Terra terra - Antonio Gregolin

Dire “piaga”, ormai è superato, se ogni fine stagione siamo chiamati a fare il computo dei danni per incendio. Oggi dovremmo parlare di ecatombe nazionale!

Ci sono svariati motivi, e sempre più fondati – purtroppo – che alimentano il pessimismo sul futuro nostro. La questione sociale e ambientale potrebbe avere un’accelerazione con il ritorno alla normalità paventata dai politici, che si stanno riappropriando dei soliti linguaggi propagandistici, tipo: «Torniamo a crescere!». 

Siamo stati per molti secoli, figli della civiltà degli alberi. Gli uomini e gli alberi: rapporto quasi sempre impari, ma subordinato. Dipendente, senza mai equa riconoscenza.

Immaginatevi il banco della frutta e verdura di un supermercato o di un mercato. L’occhio vuole la sua parte, così che mercanzia viene presentata nella forma migliore.

Non è scontata la gentilezza con cui l’intera comunità ha accompagnato verso la morte la pianta secolare al centro del Paese. Ora il suo tronco è laboratorio. Umiltà e rispetto verso creature silenziose

Dal solito ginepraio di accuse, dubbi, polemiche, sospetti sul Covid che girano vorticosamente in rete, prodotte dalla prolifica “macchina del fango”, facciamo una semplice considerazione matematica: quanto ci costerà in termini di costi ambientali la prevenzione sanitaria?

Una domenica, l’ennesima, di disastri ambientali dopo un’estate segnata in Veneto da uno stillicidio di nubifragi. L’emergenza climatica ormai si va trasformando in normalità. E la politica tace...

L’uscita dal lockdown rischia di riprodurre, perfino ingigantiti, gli stessi limiti di un modello di sviluppo basato sul consumo di suolo e sulle grandi infrastrutture che già prima mostrava tutti i suoi limiti