Senza frontiere: voci dall'Europa

Numeri da record per Erasmus+, probabilmente il programma europeo più conosciuto dall’opinione pubblica, che consente ai giovani di vivere un periodo di formazione in un altro Paese. La conferma viene dalla relazione annuale per il 2017 stilata dalla Commissione Ue a fine gennaio. «Nel 2017, l’Ue ha investito nel programma la cifra record di 2,6 miliardi di euro, con un aumento del 13% rispetto al 2016. Grazie a tali investimenti – si legge – il numero di opportunità offerte ai giovani è oggi più elevato che mai». In quell’anno il programma Erasmus+ ha fornito sostegno «a un numero record di persone – quasi 800mila – permettendo loro di studiare, seguire una formazione o fare volontariato all’estero, con un aumento del 10% rispetto al 2016». Inoltre il programma ha finanziato la cooperazione tra enti di istruzione, organizzazioni giovanili e imprese.

Trasparenza e correttezza. Le nuove regole sulle funzioni del Parlamento europeo riguardano i comportamenti dei deputati, comprese le regole sulla trasparenza e le misure per prevenire le molestie psicologiche e sessuali, le interrogazioni parlamentari al Consiglio dei ministri dell’Ue e alla Commissione europea e le condizioni da rispettare per costituire un gruppo politico. Il testo approvato dagli europarlamentari include anche una garanzia di trasparenza degli incontri tra i deputati impegnati nella preparazione di un atto legislativo e i rappresentanti delle organizzazioni che hanno un interesse in merito. 

La campagna di comunicazione avviata dal Parlamento europeo “risponde a un compito, a un dovere istituzionale: si tratta infatti di trasmettere ai cittadini l’importanza delle elezioni di maggio, il loro valore democratico, con le conseguenze politiche che ne derivano. Inoltre, vi è l’intento di far conoscere ciò che il Parlamento europeo, e l’Ue nel suo insieme, hanno realizzato per gli stessi cittadini”. Jaume Duch, spagnolo, portavoce e direttore generale della comunicazione dell’Europarlamento, declina per il Sir gli intenti della campagna di informazione e le iniziative che saranno messe in atto per invitare alle urne, nei giorni 23-26 maggio, i 400 milioni di elettori dei 27 Paesi membri. In gioco ci sono 705 seggi da eurodeputato, ma soprattutto si intravvede una campagna elettorale al calor bianco. L’Europa è a un bivio e i cittadini sono chiamati a scegliere tra progetti politici per certi aspetti alternativi: europeisti (senza negare che l’Unione abbia bisogno di riforme) o euroscettici.

Per la prima volta l’Europarlamento offre strumenti che consentono a tutti i cittadini europei di informarsi in modo preciso su come e dove votare con l’obiettivo di facilitare la partecipazione. Due siti web - elezioni-europee.eu  www.stavoltavoto -  puntano sul coinvolgimento dei cittadini che non solo diventano elettori consapevoli ma anche, se lo desiderano, attivisti e quindi portatori di voti: non importa per chi, l’importante è far votare il maggior numero di persone possibile.

L’ultima nata è “Citizens’ App”. La scadenza del voto europeo questa volta sembra aver dato gambe alla comunicazione con i cittadini. Forse la preoccupazione per i populismi che stanno prendendo piede in molti paesi ha fatto capire lo scollamento tra realtà locali e Istituzioni. E così il Polamento europeo corre ai ripari e da qualche giorno è disponibile una nuova applicazione mobile, progettata dal Parlamento europeo, per aiutare i cittadini a scoprire ciò che l'Ue ha fatto, sta facendo e intende fare.

Rafforzare l’identità europea anche in internet  - e quindi nel mercato on line -  e  soddisfare le esigenze di un ambiente digitale in continua evoluzione: questo il motivo per cui il Parlamento europeo il 31 gennaio scorso ha adottato nuove regole per ".eu". Il dominio Internet di primo livello ”.eu” è l'ottavo codice paese più grande su Internet e ha oltre 3,7 milioni di registrazioni. Per soddisfare le esigenze di un ambiente digitale in continua evoluzione, il Parlamento europeo il 31 gennaio scorso ha adottato nuove regole.

Tornare a discutere con Bruxelles e portare a casa un accordo entro il 13 febbraio. È il mandato - quasi una “mission impossible” - dei Comuni a Theresa May. Accordo simile a quello bocciato  a novembre dal Parlamento britannico ma senza i vincoli della frontiera irlandese. Theresa ci proverà ma la levata di scudi è pressoché totale.  Il presidente del Consiglio europeo  Donald Tusk. ha dichiarato che "L'accordo raggiunto è e resta il migliore ed unico modo per assicurare una uscita ordinata della Gran Bretagna dall'Ue. Il backstop è parte di quell'accordo, che non è aperto a nuovi negoziati”.

A Strasburgo è stata concordata in via informale una proposta che introduce sanzioni nei confronti dei partiti politici europei che violano deliberatamente la protezione dei dati per manomettere le elezioni europee. Le nuove disposizioni concordate dai negoziatori del Parlamento e del Consiglio sono volte a proteggere il processo elettorale dalle campagne di disinformazione online basate sull'uso improprio dei dati personali degli elettori. Alcuni casi recenti, come lo scandalo Facebook / Cambridge Analytica, mostrano come le vulnerabilità dei sistemi di protezione dei dati possano minare il dibattito democratico e le elezioni libere.

