Storie

L'unione sportiva Gianesini si presenta ai festeggiamenti per il settantesimo compleanno – che viene festeggiato dal 18 maggio al 2 giugno nella parrocchia di San Giuseppe – più in salute che mai, con 170 iscritti di ogni età e una fama sempre più solida di ambiente educativo sano, fedele ai valori fondativi della solidarietà di gruppo, della tolleranza e del rispetto dell’avversario e delle regole.

Tutti noi conosciamo il nostro corpo: sappiamo come reagisce in determinate situazioni, la fatica che può sopportare e i suoi talloni d’Achille. Ma come reagiremmo se un giorno, all’improvviso, la nostra sofisticata macchina non rispondesse più ai comandi? Forse ci assalirebbe un grande vuoto, un’ansia profonda e un’incertezza perenne. Sensazioni che conoscono bene le oltre 118 mila persone che in Italia vivono con la sclerosi multipla: una malattia cronica che può portare a disabilità progressiva e che viene diagnosticata nella maggior parte dei casi tra i 20 e i 40 anni.

Cristiani di Turchia. Pochi e dispersi in un territorio enorme, danno ogni giorno ragione della propria fede in un Paese che ha un altro credo. Ma il pensiero va ai profughi siriani e iracheni, vite bloccate a causa dell'Occidente. La Chiesa cattolica è percepita come un corpo estraneo, per stranieri. Nella Turchia odierna il cristianesimo è ridotto al lumicino. Eppure un viaggio da queste parti permette di toccare con mano la radice della Chiesa stessa. È possibile visitare le sedi di molti importanti Concili dei primi secoli (Costantinopoli, Nicea, Calcedonia), i luoghi della predicazione di san Paolo e san Giovanni e la casa di Maria, sui colli di Efeso

Una strage: circa mille morti il 18 aprile 2015 nel Mediterraneo fra Lampedusa e la Libia. La stessa del 3 ottobre 2013, catastrofe in cui persero la vita centinaia di eritrei. Identica a tante altre che ancora si ripetono nello stesso braccio di mare.  

Cristina Cattaneo, 55 anni, professoressa di Medicina legale all’Università di Milano, dirige dal 1995 il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense (Labanof) e su mandato del Commissario straordinario per le persone scomparse del Ministero dell’Interno lavora all’identificazione delle vittime.

La parrocchia della casa di reclusione due Palazzi è frequentata con assiduità da circa 250 detenuti di quattro sezioni distinte. La Pasqua dentro è il tempo più “tosto” dell’anno liturgico: chiede ai carcerati di prendere in mano la propria vita, accogliere la Salvezza e convertirsi. Il racconto di don Marco Pozza, cappellano della casa di reclusione padovana da otto anni.

Fossò. La comunità veneziana recupera, con un encomiabile sforzo collettivo, un’importante opera d’arte e di fede che appartiene alla sua storia: un crocifisso ligneo policromo “doloroso” della celebre bottega dei Moranzone. Diego Mazzetto, già protagonista del ritrovamento e del recupero di un prezioso dipinto di Alessandro Longhi appartenente alla parrocchia di Fossò, ha coordinato una nuova importante “operazione di salvataggio”.

Ad Abu Dhabi, durante i giochi degli Special Olympics, Veronica Paccagnella e Giacomo Bacelle, due atleti padovani della ginnastica artistica con la sindrome di Down, hanno fatto incetta di medaglie. Ma cosa c'è dietro alle loro fatiche e vittorie? Un'associazione, la Blukippe di Salboro, che è un po' una famiglia, dove tutto è iniziato e dove ogni giorno i ragazzi imparano a capire i valori inclusivi dello sport, superando paure e ostacoli sociali.   

La Coco Loco è una squadra di dieci giocatori disabili che pratica il powerchair hockey, l’hockey in carrozzina elettrica. Composta da atleti tra i quindici e i cinquant'anni che si allenano tutte le settimane in una palestra di Brusegana, la Coco Loco partecipa da anni al campionato nazionale di questa disciplina, piazzandosi spesso tra i primi posti. Uno sport nato in Europa, tra i pochi che permette a chi vive in carrozzina di incontrarsi, divertirsi e competere con squadre di altre città.  

Quattro insegnanti alla primaria, 8 docenti alla secondaria di primo grado e 4 figure fisse per la scuola superiore di secondo grado: questo il corpo docenti della scuola in ospedale. Una realtà che a Padova esiste da ben 45 anni. Nefrologia, terapia d’urgenza e chirurgia pediatrica, oncoematologia e trapianti, day hospital oncologico, secondo e terzo piano di pediatria (neuropsichiatria, metabolici, cardiopatici e patologie varie): i reparti che accolgono i bambini della scuola in ospedale. Oggi la scuola è un tutt'uno con la terapia cui sono sottoposti i bambini, un tempo invece il lavoro degli insegnanti era molto difficile, perché si scontrava con la resistenza da parte del personale sanitario infastidito dal dover "inseguire" i bambini per le classi invece di trovarli subito a "disposizione" nei propri lettini.

Da 45 anni a Padova, nella Clinica pediatrica dell’Azienda ospedaliera di Padova, dove i bambini sono ricoverati per lungo tempo per vari motivi, esiste la scuola in ospedale. L'insegnante indossa un camice, ha la mascherina davanti alla bocca, ma dolcezza, pazienza, passione per il proprio lavoro trapelano ugualmente. Elisabetta Ceretti è in ospedale da 22 anni, insegna alla scuola primaria ed è anche responsabile di plesso. La sua classe ha bambini dalla prima alla quinta, il numero varia, a seconda della terapia, delle condizioni fisiche, della guarigione e purtroppo alle volte il posto resta vuoto perché la malattia è stata più aggressiva e il bambino non ce l'ha fatta a vincerla. Queste insegnanti entrano a far parte delle famiglie che in ospedale vivono 24 ore su 24. Condividono gioie e dolori, aiutano i bambini ad uscire dall’ospedale, con la mente, la fantasia, lo studio e per i genitori sono una valvola di sfogo perché mentre i figli sono a scuola possono prendersi due ore di respiro. 

Don Luigi Maran 160 anni fa, il 10 aprile, moriva il sacerdote che – insieme alla beata Elisabetta Vendramini – diede vita, e sostenne anche economicamente, la famiglia religiosa delle suore Francescana Elisabettine. Il suo ricordo è vivo più che mai. Fu un sacerdote fedele: al suo ministero che visse con ammirevole zelo, alla Chiesa che servì come figlio devoto, ai suoi doveri di cittadino e a tutti gli impegni di carità. "Quando poteva dare poco, mostrava il cuore di padre"