Morire per una finestra pulita. "Sensibilizzare i datori di lavoro"

Tre casi a Milano di colf precipitate mentre pulivano i vetri. Proprio dieci anni fa l'adozione della Convezione internazionale sul lavoro dignitoso di colf e domestici. Camera (Cisl): “Molti infortuni non vengono denunciati”. Villa (Acli): “Ci vuole piano di formazione per famiglie e colf”

Morire per una finestra pulita. "Sensibilizzare i datori di lavoro"

In due anni tre casi: precipitati mentre stavano pulendo le finestre delle case in cui lavoravano come colf. La morte, venerdì 25 giugno, di Aizza Dungca, filippina di 34 anni, caduta dalla finestra di uno stabile in corso Concordia a Milano riaccende i riflettori su una categoria di lavoratori spesso invisibili. L'8 aprile scorso era stato vittima di un incidente simile Luisito Dimaano, anche lui filippino, 58 anni, in viale Monza. E nell'agosto 2019, stesso dramma per Marilou Reyes, 54 anni, filippina, in via Cesare Battisti. “Quello del lavoro domestico è un settore particolare. Siamo amareggiati per questa ennesima donna che muore per pulire vetri -afferma Paola Camera, segretaria Fisascat Cisl Milano Metropoli-. Proprio 10 anni fa, nel giugno del 2011, la Conferenza dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha adottato la Convenzione sul lavoro dignitoso per le lavoratrici e i lavoratori domestici. E prevede in particolare che hanno diritto a lavorare in un ambiente sicuro. Purtroppo questi sono solo gli episodi più gravi e che vengono alla luce. Ma ci sono tanti altri infortuni, non mortali, che non vengono denunciati, come scottature o tagli in cucina, oppure fratture per cadute, solo per citare alcune tipologie”. 

“È un paese incivile quello in cui si continua a morire di lavoro -commenta Andrea Villa, presidente delle Acli Milanesi-. Nel settore del lavoro domestico e di cura, è particolarmente faticoso immaginare un miglioramento perché si tratta di contratti, quando ci sono, tra due parti deboli. Senz’altro va migliorata la tutela, ma più ancora va sensibilizzata la parte datoriale: la famiglia, insieme alla lavoratrice, affinché si mettano in essere una serie di attenzioni. Nel contratto a fianco di una tutela migliore dell’infortunio andrà inserita piano piano la formazione che porti alla professionalizzazione e all’attenzione ai comportamenti pericolosi. La casa è il luogo principale degli infortuni domestici e proprio per questo oltre vent’anni fa si pensò all’assicurazione per le casalinghe”. 

“Troppo spesso sento dire: 'tengo la colf in nero perché mi costa troppo e fa poche ore' -racconta Simone Bellezza, responsabile di Saf Acli srl, la società creata dalle Acli che affianca le famiglie nelle procedure per assumere una colf-. Da altri mi sono sentito dire che tenevano in nero la colf perché 'me l’ha chiesto lei di non essere regolarizzata'. Occorre invece un cambiamento culturale. Il lavoro domestico è un lavoro tutt’altro che trascurabile! Per questo ci vuole attenzione e formazione, anche per prevenire gli incidenti. Teniamo presente che anche le famiglie sono spesso un soggetto 'debole', e a volte si trovano a dover gestire questioni burocratiche veramente complesse. Di recente mi è capitato il caso di una famiglia che ha deciso di mettere in ferie la collaboratrice domestica che aveva mal di schiena per gli sforzi fatti per alzare l'anziano che accudiva, piuttosto che aprire l'infortunio. Anche le istituzioni devono fare un cambio di mentalità e dobbiamo trovare il modo di sburocratizzare molte procedure”. 

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)