Registro unico del Terzo settore, arriva il via libera decisivo

C'è luce in fondo al tunnel: con l’intesa in Conferenza Stato Regioni superato finalmente l’ultimo scoglio prima della pubblicazione del decreto attuativo da parte del ministero del Lavoro. E' uno dei punti più rilevanti della riforma avviata nel 2016. Testo atteso entro la fine del mese

Registro unico del Terzo settore, arriva il via libera decisivo

Nessuna sorpresa, il Registro unico nazionale del Terzo settore da oggi è (finalmente) più vicino: come previsto, la Conferenza Stato-Regioni nella seduta di oggi ha trovato l’intesa sul decreto ministeriale che disegna le modalità di iscrizione degli enti e le modalità della tenuta del Registro stesso. A questo punto si attende solo il via libera definitivo del Ministero del Lavoro, con la pubblicazione del relativo decreto che nelle intenzioni del governo dovrebbe andare in Gazzetta Ufficiale entro il mese di settembre.

Nella seduta odierna si è dunque trovata la quadra, già attesa in realtà un mese fa, all’inizio di agosto, quando l’intesa in Conferenza Stato Regioni era stata però rinviata in seguito ad alcune osservazioni avanzate dalla Provincia autonoma di Bolzano. Il Registro sarà unico a livello nazionale, ma vi saranno varie sezioni a seconda della natura giuridica dei diversi enti: sostituirà i tanti registri nazionali e locali che oggi vedono iscritte oltre 300 mila diverse organizzazioni del non profit. L’iscrizione non sarà obbligatoria, ma sarà la porta di ingresso necessaria per usufruire anche di una serie di vantaggi fiscali. Con la pubblicazione del decreto attuativo e la sua entrata in vigore si sarà finalmente compiuto uno dei punti più rilevanti della cammino avviato nel 2016 con l’approvazione della legge delega sulla riforma del Terzo settore. 

C'è soddisfazione fra i rappresentanti istituzionali che hanno portato a termine il lavoro: "Finalmente - afferma il presidente del Molise, Donato Toma, che oggi ha presieduto la Conferenza delle Regioni che ha preceduto quella Unificata - arriva una risposta attesa da tutto il Terzo settore. Il registro unico nazionale del terzo settore si sostituisce ai diversi registri previsti dalla vecchia disciplina e permette anche l'iscrizione nel registro di enti che prima non erano tenuti ad alcuna iscrizione. E' davvero un traguardo molto importante- conclude Toma - raggiunto anche con il contributo propositivo delle Regioni che hanno contribuito a migliore il testo in un'ottica ai attenzione ai territori che non perdesse di vista l'obiettivo dell'uniformità".Nel dettaglio il decreto disciplina: le procedure per l'iscrizione e per la cancellazione degli enti nel Registro Unico Nazionale del Terzo settore, nonché i documenti da presentare ai fini dell'iscrizione, al fine di garantire l'uniformità di trattamento degli Enti del Terzo Settore sull'intero territorio nazionale; le modalità di deposito degli atti; c) le regole per la predisposizione, la tenuta, la conservazione e la gestione del Registro Unico; le modalità di comunicazione dei dati tra il Registro Imprese e il Registro Unico di cui alla lettera a) con riferimento agli Enti del Terzo settore iscritti nel Registro delle imprese.“L’intesa trovata oggi tra Stato e Regioni sul registro unico del Terzo Settore è – commenta Stefano Lepri, responsabile Terzo Settore per la segreteria nazionale del Pd - una bella notizia, perché avremo presto, con l’approvazione del relativo decreto ministeriale, procedure chiare e omogenee per l'iscrizione e la cancellazione degli enti del terzo settore nel Registro Unico Nazionale. Ci saranno varie sezioni, a seconda della natura giuridica dei diversi enti. Si passa così da una situazione che vede la tenuta di più registri con criteri diversi tra regione e regione ad un unico sistema di registrazione nazionale, pur articolato territorialmente. Si tratta di un salto in avanti fondamentale, sia in termini di trasparenza che di semplificazione delle procedure. Un altro bel risultato, frutto della lungimirante legge sul terzo settore approvata nella scorsa legislatura”. 

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)