Cresce la povertà, e crescono le diseguaglianze

Un'Italia a due velocità, anzi quattro. Non più solo la frattura tra Nord e Sud, ma anche quella tra ricchi e poveri: il benessere economico delle famiglie italiane aumenta, anche se il numero dei poveri è sempre più alto. Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, aumentano i poveri, ma anche chi sta meglio. Le cause del disagio economico sono principalmente legate alla difficoltà di entrare e restare nel mercato del lavoro. Giovani e famiglie con più figli sono i soggetti più colpiti.

Cresce la povertà, e crescono le diseguaglianze

Un'Italia a due velocità, anzi quattro. Non più solo la frattura tra Nord e Sud, ma anche quella tra ricchi e poveri: il benessere economico delle famiglie italiane aumenta, anche se il numero dei poveri è sempre più alto.
La crescita, moderata, del reddito disponibile pro-capite (+1 per cento rispetto al 2014) e del potere d’acquisto (+0,9 per cento), nel biennio 2014-15 ha favorito un recupero della spesa pro-capite per consumi (+1,6 per cento).
La diminuzione delle persone che vivono in famiglie che arrivano a fine mese con grandi difficoltà (dal 17,9 per cento nel 2014 al 15,4 2015) ha ridato fiato alle famiglie, ma il risparmio resta inferiore a quello del periodo pre-crisi.
La metà delle famiglie italiane vive con 2 mila euro al mese, un valore sostanzialmente stabile, il che rappresenta una novità, sottolinea l'Istat, perché interrompe «una caduta in atto dal 2009, che ha comportato una riduzione complessiva di circa il 12 per cento del potere d'acquisto delle famiglie».

E tuttavia la situazione fotografata dall’Istat, nella quarta edizione del "Rapporto sul Benessere equo e sostenibile”, dice che dopo quasi dieci anni di crisi la povertà in Italia è raddoppiata: nel 2005 circa 2 milioni di persone si trovavano in povertà assoluta, ovvero il 3,3 per cento della popolazione. Nel 2015 la quota di persone a rischio di povertà sale al 19,9 per cento dal 19,4 dell'anno precedente, e la povertà assoluta cresce raggiungendo quota 7,6 per cento, che significa 4 milioni e 598 mila persone. L`incremento più drammatico l'abbiamo vissuto tra 2011 e 2013: in un solo triennio i poveri assoluti sono passati dal 4,4 al 7,3 per cento della popolazione.

Il disagio economico appare legato alla difficoltà di entrare e restare nel mercato del lavoro: l’11,7 per cento delle persone vive in famiglie dove si lavora poco, dato che sale al 20,3 per cento nel Mezzogiorno.
La crescita del reddito disponibile non ha modificato la disuguaglianza e i segnali positivi sembrano non coinvolgere quanti vivono in condizioni di forte disagio economico: il 28,7 per cento delle persone che vivono in Italia, più di uno su quattro, vale a dire 17 milioni 469 mila, nel 2015 è «a rischio di povertà o esclusione sociale“.
Un dato che rende gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europea 2020 ancora lontani: entro il 2020, infatti, l'Italia dovrebbe ridurre gli individui a rischio sotto la soglia dei 12 milioni 882 mila.

L'aumento della povertà colpisce in particolare le coppie con due figli e quelle di stranieri, ma i nuovi poveri sono soprattutto i giovani
Nel 2005 i più poveri erano gli anziani sopra i 65 anni (4,5 per cento circa), ma con la crisi, e la conseguente perdita di posti di lavoro, la situazione si è capovolta.
Nelle famiglie operaie il tasso di povertà assoluta è triplicato tra 2005 e 2015, passando dal 3,9 all`11,7 per cento, ed è aumentato il numero di persone che lavorano con contratti di poche ore: +28,07 per cento chi lavora tra 11 e 25 ore a settimana, +9,06 per cento chi lavora anche meno di 10 ore a settimana.
Le cause principali di povertà sono quella economica (76,9 per cento) e il disagio occupazionale (57,2 per cento), ma spesso i problemi sono abitativi e familiari.

Il rapporto Caritas conferma che quest’anno per la prima volta il numero di italiani supera quello degli stranieri nella percentuale di chi chiede aiuto alla Caritas: nel sud il 66,6 per cento di italiani ha bisogno della Caritas per andare avanti, contro il dato nazionale che vede il 57,2 per cento degli stranieri chiedere aiuto.

Quasi la metà dei residenti nel Mezzogiorno, purtroppo, risulta a rischio povertà o esclusione sociale, denunciano i dati Istat: nel 2015 la percentuale raggiunge il 46,4 per cento e supera di 18 punti la media nazionale (28,7 per cento). Al Centro la soglia si ferma al 24 per cento e al Nord al 17,4 per cento, ma anche al Sud si differenzia: in Sicilia raggiunge il 55,4 per cento, in Puglia il 47,8 per cento e in Campania tocca il 46,1 per cento.

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