Chiesa nel mondo

Il 13 giugno ricorre il nono anniversario della nascita al cielo di Chiara Corbella Petrillo della quale è in corso la causa di beatificazione. Autoironica e sempre sorridente, “parlava con il Signore come con un amico”, ci racconta il papà che oggi la immagina anche “un po’ divertita nel vedere tanto clamore intorno a lei”

Come ha più volte ricordato Papa Francesco, dalla pandemia si esce o migliori o peggiori. Guardare al Cuore immacolato di Maria, allora, significa guardare ad un’esperienza di vita e di fede in grado di suscitare la scelta di essere migliori e il cammino che ne deriva. Un’esperienza viva e vivente, non un puro “concentrato di ricordi”, la “fotografia commemorativa” di chi non c’è più: quando si parla di cuore, si parla infatti di vivi e non di morti. Dire “cuore immacolato di Maria” equivale allora a dire la persona vivente della Madre di Gesù, che lo Spirito Santo offre ai credenti come esempio materno di una vita totalmente riuscita e realizzata, immacolata perché piena di Dio e della sua opera di “ricostruzione dell’umano” realizzata in Cristo e da Cristo

“Può esserci un rapporto significativo tra le donne e gli uomini di oggi e Maria? No di certo, se Maria viene lasciata alle persone pie, ai pellegrinaggi, alle processioni o invocata solo nei momenti tragici”. A lanciare la provocazione è la sociologa Giulia Paola Di Nicola, che nel suo ultimo libro esorta a “liberare” la figura della Madonna da facili stereotipi che ne riducano la grandezza, umana e spirituale

Nell’anno dedicato al padre terreno di Cristo, un libro dal titolo “San Giuseppe. Accogliere, custodire e nutrire” (San Paolo), scritto da don Fabio Rosini, direttore del Servizio per le vocazioni della diocesi di Roma, tocca le corde della educazione dei figli, della crisi della figura paterna e del rapporto fra le persone. In libreria dal 10 giugno, il volume è stato presentato in modalità on line da Gigi De Palo, portavoce del Forum delle Associazioni delle famiglie, in dialogo con l’autore, e Andrea Monda, direttore dell’Osservatorio romano. “L’occasione dell’anno dedicato a San Giuseppe ha dato il ‘la’ alla volontà di scrivere il libro – dice don Fabio –. Che bisogno c’era? Abbiamo un esercito di giovani che non hanno avuto un punto di riferimento, un padre che potesse fare da sponda”

“Alle benedizione nuziale no, non sono d’accordo perché noi riteniamo un matrimonio tra un uomo e una donna. Ma quando sono con i giovani, naturalmente ci sono anche omosessuali e vengono da me per sapere come fare. E allora penso che l’attitudine pastorale è sempre quella di vedere la miglior cosa possibile. Noi siamo per l’uomo, per aiutare l’uomo”. 

Ha tradotto in sette lingue romanì buona parte del Vangelo. Viveva in una roulotte. Il ricordo di don Mario Frediani: “Ha avuto il coraggio di rompere con tutte le sicurezze di vita di cui ci circondiamo e ha vissuto da rom pur non essendolo”

Un luogo appartato dell’anima, dove incontrare Gesù. L’adorazione eucaristica perpetua è questo ed altro per le migliaia di fedeli che ad ogni ora del giorno non lasciano mai solo il corpo del Santissimo. A Roma, la si pratica in diverse chiese, una di queste è la parrocchia Natività di Nostro Signore Gesù Cristo di via Gallia, nel quartiere San Giovanni. Qui, prima dell’emergenza sanitaria, dal lunedì al sabato, dalle 7 della mattina alle 23 di sera, decine di parrocchiani garantivano la preghiera in un locale della parrocchia divenuta cappella per l’adorazione. “È uno spazio distaccato dalla chiesa, dove le persone hanno la possibilità di entrare e uscire in maniera autonoma la sera”, spiega il parroco, don Paolo Mancini. I fedeli si sono organizzati: c’è un responsabile per ogni fascia del giorno e su whatsapp comunicano gli aventuali cambi di orario perché ci sia sempre qualcuno presente.