verdura fresca mentre il 5,9 per cento non mangia un pasto proteico almeno una volta al giorno.

Le famiglie in condizione di povertà assoluta sono 1,47 milioni – il 5,7 per cento del totale – vale a dire 4,1 milioni di persone, corrispondenti al 6,8 per cento dell’intera popolazione italiana.
Le difficoltà vissute dai bambini sono legate a quelle dei genitori che, soprattutto a causa di un’offerta di lavoro scarsa e precaria, non sono in grado di offrire una vita dignitosa ai propri figli.
Lo spaccato che l’Istat mostra attraverso il suo dossier, infatti, dice che i minori poveri vivono in prevalenza in famiglie numerose, con un solo occupato, dove il capofamiglia ha un basso profilo professionale o un basso titolo di studio.
Nel Mezzogiorno l’incidenza è più elevata: «Un rischio di povertà relativa circa 4 volte superiore, rispettivamente a quello dei residenti al Nord e a coloro che vivono con una persona di riferimento almeno diplomata», dice l’Istat, ma circa la metà dei minori in povertà assoluta vive al Nord con famiglie composte da genitori stranieri e residenti in aree metropolitane.
La povertà è vissuta maggiormente nelle famiglie con almeno tre figli: il 18,6 per cento di queste si trovano in difficoltà, un dato doppio rispetto a quelle con due figli e triplo rispetto a quello con un solo figlio. Il livello di spesa è sotto la linea di povertà anche del 50 per cento per le famiglie che risiedono in un grande comune, in un’abitazione in affitto, con persone di riferimento fuori dal mercato del lavoro, con una quota elevata di minori stranieri, in famiglie numerose e con almeno un fratello minore.

Per porre rimedio a questa situazione il governo si è attivato con il Fondo povertà istituito in legge di Stabilità 2016 e si prevede che ne beneficeranno circa 280 mila famiglie, 550 mila bambini e quasi 1 milione 150 mila persone.
E la scorsa settimana il senatore Stefano Lepri ha presentato un disegno di legge con l’obiettivo di «sostituire tutti gli attuali interventi con un’unica misura universalistica per tutti e per ogni figlio a carico, con una progressività selettiva».
Un percorso possibile visto che la spesa sarebbe di 23,4 miliardi, 4 in più rispetto al costo delle misure attualmente previste che verrebbero abrogate: «Un vantaggio rispetto ad altre proposte una tantum, come il bonus bebè, che è utile ma non determinante per combattere la crisi demografica».

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