Giovani e bambini dovrebbero essere tra i principali beneficiari. Gli eurodeputati del comitato per l'occupazione - gruppo di lavoro del Parlamento europeo - hanno proposto di rafforzare il finanziamento del Fondo sociale europeo Plus  nel bilancio a lungo termine dell'Unione 2021-27 di circa il 19% rispetto alla proposta della Commissione europea, aumentando da circa 89,6 miliardi a circa 106,8 miliardi di euro e di questi 105,7 miliardi saranno gestiti congiuntamente dall'Unione europea e dagli Stati membri. Il mandato per avviare i negoziati con il Consiglio è stato approvato con 543 voti a favore, 81 contrari e 64 astensioni. I deputati ora solleciteranno il Consiglio ad adottare una posizione e avviare i negoziati il prima possibile.

Il governo di Bucarest detiene la presidenza semestrale, fino al 30 giugno, in una fase delicatissima della vita dell'Unione europea. Brexit, budget di lungo periodo ed elezioni dell'Europarlamento tra le sfide principali. Ma la situazione politica interna non aiuterà la premier Viorica Dancila. Il 9 maggio a Sibiu un summit per rilanciare l'integrazione.

L'euro, la moneta comune dell'Europa, compie 20 anni. Il 1° gennaio 1999, 11 paesi dell'Unione europea hanno lanciato una moneta comune, l'euro, e hanno  introdotto una politica monetaria condivisa sotto la Banca centrale europea. Quel momento storico è stato una pietra miliare in un viaggio guidato dall'ambizione di assicurare stabilità e prosperità in Europa. Oggi, ancora giovane, l'euro è già la valuta di 340 milioni di europei in 19 Stati e altri Stati membri dell'UE si stanno preparando ad aderire. Ha portato vantaggi tangibili a famiglie, imprese e governi europei: prezzi stabili, costi di transazione inferiori, risparmi protetti, mercati più trasparenti e competitivi e aumento degli scambi. Circa 60 paesi in tutto il mondo collegano le loro valute all'euro in un modo o nell’altro.

Le piattaforme online che vendono contenuti digitali - come, tra le altre: Netflix, Spotify, Amazon, Google - potranno essere tassate. Nei giorni scorsi gli eurodeputati hanno aggiunto all'elenco dei servizi che possono essere considerati entrate fiscali, la fornitura di «contenuti su un'interfaccia digitale come video, audio, giochi o testi che utilizzano un'interfaccia digitale», indipendentemente dal fatto che tali contenuti siano di proprietà della società fornitrice o che questa ne abbia acquisito i diritti di distribuzione. Il Parlamento però ha un ruolo consultivo in materia di leggi fiscali e quindi tocca al Consiglio decidere all'unanimità sul contenuto definitivo delle norme per cui il Parlamento sta spingendo per un'approvazione prima della fine del suo mandato, nell'aprile 2019.

Ridurre il numero di vittime, combattere il contrabbando e migliorare l’uso dei fondi per la migrazione. Sono questi i motivi alla base della richiesta di proposta legislativa che introduca i visti umanitari europei approvata dall’Europarlamento a maggioranza assoluta con 429 sì, 194 no e 41 astensioni. In particolare il Parlamento europeo ha chiesto che la Commissione europea presenti, entro il 31 marzo 2019, una proposta legislativa che istituisca il visto umanitario, visto che «fornirebbe al richiedente l’accesso al territorio europeo esclusivamente nello Stato membro che lo rilascia e al solo scopo di presentare una domanda di protezione internazionale». E comunque la Commissione dovrà fornire una risposta motivata alla richiesta del Parlamento. I deputati sottolineano che, «nonostante i numerosi annunci e richieste di percorsi sicuri e legali per i richiedenti asilo in Europa, l’Ue non dispone di un quadro armonizzato di procedure di ingresso protetto». Inoltre, «a causa di opzioni giuridiche insufficienti, si stima che il 90% delle persone cui è stata concessa protezione internazionale abbia raggiunto l’Unione europea con mezzi irregolari».

Due italiani su tre pensano che l’appartenenza all’UE sia una cosa positiva per l’Italia. Il 64% degli italiani intervistati nell’ultimo Eurobarometro Flash, che sarà pubblicato nei prossimi giorni, pensa che l’appartenenza dell’Italia all’Unione europea sia una cosa positiva. Si tratta di un aumento di 15 punti percentuali dal dicembre 2017 (49%) mentre il 15% si esprime a sfavore, dato in diminuzione di 7 punti (22%). A livello europeo invece il 68% degli intervistati ha giudicato positivamente l'adesione all'UE.

Eurobarometro chiede inoltre agli intervistati se hanno sentito parlare di recente delle attività del Parlamento europeo tramite i media: il 60% degli europei dice di sì, in Polonia si arriva al 75%, in Finlandia e Svezia al 73%; in Italia la percentuale è al 56%, tra le più basse nell’Ue.

Tav Torino-Lione. «La Commissione non può escludere la possibilità di dover chiedere all’Italia di rimborsare il contributo già erogato, se non potrà essere ragionevolmente speso entro le scadenze previste dall’accordo di sovvenzione, in applicazione del principio “use it or loose it” (usalo o lo perdi), ma speriamo che ciò non accada perché pensiamo che la Torino-Lione sia un progetto importante» ha dichiarato il portavoce della Commissione Europea per i Trasporti Enrico Brivio. Sono 814 milioni i cofinanziamenti approvati da parte della Cef per la prima fase dei lavori ma ora si prevedono dei ritardi vista la sospensione della procedura di appalto pubblico recentemente annunciata dalle autorità italiane.