Milano, così è cambiata la prostituzione durante la pandemia

Il bilancio della Fondazione Somaschi, impegnata nella lotta allo sfruttamento sessuale a Milano. “Le strade si sono progressivamente svuotate di donne. Hanno resistito soltanto le transessuali. Il lavoro delle donne proseguito negli appartamenti”. E sono aumentati gli annunci on line di incontri

Milano, così è cambiata la prostituzione durante la pandemia

“Durante la pandemia le ragazze conosciute in strada, con cui siamo sempre rimasti in contatto, ci hanno confermato che il loro lavoro proseguiva in appartamento con i clienti fissi. Solo da fine aprile 2021 hanno iniziato a tornare in strada”. È la testimonianza di Isabella Escalante, responsabile del servizio Bassa Soglia di Fondazione Somaschi, e fa capire cosa sia successo alle prostitute con lo scoppio della pandemia. “Il Covid non ha fermato la tratta di esseri umani a scopo sessuale, ha solo cambiato le modalità di accesso della clientela -aggiunge-. Con la pandemia è aumentata esponenzialmente la prostituzione in appartamento, rendendo ancora più difficile intercettare e aiutare le vittime di sfruttamento”.

Il 30 luglio è la Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani, proclamata dall'Assemblea delle Nazioni Unite. Per l'occasione, la Fondazione Somaschi, dal 1996 impegnata nella lotta contro lo sfruttamento sessuale sulle strade di Milano e dell’hinterland, fotografa il fenomeno della prostituzione in epoca pandemica. La Onlus per tutto il 2020 non ha mai interrotto i servizi che svolge: le unità mobili su strada e l’attività cosiddetta “indoor”, che monitora gli annunci sessuali online, prende contatto con le donne e offre loro supporto in caso di necessità. I servizi vengono svolti all'interno del progetto "Derive e Approdi" finanziato dal Dipartimento Pari Opportunità e dal Comune di Milano.

“Nella maggior parte dei casi il bisogno più urgente per le donne è quello di essere accompagnate dal medico per visite e controlli -sottolinea la Fondazione Somaschi in un comunicato stampa-. Ma alcune di loro, grazie al rapporto di fiducia instaurato con gli operatori, decidono di affrontare un percorso di fuoriuscita dallo sfruttamento, trovando ospitalità nelle case rifugio gestite da Fondazione Somaschi e altri enti qualificati del territorio”.

Da marzo 2020, tra zone rosse e lockdown - spiega Escalante -, le strade si sono progressivamente svuotate di donne. Hanno resistito soltanto le transessuali” Nella prima fase della pandemia anche il numero di annunci online rilevato nell’ambito dell’attività indoor è calato sensibilmente: “Tra marzo e maggio 2020 – prosegue Escalante – abbiamo toccato il minimo storico di 48 nuovi annunci rilevati e contattati, riuscendo a incontrare fisicamente solo 8 donne. Contro una media trimestrale di circa 120 contatti e 30 incontri”. Le cose però sono cambiate tra giugno e dicembre 2020: mentre le strade rimanevano vuote, gli annunci tornavano a crescere, con un picco tra giugno e dicembre. “In quei mesi – prosegue – i nostri operatori hanno monitorato 413 situazioni, riuscendo a incontrare 43 donne per accompagnamenti sanitari e colloqui di emersione dallo sfruttamento”.

L’equipe del servizio indoor di Fondazione Somaschi Onlus è composta da educatori e mediatori culturali che lavorano con telefoni, profili Facebook e chat WhatsApp attive h24. Le donne e le transessuali che aiutano, come quelle incontrate in strada, nella maggioranza dei casi sono vittime invisibili di un racket che le obbliga a prostituirsi per pagare debiti molto consistenti, spesso il prezzo del viaggio che le ha portate in Italia. Provengono soprattutto da Africa, Est Europa, Brasile, Perù, Colombia e Cina.

Dario Paladini

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)