Terra terra - Antonio Gregolin

Siamo stati per molti secoli, figli della civiltà degli alberi. Gli uomini e gli alberi: rapporto quasi sempre impari, ma subordinato. Dipendente, senza mai equa riconoscenza.

Immaginatevi il banco della frutta e verdura di un supermercato o di un mercato. L’occhio vuole la sua parte, così che mercanzia viene presentata nella forma migliore.

Non è scontata la gentilezza con cui l’intera comunità ha accompagnato verso la morte la pianta secolare al centro del Paese. Ora il suo tronco è laboratorio. Umiltà e rispetto verso creature silenziose

Dal solito ginepraio di accuse, dubbi, polemiche, sospetti sul Covid che girano vorticosamente in rete, prodotte dalla prolifica “macchina del fango”, facciamo una semplice considerazione matematica: quanto ci costerà in termini di costi ambientali la prevenzione sanitaria?

Una domenica, l’ennesima, di disastri ambientali dopo un’estate segnata in Veneto da uno stillicidio di nubifragi. L’emergenza climatica ormai si va trasformando in normalità. E la politica tace...

L’uscita dal lockdown rischia di riprodurre, perfino ingigantiti, gli stessi limiti di un modello di sviluppo basato sul consumo di suolo e sulle grandi infrastrutture che già prima mostrava tutti i suoi limiti

Quando si dice: “Le parole hanno un peso”. “Il peso delle parole”. “Pesare le parole”. “Le parole, sono come pietre”!? Orbene, col cambio di vita che ci è arrivato inaspettatamente, sono mutati i significati di molte parole d’uso comune, che hanno riacquistato un loro “peso” specifico. Uno spessore simbolico che sembrava decaduto.

Se il coronavirus ci sta costringendo a rivedere il nostro stile di vita, dovremmo dedicare altrettanta attenzione ai rischi legati al cambiamento climatico. Serve una transizione fatta di piccoli cambiamenti

I numeri sono impietosi, in Veneto come in ogni angolo d’Italia. Ma dietro ogni serranda che si abbassa per sempre c’è una ferita alla vita sociale che non sarà più rimarginata. Men che mai da internet...

Il 2019 ci lascia in eredità un mondo che sta andando in fumo, dall’Amazzonia all’Australia. L’effetto domino è sotto gli occhi di tutti, ma preferiamo non vederlo. Fino a quando non sarà troppo tardi

Linguaggi sempre più grezzi e proteste che cercano simboli per radicarsi nell’immaginario popolare. Ma a forza di voler essere “popolari”, abbiamo finito per parlare soltanto alla pancia del Paese

A un anno dal grande disastro, in molti hanno trovato la forza di restituire alle foreste perdute
il loro ancestrale spirito, fatto di simboli e ricordi, in una sorta di risveglio collettivo della coscienza civile