Albignasego. Il vescovo ai giovani: pensiamo insieme la Chiesa di domani

Metti una domenica sera, 110 giovani, un “apericena” in patronato e poi un paio d’ore a parlare di sé, della propria fede, della Chiesa di oggi e di domani. È quanto è andato in scena a San Tommaso di Albignasego domenica scorsa, 13 gennaio, nell’appuntamento che ha chiuso la visita pastorale del vescovo Claudio alle otto parrocchie del comune.

Albignasego. Il vescovo ai giovani: pensiamo insieme la Chiesa di domani

Molti erano minorenni, la maggior parte attorno ai vent’anni, la metà impegnati come educatori o catechisti e aderenti a un’associazione o a un movimento. È così che, grazie all’intermediazione di don Paolo Zaramella e Giorgio Pusceddu dell’ufficio diocesano di pastorale di giovani, i ragazzi e il vescovo si sono guardati negli occhi senza filtri, mettendo da parte i crismi dell’etichetta e sono andati al sodo. Grazie a una serie di immagini appese alle mura della chiesa, gli under 30 hanno pennellato con poche parole-chiave il volto che oggi ha la loro fede, prima di interrogare mons. Cipolla, chiedendogli di condividere la propria testimonianza di uomo e di cristiano, prima ancora che di vescovo.

Per alcuni giovani di Albignasego, la fede ha le sembianze di un sentiero in un bosco, un cammino che unisce, da vivere insieme e in armonia, che costa sudore ma dona tanto. Per altri, una vera e propria bomba, capace di fare tabula rasa e chiedere di ricostruirsi ogni volta. Per altri ancora ha le fattezze di una panchina, lungo una strada di montagna, sulla quale sedersi, riflettere, ispirarsi. A volte la fede è appiglio, sostegno, rifugio e calore di mani che si stringono, altre è una tempesta incontrollabile, che genera paura e fa sentire minuscoli davanti all’Infinito. Anche se è nella solitudine che nasce la fiducia: non sempre, tanto meno in fatto di fede, si può contare sugli altri, occorre avere il coraggio di affrontarsi e cercare dentro di sé le risposte.

«Mentre parlavate sorridevo – ha confessato il vescovo Claudio prendendo la parola – Mi son detto: allora si può ritrovarsi e parlare di cose così importanti, anche tra giovani… sentite com’è bello? Sono momenti che danno gioia alla vita. Vedete quanto siamo ricchi? Abbiamo una vita interiore a cui dobbiamo moltissimo: questa ricchezza non va celata, dobbiamo condividerla, chi ci vive accanto deve vederla».

Don Claudio, di fronte ai giovani e ad alcuni dei parroci che hanno partecipato alla serata, ha raccontato che tra le immagini proposte aveva scelto quella di un gruppo di case, abbarbicate alla roccia in mezzo ai flutti di un mare in tempesta: la fede salva, custodisce e protegge nelle tempeste della vita. «Ma sta anche nelle piccole gocce d’acqua che permettono di far crescere il germoglio e farlo diventare pianta. Nella mia esperienza, la fede è stata sempre fatta di piccoli doni – gocce e non un torrente, appunto – che mi hanno permesso di crescere».

Al centro del confronto sono poi giunti gli assenti, tutti i giovani che ad Albignasego certo non mancano, ma che non frequentano o non credono. Per Alessandro si allontanano dall’istituzione Chiesa, per Emma non comprendono tutto ciò che possono ricevere, per Giulia la fede è complicata perché richiede impegno. «Quando ci allontaniamo dalla fede, ho come l’impressione che ci allontaniamo da noi stessi – ha condiviso il vescovo – Se siamo arrabbiati con Dio, è perché lo siamo con noi stessi, così ci allontaniamo dalla comunità perché non crediamo di poter essere accolti. Temo che ci sia tanta tristezza in giro, un grande vuoto dentro che ha bisogno di essere nascosto». Ma don Claudio ha anche provocato i giovani: «Come mai i vostri amici non sono qui stasera? Voi siete Chiesa e siete giovani, perché non considerale l’opportunità di parlare anche del Vangelo con i vostri coetanei? Andiamo verso un futuro con meno preti, meno cristiani e comunità più piccole: riusciamo adesso che siamo ancora in tanti a preparare la comunità del domani, anche senza un prete residente? Forse non terremo in piedi tutte le chiese, ma continueremo a parlare del Vangelo, anche a chi starà attraversando la tempesta della vita».

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