Arcella, una ciclovia immersa nel verde: più spazio alla vivibilità e contrasto al degrado

Migliorare il quartiere partendo dai bisogni più vicini ai cittadini senza puntare su progetti costosi: è l'idea dell'architetto argentino, Antonio Huaroto, che da dieci anni sta realizzando percorsi verdi all'interno dell'Arcella contrastando il degrado urbano. Una pista ciclabile attraverserà San Bellino per circa un chilometro permettendo a bambini, anziani e mamme con passeggini di camminare accanto a orti botanici e giardini: un tratto è già stato realizzato e i residenti sono entusiasti.  

Arcella, una ciclovia immersa nel verde: più spazio alla vivibilità e contrasto al degrado

Migliorare un quartiere senza puntare su progetti mastodontici, ma partendo dai bisogni quotidiani e dalle piccole cose, è possibile. Soprattutto ascoltando le necessità dei residenti e respirando le strade per cogliere quello che serve veramente a migliorare la quotidianità. Antonio Huaroto, architetto argentino, da più di 10 anni è attivo nella zona di San Bellino per promuovere iniziative dal basso con l’intento di restituire al quartiere dignità e maggior vivibilità al contatto con il verde.

Il primo progetto: un percorso casa-scuola nel verde - E’ del 2006 la sua prima proposta: una piccola lingua di verde che sgomita con il restante cemento che si divincola tra i palazzi di via Bramante e via Buonarroti e sbocca dinanzi alla scuola primaria Joan Mirò. Un percorso casa-scuola dove, per un istante, ci si isola dal grigio per camminare in un sentiero che, soprattutto in estate, assicura ristoro e anche profumi rilassanti. «Vedendo il degrado di alcune aree e pensando soprattutto ai bambini che escono da scuola – dice l’architetto del comitato “Vivere bene a San Bellino - ho deciso di interessarmi e coinvolgere cittadini e maestre della vicina scuola per realizzare un progetto di cittadinanza attiva. Nessuno passava più in questa zona perché era poco sicura, c’era fango e per arrivare a scuola molto spesso si allungava il tragitto. Ci sono voluti quattro anni di lavoro, con riunioni e assemblee, hanno dovuto espropriare e ripulire l’area, ma è un percorso sano che diventerà anche didattico perché vorremmo inserire delle targhette esplicative con il nome degli alberi e delle piante presenti lungo il viale».  

Un boulevard in contrasto al degrado: la ciclopedonale a San Bellino - Camminando tra le strade di San Bellino e salutando i vari residenti, Antonio Huaroto mostra, poi, quello che è per lui il progetto più bello: un tratto, già completato tra via Zize e via Induno, di un percorso ciclopedonale che, una volta terminato del tutto, attraverserà gran parte dell’area ovest dell’Arcella. Quasi un chilometro di pista, un boulevard percorribile a piedi, col passeggino o in bicicletta che da via Antonio da Murano porterà fino a parco Morandi: «Questo era il percorso ideato già nel 1956 dall'architetto Luigi Piccinato, ma era progettato per le macchine – spiega Antonio - Noi, invece, abbiamo pensato a un percorso alternativo immerso nel verde e che interessa l’istituto Briosco, la scuola Leopardi, gli asili circostanti e la palestra che sorge al centro». Il progetto, avviato nel 2008, non è semplice, ma dimostra il comune intento dei residenti di sacrificare un po’ dei propri possedimenti per il bene comune: una lotta intelligente al degrado, togliendo erbacce e siringhe e che già sta accogliendo consensi entusiasti come quelli degli atleti del vicino stadio Colbachini che percorrerebbero con piacere il tratto come riscaldamento prima delle loro attività agonistiche.

Isole ecologiche, orti botanici ma anche una mascotte: i progetti futuri - Ma nella mente di Antonio c’è qualcosa di più grande e affascinante: «Al di là della pista ciclabile, questo tratto diventa un polmone verde in una zona densamente popolata e inquinata. Noi, inoltre, vorremmo creare orti urbani, giardini scolastici, inserire delle isole ecologiche e ideare una specie di mascotte che, attraverso dei cartelli lungo il viale, possa sensibilizzare il residente a fare la raccolta differenziata, a rispettare l’ambiente e a non sporcare». Insomma, uno spazio educativo, mosso dal buon senso e dallo spirito caparbio di Huaroto che è rimasto convinto della sua idea nonostante il susseguirsi di diverse amministrazioni. Oggi, dopo circa quaranta incontri e gente che lo invitava a rinunciare, quando vede il tratto concluso e attraversato da anziani in bicicletta o mamme con bambini si sente contento e soddisfatto: «Il mio desiderio è che tutti debbano partecipare attivamente al bene città, anche quelli che vengono da fuori. Questa, per me, è integrazione perché vuol dire essere attivi nella vita del quartiere. Oggi tante persone, tra cui stranieri, vengono ai nostri incontri interessandosi e offrendosi per dare una mano: iniziative come queste sono un laboratorio spontaneo di integrazione ed educazione». 

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