Idee

La validità di una istituzione non dipende dal decorso regolare di una azione sociale condizionata da una situazione di interessi, ma (anche) dal fatto che le azioni sociali siano ispirate a determinati “valori”, i quali, concepiti dagli individui, danno all’esistenza di un uomo in una società un “significato” sia dal punto di vista della propria comprensione di sé sia del proprio scopo nel mondo.

Fino a quando continuiamo ad inseguire la vita, mentre non la viviamo in tutte le sue sfaccettature? Consumiamo tutto, il tempo, lo spazio, le amicizie, il sacro e il profano, il passato, il presente e il futuro e la vita sembra sfuggirci dalle mani. Verbi come “rimanere”, “stare”, “esserci” non sempre fanno parte del nostro vocabolario. Mille impegni ci assorbono, la scena di questo mondo passa accanto a noi e non ci accorgiamo...

Dopo i continui colpi di scena e i continui rovesciamenti di fronte dei quasi tre mesi che sono passati dal voto del 4 marzo, stavolta non ci possono essere più sorprese né cambiamenti di idea. Un governo politico che più politico non si può, visto il ritorno alla grande del ruolo dei partiti e la presenza come vicepremier dei due leader, Luigi Di Maio e Matteo Salvini (che saranno anche ministri, il primo al Lavoro, il secondo all'Interno).

La “società orizzontale” priva di riferimenti altri e alti è quanto di più antidemocratico e superficiale possa esistere. Ogni ambito ha la sua funzione e garantisce l’equilibrio sociale. L’odio è l’antisocialità per eccellenza, la distorsione di ogni relazione autentica, la castrazione di ogni generatività. Tutti dovremmo rendercene conto. Noi cittadini comuni ma in primis loro. Quei rappresentanti delle istituzioni che dovrebbero appunto rappresentarci e rassicurarci e che (è cronaca di questi giorni) sono corresponsabili (e in alcuni casi cause principali) del dilagare dell’odio

Nel delicatissimo scenario odierno è decisivo tornare all’essenziale, ovvero al rispetto delle regole costituzionali. C'è qualcosa che va oltre il volere della maggioranza: è la cornice legislativa e di valori su cui si basa il nostro essere comunità civile. Così in un editoriale comune 9 settimanali diocesani del Triveneto riflettono sulla crisi politica in atto.

“Ognuno cerca di motivare le proprie ragioni, ma alla fine si rischia che a pagare il prezzo più alto sia quel popolo in nome del quale tanti parlano”. Lo dice al Sir mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei. Dal presidente delle Acli Rossini gratitudine a Mattarella "per aver preservato le istituzioni". Il Meic: “preoccupano arroganza e giudizi sprezzanti contro Mattarella. Dai partiti irrigidimento incomprensibile, ritrovino senso di responsabilità”. La Cisl del Veneto: Europa ed euro scelte irreversibili.

Non ha senso polarizzare il sistema e, dunque, l’offerta politica tra europeisti e non europeisti, tra populisti e benpensanti, così come tra vecchio e nuovo. Partiamo dalla realtà e dai nostri tanti problemi. Elezioni ravvicinate sono spesso segno di crisi di sistema. Che ci si arrivi almeno con una offerta politica nuova. Nuova e finalmente adeguata.

"È molto difficile 'normare' un sistema così complesso, che si basa sulla necessità dell’apertura e che è - anche ideologicamente - organizzato per connettere reti", spiega Michele Sorice, ordinario di innovazione democratica e di political sociology alla LUISS “Guido Carli”.

Ci troviamo di fronte a una crisi antropologica, ricorda papa Francesco nella Evangelii Gaudium, che ha risvolti etici, sociali, culturali, economici, e prende forma nel fenomeno detto “populismo”. Il populismo delegittima le istituzioni e le regole democratiche generando forme inaccettabili di intolleranza.

Lascia perplessi l'idea di fondo che anima questo filone di pensiero, la convinzione, cioè, che "l'umano", così come lo conosciamo e sperimentiamo, debba essere necessariamente superato, allo scopo di sconfiggerne tutti limiti biologici e strutturali. Pur potendo cogliere in questo orientamento una radicale apertura "trascendentale", genuinamente umana, che spinge ogni individuo verso un "oltre", ci chiediamo però se sia proprio vero che i limiti, propri alla nostra condizione umana, siano da considerarsi "a priori" negativi