Servizi prima infanzia, offerta (ancora) sotto il target Ue: l'impatto della pandemia

Report Istat: 13.834 i servizi educativi nel 2019 con oltre 361 mila posti autorizzati. Ma nel 2021 crescono i costi e le criticità affrontate dai gestori: il 55% ha ricevuto contributi straordinari dal  pubblico e circa il 62% ha attivato ammortizzatori sociali

Servizi prima infanzia, offerta (ancora) sotto il target Ue: l'impatto della pandemia

L’offerta dei servizi per la prima infanzia è “ancora sotto il target europeo”: lo rileva Istat che oggi ha diffuso il report  “Nidi e servizi integrativi per la prima infanzia” relativi all’anno educativo 2019-2020. Alla fine del 2019 - prima dell’interruzione del normale andamento dell’anno educativo 2019/2020 dovuta all’emergenza sanitaria da Covid-19 - in Italia sono 13.834 i servizi educativi per la prima infanzia, circa 500 in più rispetto all’anno precedente,  con oltre 361 mila posti autorizzati, di cui il 50% all’interno di strutture pubbliche, a titolarità dei comuni. L’offerta si compone principalmente di nidi d’infanzia (78,8%), ovvero gli asili nido istituiti nel 1971 (Legge 1044/71). I posti rimanenti sono in parte nelle sezioni primavera (12,6%), che accolgono bambini dai 24 ai 36 mesi e si collocano prevalentemente nelle scuole d’infanzia, in parte nei servizi integrativi per la prima infanzia (8,6%), che comprendono le tipologie degli spazi gioco, dei centri per bambini e genitori e dei servizi educativi in contesto domiciliare.
Nonostante i segnali di miglioramento, sottolinea Istat, l’offerta si conferma ancora sotto il parametro Ue pari al 33% di copertura dei posti rispetto ai bambini. Questo era il target da raggiungere entro il 2010, stabilito nel 2002 in sede di Consiglio europeo di Barcellona, a sostegno della conciliazione tra vita familiare e lavorativa e della maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro. In Italia i bambini sotto i 3 anni che frequentano una qualsiasi struttura educativa sono infatti il 26,3% nel 2019.

L'impatto (forte) della pandemia

Nel 2021 un’indagine ad hoc dell’istituto di ricerca evidenzia il "forte impatto" della pandemia che ha portato con se aumenti generalizzati sia dei costi di gestione delle strutture (85% dei casi), sia dei costi straordinari (88%). A fronte delle criticità riscontrate, il 55% dei gestori ha ricevuto contributi straordinari dal settore pubblico e circa il 62% ha attivato ammortizzatori sociali come la Cassa integrazione o il Fondo d’integrazione salariale.

“Da un’indagine realizzata nei mesi di aprile-maggio 2021 su un campione di nidi e sezioni primavera pubblici e privati, - spiega Istat - emergono le criticità affrontate dai gestori dei servizi all’avvio dell’anno educativo 2020/2021. Fra i problemi più frequenti i servizi indicano: il timore delle famiglie (84%) e degli operatori (86%) per il rischio di contagio, le difficoltà organizzative nella gestione degli spazi (82%) e degli orari (68%), l’approvvigionamento dei prodotti per la sanificazione (70%) e le difficoltà delle famiglie a pagare le rette (60%)”.

“Il 29% dei gestori del settore pubblico e il 45% di quelli del settore privato dichiarano un calo delle iscrizioni (con una plausibile contrazione delle entrate provenienti dalle rette). – prosegue il report - Si riscontra inoltre la necessità di affrontare costi straordinari (88% dei servizi) e l’aumento dei costi di gestione (85%), nella maggior parte dei casi consistenti o molto consistenti”.

Per garantire la riapertura dei servizi nel mese di settembre 2020 sono state adottati riadattamenti organizzativi: rimodulazione degli spazi disponibili (93% dei servizi), formazione degli educatori (92%), orari scaglionati di ingresso e uscita (79%), attivazione di nuovi canali di contatto con le famiglie (72%), acquisto di nuovi materiali educativi (58%) e assunzione di nuovo personale (51%). "Poche le strutture che hanno ridotto l’orario di apertura (27%), - rileva Istat - il 18% ha potuto acquisire spazi aggiuntivi, meno del 10% ha diminuito il numero di sezioni, ridotto il personale o eliminato il servizio mensa". Circa il 62% dei gestori ha dovuto attivare ammortizzatori sociali come la Cassa Integrazione o il Fondo d'Integrazione Salariale, il 29% ha rimodulato il sistema tariffario.
"Si riscontra complessivamente una notevole capacità di adattamento del sistema di offerta alla difficile situazione epidemiologica. - si legge nel report - La domanda del servizio da parte delle famiglie si è mantenuta relativamente alta, con oltre l’80% dei posti disponibili occupati sia a settembre 2020 che ad aprile 2021".
A fronte delle difficoltà causate dalla pandemia, non tutti i servizi (55%) hanno ricevuto contributi straordinari da parte del settore pubblico (Stato, Regioni o comuni per i servizi privati). Nel Mezzogiorno la quota di nidi e sezioni primavera che hanno beneficiato dei contributi è del 46%, al Centro-nord sale al 57%. Una minore frequenza dei contributi straordinari si rileva anche nei servizi comunali (42%) rispetto a quelli privati (63%)

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)