Cittadinanza. Letta: “Ius soli? Difficile in questa legislatura”

Incontro organizzato dalle Acli sulla riforma della cittadinanza. Il segretario Pd: “Impegno preso ma in Parlamento abbiamo solo il 12 per cento”. Bonino (Più Europa): “Strada ancora lunga”. Russo (Acli): “I ragazzi in attesa sono già italiani”

Cittadinanza. Letta: “Ius soli? Difficile in questa legislatura”

“Per quanto mi riguarda non abbiate dubbi: ho parlato di ius soli nel mio discorso più importante, quello in cui sono stato votato segretario del Partito democratico. E’ un impegno che cercherò di portare a termine in questa legislatura o nella prossima. Sono realista, so bene che in questa abbiamo solo il 12 per cento in Parlamento. Ci proveremo ma lo vogliamo fare a partire da un grandissimo sforzo culturale. L’Italia nuova, del dopo pandemia deve emanciparsi dai difetti del passato”. Lo ha sottolineato Enrico Letta, segretario del Pd, in un convegno organizzato dalle Acli, nella serata di ieri a Roma. 

Al centro del dibattito la riforma della cittadinanza. Un tema che nei mesi scorsi proprio Letta ha riportato in auge con le sue dichiarazioni da neo segretario. Ma ora è lui stesso a mettere le mani avanti spiegando che la strada è ancora lunga, proprio per la connotazione dell’attuale maggioranza di Governo. “Un’Italia diversa, che guarda al futuro avrà una nuova legge sulla cittadinanza, sarà un’Italia migliore - aggiunge -. Nel 2012-2013 avevamo i volti di Kyenge e Balotelli, nel governo e nella nazionale. Negli anni successivi, a partire dal 2017 c’è stato un corto circuito culturale e mediatico. Sono state mescolate la questione degli sbarchi e quella della cittadinanza. Un overlapping totale: unendo i due temi si snatura la riflessione. Mentre il ragionamento culturale che va fatto è come definire le modalità in cui la cittadinanza viene concessa e come il corpo dei cittadini italiani viene costituito. Nel 2017 l’occasione di riforma è andata perduta, in questa legislatura le condizioni sono più complicate”. 

Attualmente ci sono tre proposte di legge in commissione Affari costituzionali: quella di Laura Boldrini, quella di Renata Polverini e quella di Matteo Orfini. “Qui parliamo di persistenza cioè del non arrendersi a una situazione in stagnazione - sottolinea Emma Bonino, senatrice di Più Europa -. Per questa legislatura mi sembra molto difficile portare a termine la riforma. Questo non vuol dire non provarci, però il punto di svolta è non dire che si tratti di una questione persa. Questa battaglia non va archiviata né dismessa sapendo che la strada non è per domani ma per i prossimi anni”. 

Per le Acli il tempo è adesso. “Ci sono 1 milione di ragazzi in attesa di avere la cittadinanza, che per noi sono già cittadini - sottolinea Antonio Russo, vicepresidente dell’Associazione cattolica lavoratori italiani.  -. Anche per loro oggi dobbiamo cercare il più ampio consenso possibile per procedere con una riforma che non può essere di destra o di sinistra: la legge del 1992 sullo ius sanguinis appartiene a un’Italia che non è più quella di oggi”. Sulla stessa scia anche il presidente dell’organizzazione, Emiliano Manfredonia: “La politica deve recuperare il coraggio di essere fedele a idee e convinzioni. Una politica che non ha coraggio è una politica che non riesce ad avere prospettive. Invece oggi noi dobbiamo avere il coraggio di combattere e vincere la battaglia sul diritto di cittadinanza perché solo così saremo in grado di dare un futuro al nostro paese”. 

L’incontro è stato aperto dalle testimonianze di Mohamed Abdallah Tailmoun, Portavoce Rete G2 – Seconde Generazioni, dell’attore Jonis Bascir e della pluricampionessa italiana di lancio del peso nelle categorie giovanili, Danielle Madam: “Il giorno più felice della mia vita è stato il 30 aprile quando sono diventata ufficialmente cittadina italiana - ha detto la ragazza - anche se non ho mai avuto dubbi su chi fossi e come mi sentissi”. E’ arrivata 17 anni fa, all’età di 5 anni, in Italia da sola col fratellino: la madre aveva deciso di affidare entrambi a uno zio che viveva già nel nostro paese, per la difficile situazione politica che stava vivendo il Camerun. Quando lo zio è morto Danielle è finita in una casa famiglia. “L’atletica ha creato una nuova me, è la cosa che mi fa stare bene. Quando sono diventata brava, ho capito chi ero: la ragazza che lanciava - racconta -. Mi stimavano tutti, ma quando sono uscite le convocazione per i campionati europei ho avuto una doccia freddissima: mancava il mio nome. Ho scoperto così cosa volesse dire non avere cittadinanza. Conosco tanti ragazzi di seconda generazione che per problemi del genere hanno lasciato da parte lo sport o altri sogni. Chi si trova nella mia situazione pensa di non poterla risolvere, io ho continuato a crederci. Poi finalmente è arrivato il decreto per quella cittadinanza che mi spettava di diritto da molto più tempo”.  

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)