Strage di Rigopiano, Anmil si costituisce parte civile

Il Gup ha rigettato la richiesta di incidente probatorio avanzata dalla difesa del sindaco e ha disposto il rito abbreviato per 7 dei 25 imputati. Secondo il legale dell'associazione, “la decisione di respingere la richiesta di incidente probatorio ha obbligato le difese ad anticipare le loro richieste di riti alternativi”

Strage di Rigopiano, Anmil si costituisce parte civile

Rito abbreviato per 17 dei 25 imputati del processo per la strage di Rigopiano, avvenuta il 18 gennaio 2017, in cui 29 persone persero la vita: è il risultato dell’udienza di ieri mattina in cui il Gup del Tribunale di Pescara , Gianluca Sarandrea, ha rigettato la richiesta dell’incidente probatorio avanzata dalla difesa del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta. Ad opporsi alcune parti civili che hanno aderito alle considerazioni tecniche svolte dalla Procura, mentre altre hanno preferito rimettersi alla decisione del giudice. Una sola parte civile si è opposta, ravvisando invece la necessità di un approfondimento tecnico sui fattori determinativi della valanga. Il giudice ha motivato il diniego spiegando l’inutilità di una perizia ai fini del giudizio da compiersi in questa fase, sollecitando inoltre le difese degli imputati ad anticipare la richiesta di rito alternativo.

Secondo il legale di Anmil,Alessandra Guarini – che assiste i genitori di Ilaria De Biase, cuoca ventiduenne dell’Hotel, nonché i figli dei coniugi Caporale (ospiti della struttura) –: “l’udienza ha finalmente prodotto un risultato e la decisione di respingere la richiesta di incidente probatorio ha sostanzialmente obbligato le difese ad anticipare le loro richieste di riti alternativi per cercare di recuperare in qualche modo la possibilità di avere perlomeno in sede di discussione di rito abbreviato una perizia. La filosofia del giudice è stata vincente perché giustamente, come GUP tenuto a vagliare la qualità degli elementi probatori del pubblico ministero ai fini del processo, ha detto di non ravvisare alcuna necessità di un simile approfondimento”.

Al centro del procedimento ci sono la mancata realizzazione della carta valanghe – ovvero il protocollo sul rischio valanga –, le presunte inadempienze relative a manutenzione e sgombero delle strade di accesso all’hotel e il tardivo allestimento del centro di coordinamento dei soccorsi. I reati ipotizzati a carico degli imputati vanno, a vario titolo, dal crollo di costruzioni o altri disastri colposi, all’omicidio e lesioni colpose, all’abuso d’ufficio e al falso ideologico.

“Alcuni dei reati – aggiunge l’Avv. Guarini – sono già a rischio prescrizione, come l’abuso d’ufficio che si prescrive in cinque anni, il falso in sette anni e mezzo, mentre per far prescrivere il crollo occorrono quindici anni".

Ricordiamo che l’Anmil, assistita anche dall'avvocato Massimiliano Gabrielli, segue da tempo la vicenda, in modo tale da potersi costituire parte civile e scendere così al fianco dei familiari delle vittime, non appena si aprirà il processo per il quale si tornerà in aula il 17 settembre.

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)