Covid e migranti, migliora la situazione nei centri di accoglienza. Ma restano le criticità

Secondo monitoraggio del Tavolo Asilo e del Tavolo Immigrazione e Salute in 179 strutture. Passi avanti rispetto all’inizio della pandemia ma restano difficoltà strutturali e organizzative. “Garantire vaccino anche a migranti in condizione di fragilità, a chi è in strada o vive in siti informali”

Covid e migranti, migliora la situazione nei centri di accoglienza. Ma restano le criticità

Migliora la gestione del coronavirus all’interno dei centri di accoglienza, ma restano le criticità: dagli ingressi bloccati alle indicazioni ancora troppo vaghe, dalle soluzioni fai da te alla difficoltà di garantire realmente l’isolamento. Lo rileva il secondo monitoraggio su coronavirus e centri di accoglienza, promosso dal Tavolo asilo nazionale e dal Tavolo Immigrazione e Salute. Rispetto alla prima rilevazione, effettuata tra aprile e maggio 2020, alla nuova indagine (che si è conclusa nel novembre scorso) hanno risposto 179 strutture (16 in meno). 

Piccoli passi avanti

In dettaglio, le strutture di accoglienza sembrano aver messo in atto delle misure migliorative per rispondere al meglio all’esigenza di garantire l’isolamento fiduciario. In particolare per i referenti, il distanziamento risulta maggiormente garantito durante i pasti (81%) e negli spazi comuni (79%), mentre è più problematico – nelle stanze in cui gli ospiti dormono (69%) e nell’uso di servizi igienici (65%). “Tuttavia - si legge nel rapporto -, entrando nel dettaglio delle misure adottate, quella che era una delle maggiori criticità nella precedente rilevazione, ovvero il “disporre di spazi adeguati per poter ospitare la persona in una stanza singola con bagno riservato”, verso cui il 47% dei referenti delle strutture dichiarava di non essere attrezzato, è stata solo in parte superata, scendendo al 35%”. La dotazione di Dpi, come gel e mascehrine, in quantità sufficiente, che era garantita dal 72% dei rispondenti ad aprile-maggio, è notevolmente migliorata, attestandosi sul 94%. Sotto un profilo più organizzativo/funzionale, nei 6 mesi fra la prima e la seconda rilevazione, è aumentata la disponibilità di personale che porta il cibo alle persone isolate (passata dal 69% all’83%). Più critica, ma anch’essa migliorata dalla precedente rilevazione, la disponibilità di adeguati servizi di raccolta dei rifiuti e di servizi per la gestione della biancheria (dal 49% al 65%).

Pochi i casi di contagio nelle strutture di utenti e operatori

Il monitoraggio prova anche a indagare l’incidenza dell’infezione da coronavirus nelle strutture analizzate da marzo al 30 ottobre 2020. In totale i casi sono stati 409 su 9.754 beneficiari accolti all’interno delle strutture che hanno risposto al questionario (con 4,2%). Sui 1.845 operatori delle stesse strutture, l’incidenza dei malati è stata del 5,6% (essendosi registrati 103 casi di Covid 19). “Pur nella parzialità del dato che fotografa solo le strutture che hanno aderito alla survey, non sembra delinearsi una situazione emergenziale ma certamente si tratta di una popolazione da monitorare e da tutelare, in quanto c’è una evidente maggiore difficoltà nella gestione dei casi riportata dalle strutture nei paragrafi precedenti, sia con riguardo agli operatori che agli ospiti” continua il report -. Gli operatori si sentono, e i dati lo confermano, più esposti al rischio del contagio, dovendo espletare le proprie mansioni per lo più attraverso un’attività sul campo, a contatto con altre persone verso le quali sono chiamati a compiere servizi ed azioni di prossimità. I beneficiari, dal canto loro, sono presi fra la necessità di portare avanti le loro attività, in alcuni casi studio, inserimento professionale o lavoro, e contemporaneamente di tenere dei comportamenti massimamente rispettosi della salute delle altre persone con cui condividano l’ospitalità nella struttura di accoglienza”.

Una sfida, come la definiscono i promotori del monitoraggio, ancora tutta da giocare. Nel lavoro non si nasconde la sensazione di “solitudine” in cui si sono trovate le strutture di accoglienza nella gestione della pandemia per lo scarso coordinamento con le istituzioni di riferimento. In molti casi le soluzioni fai da te hanno prevalso, insieme al buonsenso.

