Religiose in servizio per giovani autentici

I giovani devono maturare la consapevolezza di essere tesori e imparare a gestire se stessi.  Diventare buoni cristiani e onesti cittadini, come diceva Don Bosco. La gioia dell'educazione è camminare con loro: le esperienze delle suore Dimesse e delle Figlie di Maria Ausiliatrice nell'incontro con i giovani, sotto diverse sfaccettature, dalla scuola ai campi estivi, dal volontariato alla pastorale parrocchiale.

Religiose in servizio per giovani autentici

I giovani desiderano andare in profondità, vivere in modo autentico, respirare i veri valori, cercare la vita spirituale, anche se magari partecipano meno frequentemente alla messa. Desiderano stare  assieme tra loro, dando però qualità e valore al trovarsi insieme. Questa è l’esperienza che vivono le suore Dimesse, presenti a Padova con una scuola paritaria (dall’infanzia alla secondaria di primo grado), un collegio universitario e in alcune parrocchie della diocesi.

«I giovani hanno voglia di mettersi in gioco – spiega suor Lorella Ferro, insegnante di lettere e nell’ufficio pastorale per le vocazioni membro della commissione per la vita consacrata – stanno bene a contatto con la Parola e ricercano proposte significative. Nella vita concreta se vengono impegnati in qualcosa di serio rispondono con impegno e ricercano anche il servizio caritativo, spesso anzi chiedono di fare esperienze intense in missione».

Cercano autenticità: anche negli adulti o nei genitori vogliono figure significative che insegnino più che a parole con la vita, autentica e vera. Che sappiano mettersi in gioco e riconoscere i proprio errori. Adulti che hanno imparato dalle loro esperienze. Non ricercano cose particolari, ma il quotidiano vissuto nella gioia, e ciò che colpisce è la freschezza con cui si avvicinano alla vita.

«Come suore Dimesse – continua suor Lorella – ci mettiamo al loro fianco così come ci ha insegnato il nostro fondatore, padre Antonio Pagani, dei Minori osservanti. Nelle sue parole, il nostro carisma, ci sono termini impegnativi: per conformarsi a Gesù crocifisso andiamo alla sua croce e dalle sue parole e dai suoi esempi, impariamo la via al suo amore. È un cammino di sequela a Cristo, con uno sguardo sulla croce che è sguardo d’amore massimo. Una parola chiave è l’umiltà che si acquista con la conoscenza della bontà di Dio e la consapevolezza di ciò che siamo. Ecco dunque che dobbiamo aiutare i giovani ad accogliere se stessi così come sono, camminando insieme più che insegnando. Devono maturare la consapevolezza di essere tesori e imparare a gestire se stessi».

Diventare quindi, come diceva Don Bosco, buoni cristiani e onesti cittadini: un’educazione integrale, a 360 gradi, della persona. È questo il punto focale per le Figlie di Maria Ausiliatrice che sono in mezzo ai giovani con diversi servizi: dall’istruzione (le scuole, dall’infanzia alla secondaria di secondo grado) alla catechesi in parrocchia, dalla formazione professionale ai corsi per animatori e al volontariato.

«Al centro – spiega suor Francesca Venturelli, docente di storia e filosofia e coordinatrice di classe al liceo Maria Ausiliatrice di Padova – c'è il giovane con la sua educazione e la sua crescita. Una difficoltà che incontriamo alle volte è riuscire a stanarli da una sorta di apatia e suscitare in loro una ricerca, delle domande. Ma una volta fatta breccia nella loro vita, si dimostrano appassionati, in cerca di esperienze positive. Vogliono capire, si mettono in dialogo. La gioia dell’educazione è camminare con loro, vedere che si aprono a domande impegnative, riscoprono la fede, si mettono in gioco e si lasciano guidare».

Sia al Don Bosco che al Maria Ausiliatrice, a Padova, le suore attivano una serie di progetti per creare un legame con il mondo e sviluppare la capacità critica nei ragazzi: in particolare attraverso il "Service learning" invitano a condividere il proprio sapere, mettendolo a servizio degli altri. Questo ha valenza non solo per la propria persona, nella carriera lavorativa, ma anche e soprattutto in un’ottica di cittadinanza attiva. Si diventa dono: sono me stesso quindi imparo a decentrarmi. E questa è una dimensione cristiana della persona dove il protagonismo non è narcisismo, ma ricchezza relazionale, emotiva e di competenza.

«Insegniamo loro – conclude suor Francesca – a essere cittadini di domani con uno sguardo diverso, che spazia anche nell’economia etica e sostenibile e nell’educazione alla riconoscenza. Ma prima di tutto noi siamo delle consacrate. La nostra vita vorrebbe essere il segno e il riflesso dell'amore di Dio che si prende cura di noi: quello che possiamo offrire ai giovani, quindi, è prima di tutto la testimonianza, la gioia, la scelta di appartenere al Signore e di vivere insieme nella fraternità. Per loro è domanda, ricerca, qualcosa al di fuori dell’ordinario, che diventa “ma perché lo fai? Per Chi lo fai?”».

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