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I cittadini del Nicaragua vivono una situazione sempre più difficile, un incubo dal quale pare sempre più difficile trovare una via d’uscita. Prigionieri di un Governo che ha eliminato le libertà fondamentali. Che continua ad alimentare ostilità verso la Chiesa e non impedisce, anzi perlopiù favorisce, attacchi che il card. Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua, ha definito di “natura terroristica”, come quello perpetrato venerdì 31 luglio alla cappella del Sangue di Cristo, nella cattedrale della capitale. Un gesto molto preoccupante, che si aggiunge ad altri due attacchi subiti nell’ultimo mese da luoghi sacri, precisamente dalle cappelle della Veracruz e del Nindirí. In queste settimane, agli occhi del regime, la Chiesa nicaraguense ha una “colpa in più”, oltre a quella di difendere, da anni, le libertà e i diritti umani e di denunciare le continue violazioni di tali diritti. La “colpa” è, appunto, quella di non tacere la gravità della situazione sul Covid-19

L'Ordine degli assistenti sociali: "Nel ricordo delle 43 vittime dell’incuria, saremo sempre costruttori di ponti, ri-tessitori di legami strappati e metteremo la nostra professionalità al servizio di chi ne ha bisogno". Oggi l'inaugurazione

Medici senza frontiere: oltre 35 mila persone hanno contratto il virus nel paese e, negli ultimi giorni, il numero di positivi è aumentato rapidamente. Preoccupano anche gli alti tassi di contagio tra gli operatori sanitari

“Una grande tristezza è scesa nella mia città natale di Derry oggi alla notizia della morte di uno dei nostri più grandi figli, John Hume. Quella stessa tristezza che riecheggia in ogni angolo dell’Irlanda e in tutto il mondo dove la semplice menzione del nome di John Hume evoca ammirazione, rispetto e gratitudine per una vita dedicata alla pace e alla giustizia sociale. Oggi stiamo ricordando un modello di pace, un gigante della politica la cui eredità di instancabile servizio al Bene Comune è acclamata a livello internazionale”.

"Parola d'ordine, LAVORO! Abbiamo una grande sfida davanti, che possiamo vincere con un grande lavoro di squadra. Si sono costruiti nuovi mercati, è nata l'esigenza di nuovi servizi e quindi di nuove domande. Dobbiamo farci trovare pronti....

Ibrahim Heggi è il portavoce europeo del Movimento 6 Aprile: dopo 21 giorni di detenzione, nel 2008 si è trasferito a Milano, e oggi non può tornare nel suo paese perché sarebbe troppo pericoloso. “È lo stesso destino che potrebbe capitare a Patrick dopo la liberazione. Il regime di Al-Sisi è più feroce di quello di Mubarak: chiunque parli di diritti umani viene massacrato”