Le linee guida del ministero e la loro difficoltà di applicazione

Le organizzazioni ricordano che a fine luglio sono state emanate le “Indicazioni operative ad interim per la gestione di strutture con persone ad elevata fragilità e marginalità socio-sanitaria nel quadro dell’epidemia Covid 19”, un documento redatto dall’Inmp su mandato del Ministero della Salute, trasmesso per il tramite del Ministero dell’Interno e dell’Anci, alle Prefetture e ai progetti territoriali di accoglienza. Le indicazioni contenute nel testo, però, sono state ritenute da subito di difficile attuazione. Non solo, ma secondo il monitoraggio poco più della metà dei rispondenti afferma di conoscere il documento in quanto trasmesso ufficialmente (27% dei casi) o per informazione personale (26%); il restante 47% è suddiviso a metà fra chi dichiara di non conoscerlo affatto e chi, pur affermando di non conoscere il documento, dichiara di avere comunque ricevuto delle puntuali indicazioni operative. A chi ha affermato di conoscere le Indicazioni operative è stato chiesto se queste fossero state applicate ed in tal caso, il 37% ha risposto di sì, il 51% di averlo fatto solo parzialmente; il restante 12% ha dichiarato invece di non averle applicate.

Tra le maggiori criticità resta le difficoltà di garantire l’isolamento, in particolare nella gestione di piccole strutture nelle quali vengono accolti principalmente nuclei familiari; l’assenza di indicazioni specifiche per alcune tipologie di accoglienza come quella delle vittime di tratta (in tal caso soprattutto per quanto attiene alle strutture di pronto intervento sociale), o per i beneficiari dei corridoi umanitari; e più in generale viene riportato come criticità del documento “l’aver affrontato in modo congiunto situazioni e contesti estremamente diversi”; la mancanza di indicazioni relative ai ruoli, alle responsabilità e alle tempistiche rispetto alle misure indicate. Infine, si sottolinea la difficoltà organizzativa e di raccordo con altri sistemi delle aziende sanitarie e la complicata, se non l’impossibile attuazione delle linee guida, in contesti sociali spesso privi di servizi di base e di coordinamento. 

Le richieste al nuovo Governo Draghi

Nel documento Tavolo Asilo e Tavolo Immigrazione e salute hanno anche inserito alcune indicazioni per il futuro. In particolare chiedono di prevedere l’istituzione di tavoli di coordinamento e/o commissioni funzionali temporanei per facilitare la costruzione di reti, lo sviluppo di prassi coordinate tra gli enti coinvolti così come la sottoscrizione di protocolli. “La mera trasmissione di linee di indirizzo continua a “lasciare soli” gli enti gestori dei centri e non contribuisce, nella pratica, ad abbattere le difficoltà di coordinamento riscontrate, in particolare, con le istituzioni sanitarie” spiegano. Si chiede inoltre di differenziare le indicazioni tenendo conto dei contesti estremamente diversi che caratterizzano le varie tipologie di accoglienza, includendo anche ii centri per vittime di tratta o le strutture per persone senza fissa dimora; per le strutture che accolgono minori non accompagnati prevedere delle indicazioni che tengano conto delle previsioni della L. 47/2017 in materia di accoglienza, nomina del tutore e protezione del minore.

Infine, tra le richiese c’è quella di identificare, anche con il supporto delle associazioni ed enti del terzo settore, i soggetti che, per età e condizioni di salute, possano presentare un maggior rischio di evoluzione verso la forma severa in caso di infezione da Covid, per garantire loro la possibilità di soggiornare in strutture meno affollate e che presentino condizioni abitative in grado di proteggere la loro salute. E di promuovere il potenziamento e la creazione di strutture dedicate all’isolamento fiduciario di casi sospetti e di strutture “ponte” per garantire l’isolamento prudenziale delle persone candidate all’accoglienza.  Infine, sulla questione vaccini si chiede di Includere esplicitamente nel piano strategico le persone socialmente fragili presenti nelle strutture d'accoglienza, in insediamenti formali ed informali, e le persone senza dimora.

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)