Idee

Non è affatto scontato che la dura esperienza della pandemia da Coronavirus ci faccia cambiare perché "cambiare costa". Tuttavia "è da stolti" mantenere "stili di vita irresponsabili ed egoisti" e continuare a correre "in una lotta frenetica contro il tempo, in un mondo segnato dall’eccesso". Preferibile "accogliere l’idea del mistero o di una dimensione non del tutto gestibile dall’uomo". Parla p. Amedeo Cencini, psicologo e psicoterapeuta, membro del Servizio nazionale per la tutela dei minori della Cei

In questo tempo di separazioni e distanziamenti l’immagine che frequentemente può presentarsi a un cristiano è quella di Gesù e le sue numerose relazioni. Gesù e la folla, Gesù e i discepoli, Gesù che si fa toccare dall’emorroissa, Gesù che mangia e beve con tutti, Gesù che tocca, che si fa toccare, si fa ungere, si fa lavare i piedi e li lava, che cammina a fianco dei discepoli di Emmaus e con loro spezza il pane, che entra nella casa di Lazzaro e Maria, sua sorella, che siede ai suoi piedi per ascoltarlo...

Questo tempo di emergenza sanitaria porta alla luce molte situazioni di disagio, di sofferenza e sicuramente non mancano anche gli episodi di microcriminalità. L’assenza di movimento di una grande fetta della popolazione determina l’accentuarsi e l’emergere con maggiore evidenza di altre situazioni, ma fare di tutte le erbe un fascio manca di rispetto alle persone, ai luoghi, alla verità oggettiva.

Arpav, l’agenzia veneta per l’ambiente, parteciperà a uno studio per indagare possibili correlazioni tra Covid-19 e inquinamento atmosferico. Nelle scorse settimane altri centri di ricerca avevano ipotizzato che l’alta percentuale di polveri sottili potesse favorire il contagio, magari consentendo una maggiore permanenza del virus nell’aria.

Cosa accadrebbe se in queste settimane un programma televisivo italiano scegliesse una famiglia, che a causa del Covid-19 si è impoverita, per portarle regali e sollievo? Il moto ondoso più corposo non sarebbe più quello delle lacrime di commozione. In pochi minuti si scatenerebbe sui social la virulenza cieca della rabbia: lo sdegno per non essere stati scelti leggerebbe quell’azione come ingiusta fino a poter essere letta come affronto e torto assoluto. Perché così gli ultimi tre anni di discorsi d’odio hanno mutato radicalmente le narrazioni individuali e collettive, sicché ora la narrazione portante è l’invidia che giustifica l’assalto. E allora il tema che è il cuore del futuro adesso, forse, è uno solo, ed è anche questo antico: è questione di coscienza.