Case della salute, ridotti del 25 per cento i codici bianchi al Pronto soccorso

Lo rivela uno studio dell’Agenzia sanitaria e sociale della Regione Emilia-Romagna: dove ci sono le Case della salute calano i codici bianchi, diminuiscono i ricoveri ospedalieri e si rafforza l’assistenza domiciliare al paziente. Sono 120 in regione per un bacino di utenza di oltre 2,4 milioni di cittadini

Case della salute, ridotti del 25 per cento i codici bianchi al Pronto soccorso

Meno accessi in codice bianco al Pronto Soccorso e meno ricoveri ospedalieri per le patologie trattabili in ambulatorio. Più assistenza domiciliare al paziente, sia infermieristica sia medica. A rivelarlo, uno studio dell’Agenzia sanitaria e sociale della Regione Emilia-Romagna che ha analizzato l’impatto di queste strutture sul territorio nel decennio 2009-2019. I risultati parlano di un modello che funziona e piace: “Le Case della salute fanno bene ai cittadini e al sistema sanitario regionale”.

Dove c’è una Casa della Salute si riducono del 16,1 per cento gli accessi al Pronto soccorso per cause che non richiedono un intervento urgente, percentuale che sfiora il 25,7 per cento quando il medico di medicina generale opera al loro interno. Contemporaneamente, calano (-2,4 per cento) i ricoveri ospedalieri per le patologie che possono essere curate a livello ambulatoriale (come diabete, scompenso cardiaco, broncopneumopatia cronica ostruttiva, polmonite batterica). Anche in questo caso l’effetto è maggiore (-4,5 per cento) se presente il medico di medicina generale. Non solo, perché nei territori serviti dalle Case della salute si è intensificata nel tempo (+9,5 per cento) l’assistenza domiciliare al paziente, sia infermieristica sia medica.

Secondo l’indagine, in termini assoluti le Case della salute hanno consentito, nella popolazione servita a livello regionale da queste strutture, di prevenire ogni anno mediamente circa 6.300 accessi in Pronto soccorso per motivi inappropriati e 250 ricoveri per condizioni sensibili al trattamento ambulatoriale; parallelamente, sono stati erogati 3 mila servizi di assistenza domiciliare in più. “I numeri evidenziano con chiarezza come puntare sulle Case della salute per avvicinare sempre più servizi e cure ai cittadini sia stata una scelta giusta, accompagnata dal rafforzamento, dalla riqualificazione e dalla realizzazione di nuove strutture ospedaliere – commenta l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini –. La Regione continuerà a investire su queste strutture, che già servono oltre la metà della popolazione residente in Emilia-Romagna, e che dal 2011 sono quasi triplicate, raggiungendo le 120 unità. Vogliamo che diventino sempre più un punto di riferimento certo per i cittadini, dove trovare risposta alla maggior parte dei bisogni, anche grazie alle equipe multiprofessionali e interdisciplinari di professionisti, della sanità e del sociale, che vi lavorano”.

L’indagine ha preso in esame le 88 strutture operative da almeno 9 mesi in Emilia-Romagna al 31 dicembre 2018 in comuni non capoluogo di provincia e 16 strutture in cinque città capoluogo: Parma, Reggio-Emilia, Bologna, Ferrara e Ravenna, dove la riduzione media degli accessi al Pronto soccorso per cause non urgenti è del 10,1 per cento. Tra i temi presi in esame anche quello della qualità percepita da parte degli utenti, attraverso un’indagine regionale – avviata a settembre 2018 in 7 Aziende sanitarie – per raccogliere le opinioni rispetto ad alcune caratteristiche delle Case della salute e dei Poliambulatori, come accessibilità, personale, ambienti e aspetti organizzativi. I risultati complessivi segnalano un alto grado di soddisfazione dei servizi ricevuti: il livello di soddisfazione oscilla infatti, a seconda degli aspetti valutati, dal 64 al 98 per cento, con un’ottima valutazione di affidabilità/fiducia verso le Case della Salute (96,2 per cento) e un’eccellente qualità percepita.

Le Case della salute attive in Emilia-Romagna sono 120 (erano 42 nel 2011), così suddivise in base alle Aziende sanitarie di riferimento: Ausl Romagna conta 36 Case della salute; Ausl Parma 22; Ausl Bologna 19; Ausl Imola 3; Ausl Modena 14; Ausl Reggio Emilia 11; Ausl Ferrara 7; Ausl Piacenza 8. Il bacino di utenza delle Case della Salute funzionanti è pari a circa 2.430.000 residenti, il 54 per cento della popolazione totale regionale. Sono circa 1.900 i medici di Medicina generale che operano nel territorio di riferimento delle Case della Salute, di cui oltre 500 a tempo pieno all’interno delle strutture. Per quanto riguarda i Pediatri di libera scelta, sono 260 a lavorare nel territorio di riferimento, di cui 90 all’interno delle Case della Salute. Queste strutture, inoltre, possono contare su circa 430 infermieri, 190 ostetriche, 60 assistenti sociali, a cui vanno aggiunti altri professionisti, come tecnici della riabilitazione, amministrativi, personale sanitario non medico e altro personale sanitario e tecnico. Le branche specialistiche prevalenti sono quelle previste nell’ambito dei percorsi assistenziali: cardiologia, oculistica, diabetologia.

In Emilia-Romagna il percorso di realizzazione delle Case della Salute è stato avviato nel 2010, e potenziato negli anni. L’obiettivo è quello di realizzare in modo omogeneo su tutto il territorio regionale strutture che possano essere un punto di riferimento certo per i cittadini, con servizi e assistenza di tipo sanitario e sociale. “Con i concetti di ‘casa’ e ‘salute’ – spiega la Regione – viene posta al centro la comunità nelle sue varie forme: pazienti, caregiver, associazioni di pazienti e cittadini. Le Case della Salute sono, infatti, parte integrante dell’identità della collettività, luoghi di partecipazione e valorizzazione di tutte le risorse del territorio, a partire dalle associazioni di volontariato che spesso hanno la propria sede al loro interno”.

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)