Terra terra - Antonio Gregolin

Il vecchio motto “La colpa dei padri non ricada sulla testa dei figli”, alla visione dei fatti è definitivamente depennato. In questa “tempesta perfetta”, storica, economica e ambientale, c’è tutta la sintesi che ne dimostra la realtà.

È una situazione da “brividi” volendo parafrasare quanto cantato dal palco di Sanremo. Brividi umani e storici che sprigionano timori e spettri ancestrali. È l’uomo contro l’uomo, che torna prepotentemente in scena, dopo che l‘umanità intera da due anni sta fronteggiato una pandemia globale, di cui non siamo ancora usciti.

Le abbiamo sotto gli occhi di tutti, le immagini delle Olimpiadi invernali di Pechino 2022 (senza neve). Entusiasmo sportivo a parte, ciò che balza all’occhio è la tristezza paesaggistica che gli fa da sfondo.

Covid, aviaria e peste suina. Tre pandemie o endemie in contemporanea, che sebbene distinte per cause e generi, rivelano un comune e preoccupante denominatore: il sovrappopolamento. Un fenomeno con cui noi come gli animali, conviviamo da anni, anzi secoli. Ma mai con i ritmi e le cadenze di questi ultimi anni.

Dire “piaga”, ormai è superato, se ogni fine stagione siamo chiamati a fare il computo dei danni per incendio. Oggi dovremmo parlare di ecatombe nazionale!

Ci sono svariati motivi, e sempre più fondati – purtroppo – che alimentano il pessimismo sul futuro nostro. La questione sociale e ambientale potrebbe avere un’accelerazione con il ritorno alla normalità paventata dai politici, che si stanno riappropriando dei soliti linguaggi propagandistici, tipo: «Torniamo a crescere!». 

Siamo stati per molti secoli, figli della civiltà degli alberi. Gli uomini e gli alberi: rapporto quasi sempre impari, ma subordinato. Dipendente, senza mai equa riconoscenza.

Immaginatevi il banco della frutta e verdura di un supermercato o di un mercato. L’occhio vuole la sua parte, così che mercanzia viene presentata nella forma migliore.

Non è scontata la gentilezza con cui l’intera comunità ha accompagnato verso la morte la pianta secolare al centro del Paese. Ora il suo tronco è laboratorio. Umiltà e rispetto verso creature silenziose