Domani Montegrotto in festa per i 60 anni del duomo e i 40 da sacerdote di don Bicciato

Prima che il gallo canti è il titolo del recital che sabato 7 giugno alle 21 al Palaberta verrà messo in scena per celebrare i due anniversari. Tra gli attori il vicario parrocchiale, don Paolo Zaramella.

Domani Montegrotto in festa per i 60 anni del duomo  e i 40 da sacerdote di don Bicciato

L’appuntamento è per sabato 7 giugno alle 21 al Palaberta: tutta la comunità sampietrina è invitata a festeggiare i sessant’anni dell’edificazione duomo di Montegrotto, e i quarant’anni di ordinazione del parroco, don Roberto Biicciato, assistendo a un recital dal titolo Prima che il gallo canti.

«Questa sacra rappresentazione è un atto di riconoscenza a quanti hanno collaborato per la costruzione della nostra chiesa e ai sacerdoti che hanno operato nella nostra parrocchia», afferma il consiglio pastorale.

La scena si apre prendendo spunto da un affresco presente nel duomo, che illustra proprio la negazione di Pietro. Sullo sfondo della vicenda, che vede protagonisti, oltre a una dozzina di parrocchiani, lo stesso vicario parrocchiale, don Paolo Zaramella nella parte dell’orante, si susseguono cinque quadri che illustrano le tappe salienti della Passione e le ore precedenti. «Pietro, nella prima immagine, simboleggia la fragilità umana – spiega Mario Simonato, regista – La sua caduta rappresenta la caduta dell’umanità stessa, e il cammino della nostra fede che viene continuamente insidiata dal male e dai dubbi e dalle difficoltà della vita, che tormentano l’uomo nella sua fragilità, come illustrano il secondo e il terzo quadro; una fragilità che trova la sua espressione nell’incapacità degli apostoli di vegliare e pregare nell’orto degli ulivi, rappresentata nel quadro successivo. Con la passione e la morte di Cristo sembra crollare ogni speranza, ma la sua resurrezione, ben raffigurata dalla quinta e ultima immagine, porta un annuncio di gioia e di redenzione per tutto il genere umano e per la stessa terra di Galilea, che grazie alla vicenda umana di Gesù Cristo diventa degna di essere abitata dagli uomini e da Dio stesso». La rappresentazione dell’opera è accompagnata dalle voci del coro di Montegrotto e dagli strumenti del complesso musicale. La coreografia è affidata a un gruppo di giovani danzatrici.

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