Senza frontiere: voci dall'Europa

Un invito ai futuri leader dell’Ue «ad adottare per il post 2020 un quadro legislativo Ue per le strategie nazionali di integrazione dei rom e a rilanciare l’impegno delle istituzioni dell’Ue per rafforzare la loro inclusione» arriva dalla Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) alla vigilia della giornata internazionale per i rom che si celebra l’8 aprile.

Verso le elezioni europee di fine maggio continua il percorso della Difesa e della Voce dei Berici tra obiettivi e investimenti della legislatura che si conclude. I fondi strutturali sono lo strumento principale della politica degli investimenti per lo sviluppo di tutta l’Unione Europea.

In questi giorni si sono recati alle urne i cittadini slovacchi, ucraini e turchi. Mentre le votazioni per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo si profilano all'orizzonte. Si possono rilevare tratti comuni nelle nuove tendenze politiche. Certamente si respira un'aria anti-establishment e populista. La democrazia europea prende mille rivoli, porta alla ribalta volti nuovi, lancia segnali differenti. Possibile trarne chiavi di lettura generali? Difficile immaginarlo, anche perché ogni Paese mostra vicende politiche molto specifiche. Eppure qualche elemento comune si può intravvedere.

Approvata dal Parlamento europeo la riforma del copyright e le nuove regole sul diritto d’autore in rete. Le nuove regole che sostituiscono una legge del 2001 - epoca infinitamente lontana per il web - includono salvaguardie alla libertà di espressione e consentiranno a creatori ed editori di notizie di negoziare con i giganti del web. Per Gianluca Amadori, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Veneto la Direttiva non comporta «nessun rischio per le libertà di espressione e non costituisce alcuna censura. Tutti potranno continuare a comunicare liberamente, anche in Rete. In compenso i singoli Stati dell’Unione avranno uno strumento comune a disposizione per legiferare a difesa dei prodotti intellettuali, artistici, creativi, anche di quelli giornalistici, oggi liberamente saccheggiati senza riconoscere agli autori alcun tipo di compenso».

La dimensione sociale in Europa si è sviluppata progressivamente con la creazione di leggi, fondi economici e strumenti comunitari per coordinare e monitorare le politiche nazionali ed ha sempre incoraggiato gli Stati membri a condividere le proprie strategie. Oggi l'Europa vanta un buon sistema di protezione sociale e un alto grado di qualità della vita e di benessere, ma  entro il 2030 i cittadini europei saranno tra le popolazioni più anziane del mondo e questo, insieme agli effetti della crisi economica e alle disparità sociali che esistono all’interno della Ue, incide sulla sostenibilità dei sistemi di welfare.

Domenica 31 marzo torna l'ora legale e sposteremo le lancette un'ora in avanti. Avrebbe potuto essere l’ultima volta, ma i deputati che si dovevano esprimere entro aprile, hanno votato per porre fine al cambio stagionale dell’ora dal 2021. Adesso tocca ai Governi nazionali decidere. I Paesi dell'UE che decidono di mantenere l'ora legale dovrebbero regolare gli orologi per l'ultima volta l'ultima domenica di marzo 2021, mentre quelli che preferiscono mantenere l’ora solare dovrebbero spostare gli orologi per l’ultima volta l’ultima domenica di ottobre 2021. Così ha stabilito la risoluzione approvata dai deputati con 410 voti a favore, 192 contrari e 51 astensioni.

Ci avviciniamo al voto per le elezioni del Parlamento europeo. Da parecchio tempo un appuntamento elettorale di questo tipo non era così discusso. Nell’aria si percepiscono dei cambiamenti. Forse si potrebbe provare a fare un punto della situazione, perché non c’è più soltanto un diffuso clima di sfiducia che aveva tenuto lontano i cittadini dalla tornata elettorale precedente. Questa volta molto probabilmente la partecipazione aumenterà rispetto al passato. Ma quale indicazioni emergeranno per il futuro?

Nel Novecento i Paesi europei, ammalati di nazionalismo, sono andati alla guerra degli uni contro gli altri. Quanti dolori e quante vite perdute! Oggi siamo in un’altra stagione: la cultura del vivere per sé conduce all’egoismo nazionale e locale, all’assenza di visioni. Ma, a forza di vivere per sé, l’uomo muore; si spegne un Paese, una comunità, una nazione. E così l’Europa rischia il congedo dalla Storia. Ma il mondo ha bisogno dell’Europa, del suo umanesimo, della sua forza ragionevole, della sua capacità di mediazione e di dialogo, delle sue risorse, della sua intraprendenza economica, della sua cultura.

Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea, propone di esporre la bandiera blu dell’Unione europea il 21 marzo, primo giorno di primavera dedicato a San Benedetto, patrono d’Europa. «Gli europeisti - ha spiegato alla stampa - avranno una occasione per avere la stessa bandiera, per essere visibilmente partecipi di un progetto».

«Sia dunque un così insigne santo ad esaudire i nostri voti e, come egli un tempo con la luce della civiltà cristiana riuscì a fugare le tenebre e a irradiare il dono della pace, così ora presieda, all'intera vita europea e con la sua intercessione la sviluppi e l'incrementi sempre più» . Così papa Paolo VI nella Pacis Nutius, la lettera apostolica datata 24 ottobre 1964 con cui «San Benedetto Abate viene proclamato patrono principale dell’intera Europa». San Benedetto viene celebrato il 21 marzo, giorno della sua morte.

L’Agenzia nazionale per i giovani, l’ente pubblico che in Italia ha il compito di mettere in atto le politiche giovanili dell’Ue, propone una serie di “palestre di progettazione” per “formare giovani e semplificare l’accesso ai programmi europei”. Dieci date tra aprile e dicembre sono a disposizione per chi vuole andare a Roma all’Agenzia e conoscere meglio o accedere al Corpo europeo di solidarietà ed Erasmus+.

Si è costruita e si è stratificata «una narrazione popolare per la quale essere in Europa è un minus». Lo ha denunciato Matteo Bracciali, responsabile del Dipartimento internazionale delle Acli, intervenendo all’incontro “Valore lavoro”, organizzato dal Coordinamento Donne delle Acli presso l’Ufficio in Italia del Parlamento europeo.

La Commissione europea ha proposto di inserire 23 paesi nella lista nera degli Stati ad alto rischio di agevolare il riciclaggio di denaro sporco perché la loro legislazione antiriciclaggio è carente e l’obiettivo dell'elenco è proteggere il sistema finanziario dell'UE prevenendo meglio i rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo. 

Gli Stati membri però hanno sostenuto che il processo di aggiornamento dell'elenco fosse poco chiaro e potenzialmente vulnerabile alle azioni legali e si sono rifiutati di includere i 23 Paesi nell’aggiornamento della lista nera dell’UE.

Gli eurodeputati di fronte alla decisione del Consiglio hanno espresso preoccupazione e chiedono di non  mischiare la politica con la lotta al riciclaggio di denaro sporco.