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“Fermare l’escalation della tensione” tra Usa e Iran e con l’aiuto della comunità internazionale “ricercare la pace e risparmiare al popolo iracheno la sofferenza di un’altra guerra”: è l’appello dell’arcivescovo di Erbil, mons. Bashar Warda, lanciato all’indomani dell’attacco missilistico iraniano a basi militari statunitensi in Iraq, in risposta all’assassinio, per mano americana, del generale Soleimani.

“Chiediamo ancora una volta che tutte le parti, in questi giorni critici, abbraccino la pace piuttosto che la violenza”. L’arcivescovo José H. Gomez, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb), e il vescovo David J. Malloy, presidente del Comitato per la giustizia e la pace, incoraggiano a “vincere il male con il bene e rispondere all’odio con amore” come ha chiesto Papa Francesco nel messaggio per la pace del 1° gennaio scorso.

Continua ad estendersi il Piano di Sorveglianza Sanitaria sulla Popolazione Esposta a Pfas, nell’ambito del quale, a metà dicembre 2019, erano 72.100 i residenti nell’area rossa invitati a sottoporsi allo screening, dalle caratteristiche uniche in Italia, gestito dalla Direzione Prevenzione dell’Area Sanità e Sociale della Regione Veneto, in collaborazione con le Ulss del territorio.

“Il sole sorge su Erbil: tra ombra e luce preghiamo per la pace in Iraq e nella regione. Nessuna vittima qui stanotte: possa prevalere il dialogo tra persone di buona volontà”. Il convento domenicano Pierre Martyr si trova nel cuore della città del kurdistan iracheno questa notte presa di mira dai missili iraniani diretti alle forze militari Usa e internazionali – italiane comprese – di stanza nella regione.

“Tra gli abitanti di Erbil c’è molta tensione dopo gli attacchi missilistici della scorsa notte contro basi militari Usa. Adesso la paura più grande è quella di non sapere cosa accadrà. Quali potranno essere le conseguenze. È una paura che blocca”. Così padre Paolo Mekko, parroco caldeo di Karamles, uno dei tanti villaggi cristiani della Piana di Ninive, racconta al Sir lo stato d’animo degli abitanti di Erbil, in particolare della comunità cristiana con cui, afferma, “sono in contatto continuo”.

Dal 30 dicembre 2019 al 5 gennaio 2020, altri 13.500 veneti si sono messi a letto con l’influenza, portando il totale dall’inizio del monitoraggio a 90.900 persone colpite, pari a un’incidenza di 2,75 casi per mille residenti, in aumento rispetto alla precedente rilevazione, ma ancora inferiore all’incidenza nazionale, attestata a 3,73 casi per mille.

“È necessaria la saggezza per evitare l’eruzione del vulcano in procinto di esplodere”: lo ha detto il patriarca caldeo di Baghdad, card. Louis Raphael Sako, durante la messa dell’Epifania, celebrata ieri nella Cattedrale di San Giuseppe a Baghdad, davanti a numerosi fedeli accorsi al rito nonostante le tensioni nella capitale irachena. Secondo quanto riferito dal Patriarcato Caldeo, il patriarca ha descritto la situazione critica in Iraq e nella regione come un “vulcano in procinto di esplodere a causa della sconvolgente escalation, delle decisioni emotive e impulsive, della mancanza di saggezza e senso di responsabilità”.

"Per ora non abbiamo ridotto le nostre attività né attivato particolari procedure anche se preferiamo non far rientrare il personale espatriato. Riceviamo informazioni che ci consigliano di non tornare a Tripoli per il momento. Una trentina di nostri operatori libici continuano a lavorare, con le necessarie cautele": a parlare al Sir è Cesare Fermi, responsabile dell’unità migrazioni di Intersos, che opera tra Libia, Tunisia e Grecia. Numerose organizzazioni umanitarie hanno ritirato i propri operatori sul campo oppure preferiscono mantenere un basso profilo per motivi di sicurezza

“Davanti ad una vita umana, uccisa dalla povertà e dal gelo, serve rispetto. Ma anche verità. La Regione Veneto non si è dimenticata dei senza tetto: nel triennio 2018-2020, grazie al piano regionale di contrasto alle povertà, ha assegnato oltre 4,6 milioni di euro alle iniziative dei comuni e del terzo settore a favore delle persone in condizioni di povertà estrema, senza una dimora”. 

Gli stanziamenti del Governo confermano le manovre del passato, ma denotano l’assenza di un vero e proprio progetto nazionale contro la denatalità che nel 2018 ha raggiunto il minimo storico dall’Unità d’Italia.